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Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education!
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Io sono Elena Ferri, e con me c'è come sempre Tommaso Minerva.
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E siamo arrivati all'ultima tappa di questo nostro viaggio.
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E' il momento
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di tirare le somme, Tommaso, pronto per questo ultimo viaggio tra scelte
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digitali?
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Prontissimo, Elena!
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Oggi parliamo di una cosa che sembra banale ma non lo è affatto: come
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bilanciare le risorse digitali,
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sia hardware che software, in base alle esigenze.
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E guarda, mi viene sempre in mente quella metafora del treno,
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della macchina e della bicicletta...
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cioè, scegliere l'architettura giusta senza imposizioni dall'alto.
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Sì,
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e secondo me è una metafora perfetta.
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Non c'è una soluzione unica: a volte serve la potenza di un treno,
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altre basta una bicicletta.
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E la prima volta che mi sono trovata a dover gestire lo spazio condiviso
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in un progetto di ricerca con studenti internazionali...
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beh, ti confesso che ho fatto un po' di confusione.
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Avevamo una quota disco limitata,
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e ognuno caricava file enormi senza pensarci troppo.
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Alla fine abbiamo dovuto riorganizzare tutto,
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assegnando 100 giga a testa e spiegando come gestire i dati.
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È stato un bel momento di crescita,
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anche se all'inizio sembrava solo una seccatura.
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Eh,
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capita spesso.
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E guarda, anche con applicazioni come Nextcloud,
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soprattutto se usi la parte di videoconferenza,
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le risorse vanno calibrate bene.
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Non puoi pensare di offrire tutto a tutti senza limiti,
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altrimenti il sistema va in crisi.
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Bisogna studiare la struttura,
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capire quanti utenti ci sono, che tipo di attività fanno...
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e poi decidere: 100 giga a testa?
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10?
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Dipende.
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Ma la cosa importante è che oggi possiamo scegliere.
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Non siamo più obbligati a seguire una strada unica.
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Esatto,
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e questa libertà di scelta è fondamentale.
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Non si tratta di dire che una soluzione è migliore dell'altra,
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ma di capire cosa serve davvero in quel contesto.
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E anche per i singoli utenti, ormai ci sono alternative: puoi registrarti
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su un Nextcloud pubblico, ma se lavori in un'organizzazione,
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la scelta va fatta con attenzione,
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pensando a tutti, non solo a te stesso.
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Sì,
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e qui entra in gioco la responsabilità di chi prende le decisioni: il
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dirigente scolastico, il responsabile IT,
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chiunque gestisca dati di altri.
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Non è solo una questione tecnica,
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ma anche etica.
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E, come abbiamo già detto in qualche episodio fa,
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la consapevolezza è la chiave.
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Bisogna sapere che si può scegliere,
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e che ogni scelta ha delle conseguenze.
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A proposito di scelte,
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Tommaso, tu hai qualche esempio concreto di applicazioni open-source
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usate fuori dall'ambito educativo?
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Certo!
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Guarda, la radio pubblica tedesca,
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per esempio, usa Nextcloud per gestire i propri dati e la collaborazione
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interna.
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E non è l'unica: anche molte aziende produttive,
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grandi e piccole, stanno adottando soluzioni open-source.
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Ma tornando all'educazione, Moodle è ormai uno standard per la didattica
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digitale, e Nextcloud sta diventando sempre più diffuso anche nelle scuole.
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Sì,
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e spesso queste scelte non sono solo una questione di costi,
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ma anche di controllo sui dati e flessibilità.
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Però, diciamolo, non è tutto rose e fiori: serve organizzazione,
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competenze e spesso il supporto di esperti.
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Penso a Davide e Marcellane, che ci hanno aiutato a configurare il nostro
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Nextcloud: senza di loro, probabilmente saremmo ancora fermi alla schermata
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di installazione!
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Ah, assolutamente!
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E guarda, ti racconto il caso di una scuola che ha scelto Nextcloud per
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gestire i dati sensibili degli studenti.
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All'inizio c'era un po' di scetticismo,
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perché tutti erano abituati alle "applicazioni blu",
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quelle più diffuse e facili da usare.
