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Benvenuti e bentornati a "Psicologia dei gruppi",
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il podcast che esplora le dinamiche sociali e i processi psicologici
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che ci guidano, sia online che offline.
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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT On AIr.
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Sono qui con il professor Loris Vezzali,
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docente di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education
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dell'Università di Modena e Reggio Emilia.
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Ciao Loris!
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Ciao Sandra, ciao a tutti!
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Prontissimo per questa nuova puntata,
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che tra l'altro tocca uno dei miei temi preferiti,
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la dissonanza cognitiva.
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Cominciamo subito.
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Prima però vorrei ricordare a chi ci ascolta che la mia voce e le nostre
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discussioni sono generate da un sistema di intelligenza artificiale sulla
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base di videolezioni e contenuti realmente utilizzati nel corso di laurea
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in cui insegno.
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Grazie del reminder,
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Loris!
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Guarda, mi viene subito da chiederti: cos'è,
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in parole semplici, questa dissonanza cognitiva?
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Perché sembra una di quelle cose che tutti viviamo,
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ma magari non sappiamo darle un nome.
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Sì,
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in effetti la viviamo tutti.
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La dissonanza cognitiva è quella tensione spiacevole che proviamo quando
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c'è un'incoerenza tra quello che pensiamo o sentiamo e quello che facciamo.
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È come se dentro di noi sentissimo una voce che dice: Ehi,
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qui qualcosa non torna!
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E questa voce ci spinge a cercare di ristabilire coerenza,
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perché stare in quella tensione non è piacevole.
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Ecco,
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e qui entra in gioco il famoso esperimento dei chiodini,
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giusto?
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Quello in cui, confesso, ogni tanto mi confondo sui dettagli...Allora,
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l'esperimento classico è quello di Festinger e Carlsmith.
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I ricercatori reclutano dei partecipanti,
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li fanno lavorare su un compito noiosissimo: spostare chiodini su una
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tavoletta, avanti e indietro, per un sacco di tempo.
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Alla fine, chiedono loro di dire a un altro partecipante che il compito
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era divertente.
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Ma c'è una differenza: a metà danno 20 dollari per questa "bugia",
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all'altra metà solo un dollaro.
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Quindi tutti dicono la bugia,
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ma cambia la ricompensa.
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E poi?
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In seguito, veniva chiesto loro se in effetti il compito era stato
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noioso o piacevole.
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Secondo te, a chi è che è piaciuto di più il compito?
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A quelli che hanno preso 20 dollari o a quelli che hanno preso un dollaro?
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Difficile
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da dire!
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La piacevolezza era più alta quando la ricompensa era di un solo dollaro.
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Chi riceveva 20 dollari poteva giustificare il proprio comportamento
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(la bugia) con la ricompensa.
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Diverso per chi riceveva solo un dollaro.
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Un dollaro è troppo poco per "vendere" la propria coerenza.
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Quindi,
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per ridurre la tensione interna,
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finivano per convincersi che, in fondo,
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il compito non era poi così male.
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È un esempio perfetto di come cerchiamo coerenza tra pensieri e azioni.
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Quindi
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chi ha preso solo un dollaro, alla fine,
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si convince davvero che il compito non era poi così male!
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Mentre chi ha preso 20 dollari,
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resta dell'idea che fosse noioso.
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Chi ha preso solo un dollaro non ha una giustificazione forte,
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e allora per ridurre la dissonanza... cambia il proprio atteggiamento verso
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il compito.
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Esatto, in pratica, quando non abbiamo una scusa esterna abbastanza
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forte, siamo portati a cambiare quello che pensiamo per sentirci coerenti.
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Ma questa tensione negativa, questa "energia" di cui parlava Festinger
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negli anni '50, è ancora chiamata così oggi?
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Bella domanda!
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Oggi si parla più correttamente di attivazione fisiologica.
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Non è solo una sensazione vaga: si è visto che davvero il corpo reagisce,
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con sudorazione, battito accelerato.
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Insomma, la dissonanza si sente anche fisicamente.
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E questa attivazione ci spinge a cercare coerenza.
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Mi piace questa idea
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che il corpo "parli" quando siamo incoerenti.
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E, tra l'altro, mi sembra che questo tema si colleghi bene a quello che
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abbiamo discusso nella scorsa puntata sugli atteggiamenti e i comportamenti,
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no?
00:04:26
Sì, esatto!
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Lì parlavamo di come gli atteggiamenti influenzano i comportamenti,
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ma qui vediamo anche il contrario: a volte sono i comportamenti a cambiare
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gli atteggiamenti, proprio per ridurre la dissonanza.
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È un bel girotondo psicologico!
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Ok,
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allora, una volta che questa tensione si accende,
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cosa facciamo?
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Quali sono le strategie che usiamo per ridurre la dissonanza?
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Ce ne sono
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diverse.
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Non c'è una regola fissa.
