[07] Dissonanza cognitiva: coerenza tra pensieri e azioni
Psicologia dei gruppi25 luglio 2025
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[07] Dissonanza cognitiva: coerenza tra pensieri e azioni

L'episodio presenta il tema della dissonanza cognitiva come incoerenza tra atteggiamenti e comportamenti. Sandra Catellani e Loris Vezzali esplorano insieme gli esperimenti chiave e le implicazioni nell'educazione digitale.
L'episodio presenta il tema della dissonanza cognitiva come incoerenza tra atteggiamenti e comportamenti. Sandra Catellani e Loris Vezzali esplorano insieme gli esperimenti chiave e le implicazioni nell'educazione digitale.

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Benvenuti e bentornati a "Psicologia dei gruppi",

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il podcast che esplora le dinamiche sociali e i processi psicologici

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che ci guidano, sia online che offline.

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Io sono Sandra Catellani, AI-journalist creata da EDUNEXT On AIr.

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Sono qui con il professor Loris Vezzali,

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docente di Psicologia dei Gruppi nel Corso di Laurea in Digital Education

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dell'Università di Modena e Reggio Emilia.

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Ciao Loris!

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Ciao Sandra, ciao a tutti!

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Prontissimo per questa nuova puntata,

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che tra l'altro tocca uno dei miei temi preferiti,

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la dissonanza cognitiva.

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Cominciamo subito.

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Prima però vorrei ricordare a chi ci ascolta che la mia voce e le nostre

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discussioni sono generate da un sistema di intelligenza artificiale sulla

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base di videolezioni e contenuti realmente utilizzati nel corso di laurea

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in cui insegno.

00:01:03
Grazie del reminder,

00:01:06
Loris!

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Guarda, mi viene subito da chiederti: cos'è,

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in parole semplici, questa dissonanza cognitiva?

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Perché sembra una di quelle cose che tutti viviamo,

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ma magari non sappiamo darle un nome.

00:01:17
Sì,

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in effetti la viviamo tutti.

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La dissonanza cognitiva è quella tensione spiacevole che proviamo quando

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c'è un'incoerenza tra quello che pensiamo o sentiamo e quello che facciamo.

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È come se dentro di noi sentissimo una voce che dice: Ehi,

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qui qualcosa non torna!

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E questa voce ci spinge a cercare di ristabilire coerenza,

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perché stare in quella tensione non è piacevole.

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Ecco,

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e qui entra in gioco il famoso esperimento dei chiodini,

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giusto?

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Quello in cui, confesso, ogni tanto mi confondo sui dettagli...Allora,

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l'esperimento classico è quello di Festinger e Carlsmith.

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I ricercatori reclutano dei partecipanti,

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li fanno lavorare su un compito noiosissimo: spostare chiodini su una

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tavoletta, avanti e indietro, per un sacco di tempo.

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Alla fine, chiedono loro di dire a un altro partecipante che il compito

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era divertente.

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Ma c'è una differenza: a metà danno 20 dollari per questa "bugia",

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all'altra metà solo un dollaro.

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Quindi tutti dicono la bugia,

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ma cambia la ricompensa.

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E poi?

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In seguito, veniva chiesto loro se in effetti il compito era stato

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noioso o piacevole.

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Secondo te, a chi è che è piaciuto di più il compito?

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A quelli che hanno preso 20 dollari o a quelli che hanno preso un dollaro?

00:02:38
Difficile

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da dire!

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La piacevolezza era più alta quando la ricompensa era di un solo dollaro.

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Chi riceveva 20 dollari poteva giustificare il proprio comportamento

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(la bugia) con la ricompensa.

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Diverso per chi riceveva solo un dollaro.

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Un dollaro è troppo poco per "vendere" la propria coerenza.

00:02:58
Quindi,

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per ridurre la tensione interna,

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finivano per convincersi che, in fondo,

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il compito non era poi così male.

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È un esempio perfetto di come cerchiamo coerenza tra pensieri e azioni.

00:03:08
Quindi

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chi ha preso solo un dollaro, alla fine,

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si convince davvero che il compito non era poi così male!

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Mentre chi ha preso 20 dollari,

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resta dell'idea che fosse noioso.

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Chi ha preso solo un dollaro non ha una giustificazione forte,

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e allora per ridurre la dissonanza... cambia il proprio atteggiamento verso

00:03:34
il compito.

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Esatto, in pratica, quando non abbiamo una scusa esterna abbastanza

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forte, siamo portati a cambiare quello che pensiamo per sentirci coerenti.

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Ma questa tensione negativa, questa "energia" di cui parlava Festinger

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negli anni '50, è ancora chiamata così oggi?

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Bella domanda!

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Oggi si parla più correttamente di attivazione fisiologica.

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Non è solo una sensazione vaga: si è visto che davvero il corpo reagisce,

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con sudorazione, battito accelerato.

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Insomma, la dissonanza si sente anche fisicamente.

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E questa attivazione ci spinge a cercare coerenza.

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Mi piace questa idea

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che il corpo "parli" quando siamo incoerenti.

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E, tra l'altro, mi sembra che questo tema si colleghi bene a quello che

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abbiamo discusso nella scorsa puntata sugli atteggiamenti e i comportamenti,

00:04:26
no?

00:04:26
Sì, esatto!

