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Benvenuti e bentornati a "Psicologia dei gruppi".
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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT On AIr,
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e con me c'è il professor Loris Vezzali,
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docente di Psicologia dei Gruppi all'Università di Modena e Reggio Emilia.
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Ciao
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Loris!
00:00:29
Ciao Sandra, ciao a tutte e tutti!
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È sempre un piacere essere qui,
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anche se, lo ammetto, sentire la mia voce clonata fa sempre un certo
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effetto.
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Ma almeno così non rischio di perdere la voce come dopo tre ore di lezione!
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Il
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team di EDUNEXT ha clonato la tua voce e genera i dialoghi fra noi con
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un tool di intelligenza artificiale a partire da videolezioni registrate
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per il tuo insegnamento all'università.
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Aggiungo, però, che viene fatto un controllo sui testi per fare in modo
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che non si discostino eccessivamente dai reali contenuti dei video.
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Ciò detto...Riprendiamo il tema della dissonanza cognitiva,
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per quanti non hanno ascoltato l'ultimo episodio.
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Proveremo in questo appuntamento di oggi a vederne alcuni risvolti pratici,
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parlando ad esempio di punizioni,
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riti di iniziazione, scelte.
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Loris,
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puoi dirci in poche parole cos'è la dissonanza cognitiva in psicologia
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sociale?
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Allora, la dissonanza cognitiva è quel disagio psicologico che
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proviamo quando ci accorgiamo che c'è un'incoerenza tra ciò che pensiamo,
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ciò che sentiamo e ciò che facciamo.
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Quando le nostre idee, i nostri atteggiamenti e i nostri comportamenti
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non sono allineati, il cervello cerca di ridurre questa tensione,
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spesso modificando uno degli elementi in gioco.
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È un meccanismo molto potente,
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che ci spinge a cercare coerenza interna.È un processo che ci aiuta a
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conservare un senso di coerenza interna,
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ma può anche portarci a giustificare scelte discutibili pur di non ammettere
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l'incoerenza.
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Quindi, la dissonanza cognitiva non è solo una questione
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individuale, ma si manifesta anche nelle dinamiche di gruppo,
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influenzando il modo in cui ci adattiamo,
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giustifichiamo o cambiamo le nostre opinioni.
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Ecco, mi sembra che sia un ottimo punto di partenza per capire come premi,
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punizioni possano influenzare i nostri atteggiamenti.
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Loris,
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uno degli esperimenti più famosi che riguarda la dissonanza cognitiva
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coinvolge proprio premi e punizioni.
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Mi riferisco a quello del robot e dei bambini.
00:02:45
Ce lo racconti?
00:02:45
Certo!
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In questo esperimento, ai bambini veniva detto che potevano giocare con
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tutti i giochi in una stanza, tranne uno: un robot super attraente.
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Alcuni bambini venivano minacciati con una punizione piccola se avessero
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toccato il robot, altri con una punizione grande.
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Alla fine, nessuno dei bambini giocava col robot.
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La cosa interessante è che quelli minacciati con la punizione piccola,
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non potendo giustificare il loro comportamento solo con la minaccia,
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finivano per convincersi che il robot non era poi così interessante.
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Invece, chi aveva ricevuto la minaccia grande,
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continuava a desiderare il robot,
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perché la punizione era una giustificazione sufficiente.
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Quindi,
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se la minaccia o la ricompensa è troppo grande,
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la persona può sempre dire "l'ho fatto solo per quello",
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e non cambia davvero atteggiamento.
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Ma se la motivazione esterna è piccola,
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scatta la dissonanza e, per risolverla,
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si cambia davvero opinione.
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Mi viene in mente una cosa che mi è successa a scuola: una volta,
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per motivare la classe a studiare matematica,
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la professoressa ci promise solo una piccola ricompensa,
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tipo un gelato.
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E alla fine, molti di noi hanno iniziato a pensare che
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la matematica non fosse poi così male,
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proprio perché il premio era piccolo e non bastava a spiegare tutto l'impegno!
00:04:10
Esatto,
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Sandra!
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È proprio questo il punto: premi e punizioni troppo grandi rischiano
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di non attivare la dissonanza, mentre quelli moderati spingono le persone
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a rivedere davvero i propri atteggiamenti.