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La prima è modificare uno degli elementi in conflitto: o cambi l'atteggiamento,
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o cambi il comportamento.
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Nell'esperimento dei chiodini,
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era più facile cambiare l'atteggiamento,
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perché il comportamento ormai era passato.
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Quindi,
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chi ha detto una bugia, come nell'esperimento,
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cambia il modo di pensare a quello su cui ha mentito...Esatto!
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Un'altra strategia è aggiungere dati cognitivi.
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Per esempio, se fumo ma so che fa male,
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posso cercare informazioni che minimizzino il rischio.
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Potrei pensare: ma non tutti i fumatori si ammalano.
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Oppure posso cambiare
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il peso delle informazioni: magari penso che,
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sì, il fumo fa male, ma ormai ho una certa età e mi godo la vita.
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In pratica, riduco l'importanza dell'incoerenza.
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Mi viene in mente che
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queste strategie si vedono tantissimo anche nei gruppi online,
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nei social, quando si parla di scelte educative digitali.
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Tipo, "uso troppo lo smartphone,
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ma almeno imparo cose nuove"...Sì,
00:05:57
è proprio così!
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Nei gruppi e nei contesti digitali,
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la pressione a essere coerenti con il gruppo è fortissima.
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E spesso le persone trovano modi creativi per giustificare le proprie
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scelte, anche quando sanno che non sono del tutto coerenti con i propri
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valori.
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Ma quanto conta la consapevolezza dell'incoerenza?
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Cioè, dobbiamo renderci conto di essere incoerenti per sentire la dissonanza?
00:06:17
Sì,
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è fondamentale.
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Se non ci accorgiamo dell'incoerenza,
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non si attiva la dissonanza.
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È un processo soggettivo: la persona deve percepire la discrepanza tra
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atteggiamento e comportamento.
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E solo allora scatta la motivazione a risolverla.
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Quindi,
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in fondo, siamo tutti un po' "acrobati" della coerenza,
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e scegliamo la strategia più facile per sentirci a posto con noi stessi...Sì,
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di solito scegliamo la strada meno faticosa.
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Cambiare comportamento è difficile,
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quindi spesso cambiamo l'atteggiamento.
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Ma, attenzione, non c'è una regola: dipende dalla situazione,
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dalla persona, dal contesto.
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E questa flessibilità è anche ciò che rende la dissonanza cognitiva così
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interessante da studiare.
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Entriamo allora nelle fasi della dissonanza cognitiva.
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C'è un processo, giusto?
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Non basta che ci sia incoerenza,
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ci sono dei passaggi precisi...Sì,
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ci sono quattro fasi fondamentali.
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Primo: bisogna percepire l'incoerenza tra atteggiamento e comportamento.
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Secondo: sentirsi responsabili dell'azione,
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cioè che la scelta sia stata davvero nostra,
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non imposta da fuori.
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Terzo: si deve attivare una risposta fisiologica,
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la sensazione di disagio di cui parlavamo prima.
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E quarto: questa attivazione deve essere attribuita proprio all'incoerenza,
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non a qualcos'altro.
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Se manca anche solo una di queste fasi,
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la dissonanza non si attiva davvero.
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Quindi,
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facciamo la scelta che ci permette di ridurre più facilmente la tensione.
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E a volte, magari, ci raccontiamo delle storie per sentirci meglio...Esatto,
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Sandra.
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Siamo bravissimi a trovare spiegazioni che ci fanno sentire coerenti,
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anche quando non lo siamo davvero.
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E questo vale sia per le scelte quotidiane,
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sia per le dinamiche di gruppo,
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dove la pressione sociale può rendere tutto ancora più complesso.
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Allora,
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provo a tirare le fila: la dissonanza cognitiva è un motore potente del
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cambiamento negli atteggiamenti,
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si attiva solo se percepiamo l'incoerenza e ci sentiamo responsabili,
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e scegliamo la strategia più "comoda" per ridurre la tensione.
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Tre spunti per chi ci ascolta: provate a notare quando sentite quella
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tensione interna, chiedetevi quale strategia usate per risolverla,
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e pensate a come questo si riflette nei gruppi,
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anche digitali.
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Loris, vuoi aggiungere qualcosa?
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Direi che hai riassunto benissimo!
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Magari aggiungo solo che la consapevolezza di questi meccanismi può
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aiutarci
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a essere più critici, sia verso noi stessi che nei gruppi di cui facciamo
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parte.
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E, come sempre, la psicologia dei gruppi ci offre strumenti utili anche
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per la vita di tutti i giorni.
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Perfetto!
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Grazie Loris, e grazie a chi ci ha seguito.
00:09:18
Ci sentiamo nel prossimo episodio di "Psicologia dei gruppi".
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Ciao Loris!
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Ciao Sandra, ciao a tutti!
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Alla prossima!

![[07] Dissonanza cognitiva: coerenza tra pensieri e azioni](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2Fresized_8.jpg?w=365)