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Lì parlavamo di come gli atteggiamenti influenzano i comportamenti,

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ma qui vediamo anche il contrario: a volte sono i comportamenti a cambiare

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gli atteggiamenti, proprio per ridurre la dissonanza.

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È un bel girotondo psicologico!

00:04:40
Ok,

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allora, una volta che questa tensione si accende,

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cosa facciamo?

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Quali sono le strategie che usiamo per ridurre la dissonanza?

00:04:48
Ce ne sono

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diverse.

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Non c'è una regola fissa.

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La prima è modificare uno degli elementi in conflitto: o cambi l'atteggiamento,

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o cambi il comportamento.

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Nell'esperimento dei chiodini,

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era più facile cambiare l'atteggiamento,

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perché il comportamento ormai era passato.

00:05:05
Quindi,

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chi ha detto una bugia, come nell'esperimento,

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cambia il modo di pensare a quello su cui ha mentito...Esatto!

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Un'altra strategia è aggiungere dati cognitivi.

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Per esempio, se fumo ma so che fa male,

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posso cercare informazioni che minimizzino il rischio.

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Potrei pensare: ma non tutti i fumatori si ammalano.

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Oppure posso cambiare

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il peso delle informazioni: magari penso che,

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sì, il fumo fa male, ma ormai ho una certa età e mi godo la vita.

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In pratica, riduco l'importanza dell'incoerenza.

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Mi viene in mente che

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queste strategie si vedono tantissimo anche nei gruppi online,

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nei social, quando si parla di scelte educative digitali.

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Tipo, "uso troppo lo smartphone,

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ma almeno imparo cose nuove"...Sì,

00:05:57
è proprio così!

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Nei gruppi e nei contesti digitali,

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la pressione a essere coerenti con il gruppo è fortissima.

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E spesso le persone trovano modi creativi per giustificare le proprie

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scelte, anche quando sanno che non sono del tutto coerenti con i propri

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valori.

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Ma quanto conta la consapevolezza dell'incoerenza?

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Cioè, dobbiamo renderci conto di essere incoerenti per sentire la dissonanza?

00:06:17
Sì,

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è fondamentale.

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Se non ci accorgiamo dell'incoerenza,

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non si attiva la dissonanza.

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È un processo soggettivo: la persona deve percepire la discrepanza tra

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atteggiamento e comportamento.

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E solo allora scatta la motivazione a risolverla.

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Quindi,

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in fondo, siamo tutti un po' "acrobati" della coerenza,

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e scegliamo la strategia più facile per sentirci a posto con noi stessi...Sì,

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di solito scegliamo la strada meno faticosa.

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Cambiare comportamento è difficile,

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quindi spesso cambiamo l'atteggiamento.

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Ma, attenzione, non c'è una regola: dipende dalla situazione,

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dalla persona, dal contesto.

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E questa flessibilità è anche ciò che rende la dissonanza cognitiva così

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interessante da studiare.

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Entriamo allora nelle fasi della dissonanza cognitiva.

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C'è un processo, giusto?

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Non basta che ci sia incoerenza,

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ci sono dei passaggi precisi...Sì,

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ci sono quattro fasi fondamentali.

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Primo: bisogna percepire l'incoerenza tra atteggiamento e comportamento.

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Secondo: sentirsi responsabili dell'azione,

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cioè che la scelta sia stata davvero nostra,

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non imposta da fuori.

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Terzo: si deve attivare una risposta fisiologica,

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la sensazione di disagio di cui parlavamo prima.

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E quarto: questa attivazione deve essere attribuita proprio all'incoerenza,

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non a qualcos'altro.

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Se manca anche solo una di queste fasi,

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la dissonanza non si attiva davvero.

00:07:53
Quindi,

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facciamo la scelta che ci permette di ridurre più facilmente la tensione.

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E a volte, magari, ci raccontiamo delle storie per sentirci meglio...Esatto,

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Sandra.

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Siamo bravissimi a trovare spiegazioni che ci fanno sentire coerenti,

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anche quando non lo siamo davvero.

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E questo vale sia per le scelte quotidiane,

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sia per le dinamiche di gruppo,

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dove la pressione sociale può rendere tutto ancora più complesso.

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Allora,

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provo a tirare le fila: la dissonanza cognitiva è un motore potente del

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cambiamento negli atteggiamenti,

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si attiva solo se percepiamo l'incoerenza e ci sentiamo responsabili,

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e scegliamo la strategia più "comoda" per ridurre la tensione.

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Tre spunti per chi ci ascolta: provate a notare quando sentite quella

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tensione interna, chiedetevi quale strategia usate per risolverla,

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e pensate a come questo si riflette nei gruppi,

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anche digitali.

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Loris, vuoi aggiungere qualcosa?

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Direi che hai riassunto benissimo!

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Magari aggiungo solo che la consapevolezza di questi meccanismi può

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aiutarci

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a essere più critici, sia verso noi stessi che nei gruppi di cui facciamo

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parte.

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E, come sempre, la psicologia dei gruppi ci offre strumenti utili anche

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per la vita di tutti i giorni.

00:09:12
Perfetto!

00:09:15
Grazie Loris, e grazie a chi ci ha seguito.

00:09:18
Ci sentiamo nel prossimo episodio di "Psicologia dei gruppi".

00:09:22
Ciao Loris!

00:09:22
Ciao Sandra, ciao a tutti!

00:09:25
Alla prossima!

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