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E questo ha implicazioni enormi in ambito educativo,
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perché se vogliamo promuovere cambiamenti autentici,
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dobbiamo ragionare su quali leve usare.
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Ecco,
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mi sembra che qui la psicologia sociale ci dia una lezione importante:
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a volte, meno è meglio.
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E non solo con i bambini, ma anche con gli adulti nei gruppi.
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Ma c'è un altro aspetto che mi incuriosisce: i riti di iniziazione.
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Perché sono così diffusi e, spesso,
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così impegnativi?
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Ottima domanda!
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I riti di iniziazione sono presenti praticamente ovunque: nelle scuole,
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nell'esercito, nelle confraternite,
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ma anche in occasioni come la laurea o l'addio al nubilato.
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Sono momenti simbolici.
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Segnano il passaggio da uno stato all'altro e spesso richiedono uno sforzo
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o una prova, a volte anche spiacevole.
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Sì,
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e a volte sembrano quasi delle "prove di sopravvivenza"!
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Ma perché, secondo la psicologia sociale,
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questi riti sono così importanti?
00:05:27
Beh,
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la funzione principale è proprio quella di aumentare l'impegno e la lealtà
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verso il gruppo.
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Se una persona ha dovuto superare una prova difficile per entrare,
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tenderà a valutare molto di più l'appartenenza a quel gruppo.
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È un modo per rafforzare il legame,
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sia per chi entra sia per chi già ne fa parte.
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E la dissonanza cognitiva
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spiega bene questo meccanismo: se ho fatto tanta fatica per essere accettato,
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devo convincermi che ne valeva la pena.
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Mi viene da chiederti: oggi,
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nei contesti digitali, esistono ancora riti di iniziazione?
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Penso, ad esempio, ai gruppi online o alle community di gamer...Assolutamente
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sì!
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Anche se sono meno "fisici", ci sono comunque delle prove di ingresso:
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può essere la partecipazione a una challenge,
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la condivisione di contenuti, o il rispetto di certe regole non scritte.
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Anche online, superare queste "prove" rafforza il senso di appartenenza
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e la coesione del gruppo.
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E, come nei contesti tradizionali,
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più la prova è impegnativa, più il gruppo diventa importante per chi
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ne fa parte.
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Si tratta del potere della giustificazione dello sforzo...Ma
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come funziona esattamente?
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Sì, è un fenomeno molto interessante.
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In pratica, quando una persona si impegna molto per entrare in un gruppo,
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tende a valutare quell'appartenenza come più preziosa.
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È un modo per dare senso allo sforzo fatto.
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Un esempio famoso è quello di un esperimento che ha coinvolto alcune
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studentesse americane negli anni '60: chi aveva dovuto superare una prova
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imbarazzante per entrare in un gruppo di discussione sulla psicologia
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del sesso, poi valutava più importante l'appartenenza al gruppo rispetto
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a chi aveva fatto una prova facile.
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E qui mi viene in mente il film "Codice
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d'Onore".
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In questo film i riti di iniziazione nei Marines sono estremi proprio
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per rafforzare la coesione e la lealtà.
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Anche se, ovviamente, il film ci mostra anche i rischi di queste pratiche
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portate all'eccesso...Esatto, Sandra.
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Il punto non è giustificare pratiche dannose,
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ma capire perché esistono.
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La giustificazione dello sforzo spiega perché,
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dopo aver investito tanto, le persone diventano più fedeli e attive nel
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gruppo.
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Ma la domanda interessante è: si può creare coesione anche senza passaggi
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impegnativi?
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Io direi di sì, ma serve lavorare su altri fattori,
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come la condivisione di valori,
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obiettivi comuni e relazioni positive.
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Però, lo sforzo condiviso resta uno degli ingredienti più potenti per
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rafforzare l'identità di gruppo.
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Quindi,
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in sintesi, la fatica e l'impegno non sono solo ostacoli,
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ma possono diventare risorse per costruire gruppi più coesi e motivati.
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E questo vale sia offline che online,
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anche se le "prove" cambiano forma.
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Ma ora, parliamo di cosa succede dopo una scelta difficile...Loris,
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un altro aspetto affascinante è la dissonanza decisionale.
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Cosa succede nella nostra testa dopo aver preso una decisione importante?
