[12] La Prossima Nuvola, dentro NextCloud!
Openness in Education24 giugno 2025
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00:08:20

[12] La Prossima Nuvola, dentro NextCloud!

Esploriamo come Nextcloud Hub consente il pieno controllo dei dati e una collaborazione sicura grazie a strumenti open source. Dalla gestione autonoma dei server alle funzionalità di sicurezza avanzate, scopriamo perché sempre più istituzioni educative scelgono questa piattaforma.
Esploriamo come Nextcloud Hub consente il pieno controllo dei dati e una collaborazione sicura grazie a strumenti open source. Dalla gestione autonoma dei server alle funzionalità di sicurezza avanzate, scopriamo perché sempre più istituzioni educative scelgono questa piattaforma.

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Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education!

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Oggi saltiamo su un'altra nuvola: NextCloud.

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Lo faremo cominciando a chiederci

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perché dovremmo davvero possedere i nostri dati?

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Tommaso, tu che ne pensi?

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È solo una questione di principio o c'è qualcosa di più concreto?

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Ciao

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Elena, ciao a tutti!

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Secondo me è molto più che una questione di principio.

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Se lasciamo i nostri dati su server di terzi,

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come quelli delle grandi piattaforme commerciali,

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in realtà stiamo delegando la responsabilità e il controllo.

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E questo, come abbiamo visto anche nella scorsa puntata sulle nuvole

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del cloud, può portare a rischi concreti per la privacy.

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Non so se ti ricordi quel caso di qualche anno fa,

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in cui un finto medico aveva avuto accesso ai dati sensibili dei pazienti

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proprio perché erano archiviati su server esterni.

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Sì,

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me lo ricordo benissimo!

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E guarda, mi viene in mente anche una situazione che ho vissuto in università:

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avevamo affidato la gestione di alcuni dati degli studenti a un servizio

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esterno, apparentemente sicuro e comodo.

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Poi, un giorno, ci siamo accorti che un gruppo di utenti non autorizzati

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aveva avuto accesso a informazioni riservate.

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È stato un bel campanello d'allarme.

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Da lì ho iniziato a chiedermi: ma perché non possiamo gestirli noi,

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questi dati?

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Esatto, e qui entra in gioco il valore degli strumenti open

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source come Nextcloud.

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Avere il controllo diretto significa sapere dove sono fisicamente i dati,

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chi può accedervi, e soprattutto poter intervenire subito in caso di

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problemi.

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Delegare, invece, vuol dire accettare che qualcun altro decida per noi,

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spesso senza nemmeno rendercene conto.

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E poi, diciamolo, la consapevolezza su questi temi è ancora troppo bassa,

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sia tra docenti che tra studenti.

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Sì,

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e spesso si pensa che le alternative open source siano complicate o poco

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efficienti, ma non è più così.

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Nextcloud, ad esempio, offre un'esperienza d'uso che non ha nulla da

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invidiare ai servizi commerciali.

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E la differenza fondamentale è proprio quella: il tuo cloud,

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i tuoi dati.

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Non è solo uno slogan, è una realtà tecnica e culturale.

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E poi,

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come abbiamo già detto in altri episodi,

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la trasparenza del codice open source permette di sapere davvero cosa

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succede ai nostri dati.

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Non c'è magia nera, tutto è verificabile.

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E questo, secondo me, è un valore enorme,

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soprattutto in ambito educativo dove la fiducia è fondamentale.

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Entriamo

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un po' più nel dettaglio, Tommaso.

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Nextcloud non è solo un "disco virtuale",

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giusto?

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Cosa offre in più rispetto ai classici servizi cloud?

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No,

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assolutamente.

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Nextcloud è una vera e propria suite collaborativa.

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Oltre alla gestione dei file, ci sono chat,

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videoconferenze, email, calendario,

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strumenti Office integrati... praticamente tutto quello che serve per lavorare

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e studiare insieme.

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E la cosa bella è che ogni funzione può essere personalizzata e gestita

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in autonomia dall'organizzazione.

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E dal punto di vista della sicurezza?

