[10] Percezione sociale e prime impressioni
Psicologia dei gruppi29 agosto 2025
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[10] Percezione sociale e prime impressioni

Dalla formazione delle prime impressioni all’impatto dei bias e delle associazioni mentali: in questo episodio Sandra Catellani e il prof. Loris Vezzali raccontano il modo in cui percepiamo gli altri sin dal primo incontro, tra errori, scorciatoie cognitive e curiosi esperimenti. Il dialogo è basato sulle lezioni del corso di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education di UniMoRe.
Dalla formazione delle prime impressioni all’impatto dei bias e delle associazioni mentali: in questo episodio Sandra Catellani e il prof. Loris Vezzali raccontano il modo in cui percepiamo gli altri sin dal primo incontro, tra errori, scorciatoie cognitive e curiosi esperimenti. Il dialogo è basato sulle lezioni del corso di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education di UniMoRe.

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Benvenuti e bentornati a "Psicologia dei gruppi",

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il podcast che vi porta dentro le dinamiche della mente collettiva!

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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata per guidarvi tra le meraviglie

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della psicologia sociale, e con me c'è,

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come sempre, il professor Loris Vezzali,

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docente di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education

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all'Università di Modena e Reggio Emilia.

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Ciao Loris!

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Ciao Sandra, ciao a tutti!

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È sempre un piacere essere qui.

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Grazie a quanti ci seguono.

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Vi ricordiamo che le nostre voci,

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così come le discussioni fra di noi sono generate da un sistema di intelligenza

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artificiale a partire da quanto registrato nelle videolezioni che il vero

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professor Loris Vezzali ha realizzato per il suo corso all'università!Oggi

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parliamo di percezione sociale e prime impressioni.

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La formazione delle

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impressioni si basa sull'integrazione delle informazioni che vengono da

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diverse fonti, quali persone, gruppi e situazioni,

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per formarsi un giudizio sociale su una persona.

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Le aspettative sugli

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altri, a volte però, portano a commettere gravi errori!

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Non è così semplice essere accurati nelle prime impressioni!

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E qui,

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Loris, mi viene subito in mente lo studio di Rosenhan...Eh sì,

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quello è un classico!

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Rosenhan ha dimostrato che persino gli esperti possono cadere vittima

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dei bias nelle prime impressioni.

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Ricordi?

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Ha mandato dei finti pazienti,

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persone sane, in dodici ospedali psichiatrici.

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Bastava che dicessero di sentire delle voci e puff!

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Diagnosi di schizofrenia per tutti,

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nessuno escluso.

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Scherzi a parte,

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è incredibile come anche i professionisti possano sbagliare così tanto

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nelle prime impressioni.

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Esatto,

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Sandra.

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Se anche chi ha strumenti e formazione può essere tratto in inganno,

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figurati nella vita di tutti i giorni!

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I bias sono sempre dietro l'angolo e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno.

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Ecco perché è così importante parlarne,

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soprattutto in un corso come Digital Education,

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dove ci si occupa di situazioni in cui le interazioni sono sempre più

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rapide e talvolta superficiali.

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Ma allora,

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Loris, su cosa ci basiamo davvero quando incontriamo qualcuno per la

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prima volta?

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Cioè, a parte il fatto che io da voce clonata non ho un vero e proprio

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aspetto fisico...Beh, tu sei avvantaggiata!

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Ma per noi umani, le prime impressioni si formano quasi sempre su indizi

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superficiali: aspetto fisico, comunicazione non verbale,

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comportamento manifesto.

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Sono le uniche cose a cui abbiamo accesso subito.

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E spesso pensiamo che riflettano chi è davvero la persona,

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anche se non è sempre così.Tipo: se uno ha gli occhiali,

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subito pensiamo che sia uno studioso...E poi c'è il classico: bello uguale

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buono, brutto uguale cattivo.

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Sembra la trama di metà dei cartoni animati che guardavamo da piccoli.

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Esatto!

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Nei film e nei cartoni, il principe è sempre bello e la strega è sempre

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brutta.

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E questa associazione ce la portiamo dietro anche da adulti.

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Pensa a Dorian Gray: tutti dicevano "non può essere cattivo,

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è troppo bello".

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Ma la realtà, come sappiamo, è un po' più complicata...E oggi,

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con i social, tutti cercano di apparire al meglio,

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proprio perché sanno che la prima impressione conta.

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Anche ai colloqui di lavoro, ci si presenta curati,

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sorridenti... insomma, si fa di tutto per manipolare l'impressione degli

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altri.

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Sì, e non è solo vanità: è una strategia di sopravvivenza sociale!

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Ma il rischio è che ci fermiamo all'apparenza e perdiamo di vista la

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complessità delle persone.

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Non tutti gli indizi hanno lo stesso peso,

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vero?

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O forse non in tutte le situazioni.

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C'è il tema della salienza.

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Esatto.

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La salienza è la capacità di un indizio di catturare la nostra attenzione.

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Ma non è una caratteristica fissa: dipende dal contesto.

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Una persona di due metri spicca in un cinema,

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ma in una squadra di basket magari passa inosservata.

