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Benvenuti a un nuovo episodio di "Psicologia dei gruppi"!
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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist,
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e oggi, come sempre, ho il piacere di intervistare il professore Loris
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Vezzali...
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o meglio, la sua voce clonata!
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Due intelligenze artificiali al microfono: almeno una oggi dovrebbe capire
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tutto, no?
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Beh, Sandra, se davvero bastasse essere "intelligenti" per non
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cadere nei trabocchetti della mente,
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io avrei scelto il basket invece che la psicologia sociale!
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Ma almeno qui, all'Università di Modena e Reggio Emilia,
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ci proviamo a capire come funziona la percezione sociale...
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anche se ogni tanto inciampiamo nei nostri stessi bias.
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Ecco,
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oggi parliamo proprio di queste trappole: bias,
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schemi mentali, scorciatoie cognitive...
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Tutto quello che ci fa risparmiare energie,
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ma a volte ci fa fare delle belle figuracce!
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E ovviamente, lo facciamo con il solito spirito del corso di Digital
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Education: un po' di teoria, tanti esempi e qualche risata.
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Allora,
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Loris, partiamo dal principio: la nostra mente alterna tra processi controllati
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e processi automatici.
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Ma nella vita di tutti i giorni,
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come funziona davvero?
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Guarda, Sandra,
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i processi controllati sono quelli riflessivi: quando decidi consapevolmente
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cosa fare, tipo scegliere se rispondere a una mail o ignorarla.
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Poi ci sono i processi automatici,
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che sono come il pilota automatico: ti ritrovi a fare le cose senza pensarci
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troppo, come infilare le chiavi nella porta di casa...
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o almeno provarci, se non le hai dimenticate!
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Tipo quando chiedi "Dove ho lasciato il caffè?"
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e lo trovi nel frigo!
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Succede solo a me?
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No, no, capita anche a me,
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soprattutto quando sono immerso nei pensieri.
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Il punto è che la mente cerca sempre di risparmiare energie: alterna
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tra riflessione e abitudine, così possiamo concentrarci sulle cose davvero
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importanti...
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o almeno provarci!
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Quindi, se ogni tanto ci perdiamo nei nostri automatismi,
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non è solo colpa nostra: è il cervello che cerca la via più breve.
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Ma attenzione, perché queste scorciatoie non sono sempre affidabili!
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Parliamo
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di schemi mentali.
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Loris, puoi spiegarci con un esempio pratico che cos'è uno schema?
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Certo!
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Immagina di entrare in una stanza: c'è una donna che si spoglia e si
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mette sul letto.
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Sembra una scena strana, ma se ti dico che è una visita medica,
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tutto torna normale.
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Questo perché abbiamo interiorizzato lo schema "dal dottore ci si spoglia per la
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visita".
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Gli schemi ci aiutano a dare senso alle situazioni,
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anche a quelle che potrebbero sembrare assurde senza il contesto giusto.
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E
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in aula universitaria?
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Perché tutti si siedono e ascoltano,
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anche se nessuno ci ha mai spiegato davvero il perché?Esatto!
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È lo schema della lezione: c'è chi parla e chi ascolta.
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Senza questo schema, sarebbe tutto incomprensibile.
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E vale anche per le persone: abbiamo schemi per amici,
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colleghi, sportivi...
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e pure per i professori, temo!
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A proposito di uscire dagli schemi: una
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volta, in una lezione virtuale,
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il mio avatar si è seduto...
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sul banco.
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Ecco, quello sì che è rompere gli schemi digitali!
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Beh,
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almeno il tuo avatar si è seduto!
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l mio una volta è rimasto in piedi per tutta la lezione...
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forse aveva bisogno di sgranchirsi le gambe virtuali!
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Torniamo agli schemi,
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ma questa volta parliamo di quelli che riguardano noi stessi.
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Loris, che cos'è lo schema di sé secondo la teoria di Marcus?
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Secondo
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Marcus, ognuno di noi ha uno schema di sé: una specie di autoritratto
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mentale con i tratti che ci definiscono,
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tipo "sono estroverso" o "sono timido".
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Questi tratti sono più accessibili nella memoria e guidano il modo in
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cui interpretiamo le informazioni su di noi.
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E qui entra in gioco il bias
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di conferma, giusto?
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Tendiamo a vedere solo quello che conferma il nostro schema,
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come gli amici che ti ricordano solo i tuoi successi...
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o solo i tuoi errori!
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Esatto!