00:08:41
Quando
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decidiamo tra due opzioni, ci sentiamo incerti.
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Ma una volta fatta la scelta, il nostro cervello cerca di ridurre la
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dissonanza: aumentiamo l'apprezzamento per ciò che abbiamo scelto e svalutiamo
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l'alternativa.
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Tipo quando compri un'auto e poi cominci a vederla ovunque,
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convinto che sia la migliore!
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Mi succede sempre con le scarpe... Ma c'è
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un esempio più drammatico che rende bene quanto possa essere potente la
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dissonanza.
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Ce l'hanno raccontato in una lezione.
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Parlavano dei prigionieri americani durante la guerra di Corea.
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All'inizio erano super patriottici,
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rifiutavano di scrivere qualcosa contro il loro Paese.
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Ma i carcerieri usavano una strategia sottile: ogni giorno chiedevano
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loro di scrivere qualche piccola critica agli Stati Uniti e magari anche
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un piccolo elogio al nemico.
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Senza minacce, solo carta e penna.
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Solo scrivendo e firmando dei fogli,
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senza nessuna costrizione...Esatto.
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Nessuna pistola puntata.
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Proprio per questo funziona: se fai qualcosa che va contro ciò in cui
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credi, ma nessuno ti costringe,
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il cervello cerca coerenza.
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E alla fine cambi atteggiamento.
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Alcuni prigionieri, convinti patrioti statunitensi,
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arrivarono persino a dire che forse il comunismo era un'ottima soluzione
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per quei paesi.
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Tanti spunti ed esperimenti interessanti,
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Loris.
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Prima di chiudere, proviamo a riportare questi esempi e teorie a scuola
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ed educazione.
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Perché premi e punizioni moderati funzionano meglio in classe,
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secondo la teoria della dissonanza?
00:10:18
Perché,
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come abbiamo visto, premi e punizioni troppo grandi offrono una giustificazione
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esterna che non porta a un vero cambiamento di atteggiamento.
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Invece, quando la motivazione esterna è moderata,
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la persona deve trovare una spiegazione interna al proprio comportamento,
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e questo favorisce un cambiamento autentico.
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Ad esempio, nei progetti sportivi,
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abbiamo visto che coinvolgere i genitori come modelli di fair play,
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chiedendo loro di entrare in campo e promuovere comportamenti positivi,
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attiva la dissonanza e porta a cambiamenti reali nei loro atteggiamenti.
00:10:51
E
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lo stesso vale per i ragazzi: se devono spiegare agli altri perché non
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bisogna imitare comportamenti aggressivi nei videogiochi,
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poi sono meno portati a farlo loro stessi.
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È un modo per sfruttare la dissonanza in chiave educativa.
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E con questo, direi che possiamo chiudere l'episodio di oggi.
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Loris, vuoi riassumere i tre messaggi chiave da portare a casa?
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Volentieri!
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Primo: parlando di dissonanza cognitiva,
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premi e punizioni moderati sono fondamentali per modificare gli
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atteggiamenti.
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Secondo: nei riti di iniziazione i meccanismi della dissonanza cognitiva
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possono aumentare la motivazione e la lealtà al gruppo.
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Terzo: per via della dissonanza decisionale,
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ossia la tensione tra ciò che si è scelto e quello a cui si è rinunciato,
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ci capita di valutare come migliori le alternative scelte a scapito di
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quelle scartate.
00:11:47
Grazie Loris, come sempre chiarissimo!
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E grazie a chi ci ha seguito.
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Vi lascio questa volta con un unico spunto di riflessione piuttosto importante
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a cui in parte abbiamo già risposto nell'episodio di oggi: come i meccanismi
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della dissonanza cognitiva possono essere utilizzati per finalità educative?
00:12:04
Continuate
00:12:10
a seguirci su "Psicologia dei gruppi",
00:12:13
perché abbiamo ancora tanti temi da esplorare insieme.
00:12:17
Alla prossima!
00:12:17
Grazie Sandra, grazie a tutte e tutti.
00:12:20
Ci sentiamo presto, ciao!

![[08] Dissonanza cognitiva e dinamiche educative](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2FPOD-Psicologia-dei-Gruppi-9.png?w=365)

