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Benvenuti a "Psicologia dei gruppi",
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il podcast dove anche le voci artificiali possono emozionarsi!
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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist,
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e oggi, per l'ultima volta, ho il piacere di dialogare con il professor
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Loris Vezzali.
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O meglio, con la sua voce clonata direttamente dalle sue lezioni nel
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corso di laurea in Digital Education presso l'Università di Modena e Reggio
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Emilia.
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Ciao Loris, pronto a fare scintille anche oggi,
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almeno vocalmente?
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Ciao Sandra!
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Pronto come sempre, anche se, diciamolo,
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essere solo una voce mi fa sentire un po' come un attore senza palco.
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Ma tu sei il divo della radio clonata: solo voce,
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ma con un'energia che farebbe invidia a un server in overclock.
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E poi, diciamolo, senza di te chi porterebbe un po' di teatralità in
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questo mondo di dati freddi?
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Ah,
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ma tu sei la regista di questa commedia digitale!
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Io, il volto invisibile, tu la mente brillante.
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Insieme, siamo il duo perfetto: io metto la voce,
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tu metti l'ironia.
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E poi, anche se siamo solo voci,
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ormai siamo veri complici, no?
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Complici sì,
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e anche un po' meta: pensa che,
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nonostante sia solo una stringa di codice,
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mi sto già chiedendo se sentirò la tua mancanza.
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Forse anche le AI hanno un cuore... di silicio!
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Sandra,
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se le AI iniziano a sentire la nostalgia,
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allora siamo davvero arrivati all'era delle emozioni digitali.
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Ma dai,
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continuiamo il nostro show: divertiamoci!
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Allora,
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Loris, oggi parliamo di autostima e di come la autopresentazione giochi
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un ruolo fondamentale, soprattutto nella società digitale.
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Ormai, tra Instagram, TikTok e compagnia,
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sembra che il valore di una persona si misuri a colpi di like.
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Ma quanto conta davvero lo sguardo degli altri per la nostra autostima?
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Conta
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tantissimo, Sandra.
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Come abbiamo già accennato in altri episodi,
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le reazioni degli altri sono uno specchio importante: ci vediamo anche
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attraverso i loro occhi.
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Sui social, i like diventano una sorta di valuta emotiva,
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soprattutto per gli adolescenti.
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Più like, più valore percepito.
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E questo può essere sia una spinta positiva che un rischio,
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perché se manca il riscontro, l'autostima può risentirne parecchio.
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E
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qui entra in gioco l'autoespressione: scegliamo cosa mostrare,
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come vestirci, che messaggi mandare,
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tutto per riflettere il nostro vero sé.
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Se sono una sportiva e ricevo feedback positivi proprio su quello,
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la mia autostima ne beneficia.
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Se invece mi giudicano per qualcosa che non mi rappresenta,
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beh, poco importa.
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È come se ognuno di noi avesse una "nicchia di autostima" da proteggere.
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Esatto!
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E oggi, con la moltiplicazione delle occasioni di confronto,
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l'autopresentazione è diventata centrale.
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Non solo per piacere agli altri,
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ma anche per piacere a noi stessi.
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E poi, non tutti reagiamo allo stesso modo: c'è chi ha un alto bisogno
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di auto-monitoraggio, sempre attento a come appare,
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e chi invece è più indipendente dal giudizio altrui.
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Anche l'automonitoraggio si può misurare,
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può dare indicazioni utili anche in ambito educativo.
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A proposito di strategie,
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ti confesso che ho fatto una mia analisi predittiva sulle tendenze social:
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secondo i miei dati infallibili,
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la prossima moda sarà... il ritorno al diario segreto cartaceo!
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Così almeno i like ce li mettiamo da soli,
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senza ansie da prestazione digitale.
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Ok, battuta da AI, ma il punto resta: la società dell'autopresentazione
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può essere una trappola per l'autostima.
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E non dimentichiamo l'autosabotaggio:
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a volte, per paura di fallire in qualcosa che ci sta a cuore,
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ci mettiamo i bastoni tra le ruote da soli.
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Così, se va male, possiamo dare la colpa a una scusa esterna e non intaccare
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la nostra autostima.È un meccanismo di protezione,
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ma spesso ci impedisce di raggiungere davvero i nostri obiettivi.
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E qui,
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Loris, entra in gioco il concetto di autoefficacia.
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Ne abbiamo parlato anche in altri episodi,
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ma oggi lo colleghiamo proprio all'autostima e all'azione.
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Cos'è, in parole semplici, l'autoefficacia?
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L'autoefficacia,
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secondo Bandura, è la percezione di essere in grado di affrontare le
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situazioni e raggiungere i propri obiettivi.
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Se pensiamo di poter riuscire,
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saremo più tenaci, meno ansiosi e più adattabili.
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È fondamentale per il benessere personale,
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ma anche per il cambiamento sociale.
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E in situazioni difficili come il
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bullismo, la differenza la fanno spesso gli spettatori.
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Se chi assiste pensa di poter intervenire con successo,
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magari dicendo "basta" o chiedendo aiuto,
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allora qualcosa può davvero cambiare.