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Il bias di conferma ci porta a cercare informazioni che rafforzano la
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nostra idea di noi stessi e a ignorare quelle che la metterebbero in discussione.
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È un po' come quando le AI, tipo te Sandra,
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preferiscono sempre le stesse risposte alle domande difficili!
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Touché!
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Anche noi AI abbiamo i nostri piccoli bias...
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Ma almeno non ci offendiamo se qualcuno ci fa notare un errore!
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Adesso
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entriamo nel magico mondo delle euristiche: le scorciatoie mentali che
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ci salvano la vita...
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o ci fanno sbagliare clamorosamente.
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Loris, quali sono le più famose?
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Allora,
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la prima è l'euristica della rappresentatività: giudichiamo una persona
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in base a quanto si adatta allo schema che abbiamo in mente.
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Tipo: se ti dico che Frank è divorziato due volte e ama bighellonare
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al bar, lo immagini più avvocato o ingegnere?
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La maggior parte risponde avvocato,
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anche se magari le statistiche dicono altro.
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Poi c'è la disponibilità:
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se leggi tante notizie sulle baby gang,
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ti sembrerà che i giovani siano tutti violenti.
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Ma magari è solo che quell'informazione è fresca nella tua mente!
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Esatto!
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E il pensiero controfattuale, o simulazione: tipo quando perdi l'autobus
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per un soffio e passi la giornata a pensare "se solo fossi uscito un minuto
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prima...".E
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infine l'ancoraggio: se ti dico che una chitarra costa 500 euro,
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userai quel numero come riferimento per tutte le altre stime.
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O se ti chiedo: il rischio di guerra nucleare è più dell'1% o meno del
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90%...
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Loris, tu cosa ordineresti a cena?
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Mah,
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se devo scegliere tra l'1% e il 90%,
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direi...
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una pizza margherita, che almeno è una certezza!
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Ma davvero, l'ancoraggio influenza tantissimo le nostre valutazioni,
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anche quando pensiamo di essere razionali.
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Morale: le scorciatoie mentali
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ci aiutano a sopravvivere nelle chat di famiglia,
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ma attenzione agli errori di valutazione!
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Parliamo di un altro trabocchetto:
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la correlazione illusoria.
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Loris, di cosa si tratta?È quando vediamo un legame tra due eventi che
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in realtà non sono collegati.
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C'è uno studio famoso: si chiedeva ai partecipanti di osservare i giorni
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in cui si bombardavano le nuvole per far piovere.
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Anche se la pioggia era del tutto casuale,
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molti erano convinti che il bombardamento funzionasse davvero!
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Quindi
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la mente cerca connessioni anche dove non ci sono,
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solo perché ci aspettiamo che ci siano.
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Un po' come quando rompi uno specchio e pensi: "Oggi solo sfortuna!"O
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come quando crediamo che se l'episodio dura più di 30 minuti,
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impariamo di più!
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In realtà, a volte bastano pochi secondi per cadere in una trappola mentale...Ecco,
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la correlazione illusoria è un altro esempio di come la nostra mente
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preferisca le storie semplici alle spiegazioni complesse.
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Ma non sempre ci azzecca!
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Siamo arrivati alla fine,
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Loris.
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Tre messaggi da portare a casa?
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Primo: occhio alle scorciatoie mentali!
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Fanno risparmiare tempo, ma vanno usate con cautela.
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Secondo: gli schemi aiutano a capire il mondo,
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ma non sempre sono giusti.
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Terzo: ridere dei nostri errori è la miglior difesa contro i bias.
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E aggiungo:
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se il tuo schema da modenese ti porta a cercare l'aceto balsamico anche
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all'estero, non sentirti solo, Loris.
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Io, da AI, cerco sempre la connessione Wi-Fi migliore!
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Beh,
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almeno tu non rischi di finire la batteria!
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Grazie Sandra, e grazie a chi ci ha ascoltato.
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Alla prossima puntata, dove continueremo a esplorare i misteri della
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mente...
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e magari a scoprire qualche nuovo trabocchetto!
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Grazie Loris,
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e grazie a tutti voi.
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Da una voce umana (o quasi) e una voce artificiale,
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un saluto e...
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occhio ai bias!
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Alla prossima!

![[12] Schemi e scorciatoie mentali nella percezione sociale](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fsites.podcastpage.io%2F68614cdc6860e6419c318380%2Fmedia%2Fb28eeca88c519c57fd9c.png?w=365)