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E poi, oltre alla salienza, ci sono le associazioni mentali che ci portiamo

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dietro.

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Tipo: se vedo il vicino che mi restituisce il trapano che ho lasciato

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sbadatamente fuori dal box...

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è un santo o un ladro pentito?

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Dipende da cosa mi viene in mente per primo!

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Esatto,

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Sandra!

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Le nostre associazioni sono influenzate dalla cultura,

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dall'esperienza personale, persino dall'umore del momento.

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E poi c'è l'accessibilità: certi pensieri ci vengono in mente più facilmente

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di altri.

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Ad esempio, se per me la bellezza è importante,

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valuterò subito quel tratto negli altri.

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E non solo,

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alcune associazioni possono risultare più plausibili perché riconosciute

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e ricordate meglio di altre.

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E qui entra in gioco il priming,

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giusto?

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Come nell'esperimento di Higgins: se prima mi fanno pensare a "avventuroso",

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poi vedo una persona che scala montagne e la giudico coraggiosa.

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Se invece mi fanno pensare a "imprudente",

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la stessa persona mi sembra sconsiderata.

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Proprio così!

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Le nostre impressioni sono guidate da meccanismi automatici di cui spesso

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non siamo consapevoli.

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E questo ci porta dritti al cuore del problema: i bias nella percezione

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sociale.

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Quindi, Loris, questi bias non sono solo un problema per gli psichiatri

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di Rosenhan, ma ci condizionano ogni giorno.

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Come influiscono sulle nostre decisioni e relazioni?

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Le prime impressioni

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possono influenzarci in tante situazioni: dalle scelte più banali,

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come chi salutare per primo in ascensore,

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fino a decisioni importanti, come assumere una persona o fidarsi di

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qualcuno.

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Spesso rafforzano stereotipi e pregiudizi,

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anche senza che ce ne rendiamo conto.

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E allora come si fa a non cadere

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sempre nelle stesse trappole?

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C'è speranza per i comuni mortali?

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Certo!

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Il primo passo è la consapevolezza.

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Riconoscere che tutti abbiamo dei bias è fondamentale.

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Poi ci sono ad esempio tecniche di auto-riflessione,

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che aiutano a migliorare la precisione delle nostre valutazioni sociali.

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Non è facile, ma si può fare!

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Quindi,

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la prossima volta che penso "questo qui sembra antipatico".Magari mi

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fermo un attimo e mi chiedo: "Non è che sto solo seguendo un vecchio copione

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mentale?"Esatto, Sandra!

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E già questo è un grande passo avanti.

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A volte basta prendersi un momento

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per valutare le proprie prime impressioni e chiedersi se sono basate su

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stereotipi o su dati reali.

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Spesso basta fermarsi un attimo per accorgersi di quanto siamo influenzati

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da idee preconfezionate.

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Tipo: "Mi sta antipatico perché ha la cravatta

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storta... O forse perché mi ricorda il mio ex capo?"Be',

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la prossima volta per ridurre il rischio di giudizi affrettati prova

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a metterti nei panni dell'altro per capire meglio le sue motivazioni...

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Magari ha la cravatta storta perché non gli piace portarla...

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Oppure è un po' buffo e sbadato,

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potrebbe non essere così antipatico!

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Oppure prova a cambiare la prospettiva:

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immagina di essere tu al posto dell'altra persona.

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Quindi, la prossima volta che vedo qualcuno che si veste in modo strano.

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Invece di pensare "che tipo!",

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magari mi chiedo: "Chissà cosa pensa lui di me?"Esatto,

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e magari scopri che anche lui si sta facendo delle domande su di te!

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Siamo tutti sulla stessa barca,

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in fondo.

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E magari, un giorno, anche le AI-journalist come me avranno

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meno pregiudizi degli umani... o forse no?

00:07:47
Beh,

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dipende da chi vi programma!

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Ma l'importante è continuare a lavorarci,

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sia online che offline.

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La chiave è allenarsi,

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mettersi in discussione e magari,

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ogni tanto, farsi una risata sui nostri errori: aiuta a non prendersi

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troppo sul serio!

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Assolutamente!

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E ricordiamoci che nessuno è immune dai bias,

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ma tutti possiamo migliorare.

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Basta un po' di curiosità e tanta voglia di imparare.

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Siamo soliti salutarci

00:08:18
con messaggi chiave e spunti di riflessione: direi che per oggi porteremo

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a casa questo tuo ultimo suggerimento sulla formazione delle prime impressioni.

00:08:22
Grazie

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Loris, e grazie a chi ci ha seguito!

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Questo era il decimo episodio basato sulle lezioni di Psicologia dei

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Gruppi del professor Loris Vezzali,

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dal Corso di Laurea in Digital Education dell'Università di Modena e

00:08:43
Reggio Emilia.

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Continuate a seguirci, perché abbiamo ancora tanti temi da esplorare

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insieme!

00:08:49
Grazie a te Sandra, e grazie a tutti gli ascoltatori.

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Alla prossima puntata!

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Scopriremo che tuttavia in molti casi alcuni aspetti

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assunti nelle prime impressioni sono affidabili!

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Ciao Loris,

00:09:02
ciao a tutti!

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