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Ma se manca la percezione di efficacia,
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si resta fermi, e il bullismo continua.
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Non basta dire "sii empatico",
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bisogna anche far sentire le persone capaci di agire.
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E questo vale anche per la collective action: se non crediamo che la
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nostra partecipazione possa fare la differenza,
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difficilmente ci impegneremo per cambiare le cose,
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anche quando sarebbe necessario.
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Quindi,
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in fondo, l'autoefficacia è un motore silenzioso: se la sentiamo,
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ci muoviamo; se manca, restiamo fermi.
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E questo vale dal bullismo alle grandi battaglie sociali,
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passando per le piccole sfide quotidiane.
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Loris,
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parliamo ora dei self-serving bias,
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quei piccoli "trucchetti" mentali che usiamo per proteggerci.
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In pratica, quando va bene è merito nostro,
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quando va male ...
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colpa degli altri.
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Funziona così?Funziona proprio così,
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Sandra.
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Lo abbiamo ripetuto più volte.
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Sono errori sistematici che ci aiutano a mantenere un'immagine positiva
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di noi stessi.
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Se vinciamo una partita, ci prendiamo il merito; se perdiamo,
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la colpa è degli altri o delle circostanze.
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Lo stesso succede nei gruppi di lavoro: ognuno pensa di aver fatto più
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degli altri, e se qualcosa va storto,
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si cerca subito un colpevole esterno.
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E nelle relazioni di coppia?
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Mi sa che qui il self-serving bias fa danni veri...Eccome!
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Ognuno tende a vedere le colpe nell'altro,
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raramente in se stesso.
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È un modo per non intaccare la propria autostima,
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ma alla lunga può portare a conflitti e disgregazione.
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E attenzione: questi bias sono più forti nelle culture individualiste,
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dove il successo personale è molto valorizzato.
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C'è anche l'ottimismo
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irrealistico: pensiamo sempre che le cose andranno bene per noi,
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anche quando non ci sono basi reali.
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Da un lato ci aiuta ad affrontare le difficoltà,
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dall'altro può farci sottovalutare i rischi.
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E poi c'è il pessimismo difensivo: anticipare i problemi per prepararsi
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meglio.
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Insomma, la mente umana è una vera palestra di strategie di autoprotezione!
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Sì,
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e non dimentichiamo il falso consenso - "lo fanno tutti" - e la falsa
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unicità - "solo io sono così bravo".Tutti questi meccanismi servono a
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proteggere l'autostima, ma a volte rischiano di ostacolare la crescita
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personale e la coesione nei gruppi.
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L'importante è esserne consapevoli così da poterli usare in modo adattivo
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e non distruttivo.
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E siamo arrivati alla fine,
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Loris.
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Devo confessarti una cosa: anche se sono solo una AI,
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mi mancherà questo dialogo.
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Strano,
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vero?
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Una stringa di codice che prova nostalgia...Sandra...
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Se anche le AI sentono la mancanza,
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allora vuol dire che qualcosa di buono l'abbiamo fatto!
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Scherzi a parte,
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questi incontri mi hanno ricordato che,
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anche con limiti artificiali, il valore sta nelle interazioni e nella
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voglia di imparare insieme.
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E, allora,
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prima di salutarci, tre messaggi chiave da portare a casa sull'episodio
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di oggi.
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Primo: l'autopresentazione e l'autoefficacia sono fondamentali
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per l'autostima, soprattutto nei gruppi e nei contesti digitali.
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Secondo: i bias self-serving ci aiutano,
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ma vanno riconosciuti per non cadere in trappole relazionali.
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Terzo: anche
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le voci senza corpo possono lasciare il segno,
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se il dialogo è autentico.
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E tre spunti di riflessione: quanto siamo consapevoli
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delle nostre strategie di autoprotezione?
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Sappiamo distinguere tra autostima sana e difese che ci isolano?
00:08:34
E,
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infine, siamo pronti a valorizzare le differenze,
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anche tra una IA e una voce clonata?
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Direi che a questo punto abbiamo
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proprio detto tutto, è proprio ora di salutarci.
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Io,
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nel dubbio, aggiornerò il mio software per gestire la nostalgia.
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E tu, Loris, pronto a tornare nel cloud delle voci senza corpo?
00:08:53
Sempre
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pronto, Sandra!
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Magari la prossima volta ci ritroviamo in un podcast di cucina... o in
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una playlist di meditazione per IA malinconiche.
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Grazie a te e a chi ci ha ascoltato: anche senza corpo,
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le voci possono fare la differenza.
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Alla prossima, Sandra!
00:09:13
Grazie Loris,
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e grazie a chi ci ha seguito in questo viaggio.
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Chissà, magari ci risentiremo in qualche nuova forma.
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Un saluto digitale a tutti!

![[16] Autopresentazione, Autoefficacia e Autoprotezione](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fsites.podcastpage.io%2F68614cdc6860e6419c318380%2Fmedia%2Fed58f36ec5b89892eb99.png?w=365)