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Perché, insomma, la privacy è importante,

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ma se poi i dati non sono protetti...Certo,

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la sicurezza è uno dei punti di forza.

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Nextcloud supporta protocolli standard come SAML,

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OpenID, LDAP per l'autenticazione,

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quindi si può integrare con il login universitario o aziendale.

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E poi c'è la crittografia end-to-end: i file possono essere cifrati direttamente

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sul server, così anche se qualcuno dovesse accedere fisicamente al server,

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non potrebbe leggere i dati senza le chiavi giuste.

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E la gestione degli

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accessi?

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Perché spesso il problema è proprio chi può vedere cosa...Esatto,

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e qui Nextcloud permette di creare gruppi,

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assegnare ruoli e privilegi molto granulari.

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Ti faccio un esempio pratico: nel mio dipartimento abbiamo creato gruppi

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per ogni corso di laurea, e ogni gruppo ha accesso solo ai materiali che

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gli servono.

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I docenti possono collaborare su documenti condivisi,

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gli studenti possono caricare i propri elaborati,

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e tutto resta tracciato.

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E se qualcuno fa una modifica sbagliata,

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c'è il versioning: si può sempre tornare indietro.

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Questa cosa del versioning

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è utilissima, soprattutto quando si lavora in gruppo e magari qualcuno

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cancella per sbaglio una parte importante.

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E poi, la dashboard personalizzabile aiuta davvero a tenere tutto sotto

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controllo: mail, appuntamenti, attività recenti...Sì,

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e non dimentichiamo la parte di videoconferenza integrata,

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Nextcloud Talk.

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Funziona bene, è cifrata, e si integra con il resto della piattaforma.

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Insomma, è un ambiente completo,

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e la cosa che mi piace di più è che tutto resta "in casa",

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sotto il nostro controllo.

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A questo punto,

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Tommaso, parliamo un po' dell'ecosistema Nextcloud.

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Perché una delle cose che mi ha colpito di più è la possibilità di installare

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app aggiuntive.

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Ce ne sono davvero per tutti i gusti,

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vero?

00:05:45
Sì, ce ne sono centinaia!

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Dalle app per creare moduli e sondaggi,

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alle mappe, ai sistemi di firma remota,

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antivirus, annotazioni sui PDF... e se hai le competenze,

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puoi anche sviluppare o modificare le app esistenti.

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È tutto open source, quindi l'ambiente può crescere insieme alle esigenze

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della scuola o dell'università.E poi c'è il tema delle integrazioni.

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Nextcloud si collega facilmente con Moodle,

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Element, Big Blue Button, Jitsi... praticamente puoi costruire un ambiente

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digitale su misura, federato e interoperabile.

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È un po' quello di cui parlavamo anche nella puntata sul Fediverso: la

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forza sta proprio nella possibilità di mettere insieme strumenti diversi,

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senza essere vincolati a un unico fornitore.

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Esatto,

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e questa federazione permette anche di collaborare tra istituzioni diverse,

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mantenendo però il controllo locale sui dati.

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Per una scuola o un'università che cresce,

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Nextcloud può essere adattato e ampliato senza dover cambiare piattaforma

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ogni volta che cambiano le esigenze.

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E, come dicevamo, la comunità open source è sempre pronta a sviluppare

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nuove soluzioni.

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Quindi, in sintesi,

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Nextcloud non è solo un'alternativa ai grandi cloud commerciali,

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ma un vero e proprio ecosistema che si adatta,

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si espande e si integra.

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E la cosa più importante, almeno per me,

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è che tutto questo avviene in modo trasparente e sotto il nostro controllo.

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Sì,

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e penso che questa sia la direzione giusta per l'educazione digitale:

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autonomia, sicurezza, e possibilità di crescere insieme alla tecnologia.

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E magari, chissà, nella prossima puntata potremmo approfondire proprio

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qualche caso concreto di integrazione tra Nextcloud e altri strumenti

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open source.

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Ottima idea!

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Allora grazie a tutti per averci seguito,

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e grazie a te Tommaso per la chiacchierata.

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Ci sentiamo presto con una nuova puntata di Openess in Education!

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Grazie

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Elena, grazie a tutti e... alla prossima!

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