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Ma il punto debole di quelle soluzioni è proprio la gestione dei dati:
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non sempre sai dove finiscono, chi li vede,
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come vengono trattati.
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Con Nextcloud, invece, la scuola ha potuto tenere tutto in casa,
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con server propri e regole chiare.
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Certo, hanno dovuto investire in formazione e in qualche tecnico,
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ma alla fine hanno guadagnato autonomia e sicurezza.
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E questa autonomia,
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secondo me, è un valore enorme.
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Però bisogna essere onesti: le alternative open-source richiedono più
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impegno, sia nella configurazione che nella gestione quotidiana.
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Non basta installare e dimenticarsi,
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serve una comunità, serve qualcuno che se ne occupi.
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Ma, come dicevi tu, l'alternativa esiste,
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e oggi è davvero possibile costruire un ecosistema digitale su misura,
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anche a scuola o in azienda.
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Sì,
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e la cosa bella è che non dobbiamo più subire le scelte degli altri.
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Possiamo decidere noi se andare in treno,
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in macchina o in bicicletta, per tornare alla metafora di prima.
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L'importante è essere consapevoli delle opzioni e delle responsabilità
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che comportano.
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E qui arriviamo al tema caldo: sicurezza,
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privacy e cultura digitale.
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Tommaso, tu lo dici sempre: la sicurezza non dipende solo dalla tecnologia,
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ma soprattutto dalle competenze delle persone.
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Sì,
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guarda, lo ripeto spesso perché è vero.
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L'anello debole non è quasi mai il software,
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ma chi lo usa.
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Negli anni abbiamo perso tante competenze: una volta nelle scuole e nelle
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università c'erano tecnici che sapevano gestire i server,
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oggi spesso ci affidiamo a servizi esterni e perdiamo il controllo.
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E così diventiamo più vulnerabili,
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non perché la tecnologia sia peggiore,
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ma perché non sappiamo più come funziona davvero.
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E poi c'è il rischio
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del lock-in: ti abitui a un servizio gratuito,
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magari di un grande provider, e quando tutti lo usano...
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zac, diventa a pagamento o cambia le regole.
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E lì ti accorgi che uscire non è così semplice.
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Ne abbiamo parlato anche nella prima puntata,
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quando discutevamo di piattaforme blu e rosse: la scelta consapevole
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è l'unico antidoto.
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Esatto.
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E qui entra in gioco la formazione: investire in cultura della sicurezza,
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non solo in tecnologia.
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Dobbiamo tornare a formarci, a capire come funzionano le cose,
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a non delegare tutto.
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Solo così possiamo davvero controllare i nostri dati e fare scelte libere,
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non obbligate.
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A proposito di scelte,
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ti ricordi il sondaggio sulla "pillola rossa"?
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La maggior parte ha scelto la pillola rossa,
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cioè la strada della consapevolezza e dell'autonomia,
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anche se magari è più impegnativa.
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Ma, come dicevi tu, non si tratta di vincere o perdere: si tratta di
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capire che esistono alternative,
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e che ognuno può scegliere in base ai propri obiettivi e valori.
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Sì,
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e aggiungo solo una cosa: non dobbiamo per forza tutelare la privacy
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a tutti i costi, ma dobbiamo sapere che il tema esiste.
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Poi ognuno decide per sé, ma quando gestiamo dati di altri,
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la riflessione è obbligata.
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Ecco perché è importante parlarne,
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confrontarsi e continuare a formarsi.
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E siamo alla fine,
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siamo ai saluto.
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Grazie Tommaso per tutte le chiaccherate che abbiamo fatto in questi
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14 episodi di 'Openess in Education'Abbiamo fatto un bel viaggio
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tra scelte,
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strumenti e cultura digitale.
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Grazie a chi ci ha seguito, e grazie di nuovo a te Tommaso per le tue
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riflessioni sempre puntuali.
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Grazie a te Elena,
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e grazie a tutti gli ascoltatori.
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Ci risentiremo presto con altri progetti,
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perché di scelte digitali consapevoli c'è ancora tanto da dire.
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Ciao a
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tutti, buona serata e continuate a sperimentare,
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con consapevolezza!

![[14] Scelte digitali consapevoli](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2Fo7BnQYc5GA9Y7epbNKDsG.jpg?w=365)

