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Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education!
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Oggi saltiamo su un'altra nuvola: NextCloud.
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Lo faremo cominciando a chiederci
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perché dovremmo davvero possedere i nostri dati?
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Tommaso, tu che ne pensi?
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È solo una questione di principio o c'è qualcosa di più concreto?
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Ciao
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Elena, ciao a tutti!
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Secondo me è molto più che una questione di principio.
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Se lasciamo i nostri dati su server di terzi,
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come quelli delle grandi piattaforme commerciali,
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in realtà stiamo delegando la responsabilità e il controllo.
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E questo, come abbiamo visto anche nella scorsa puntata sulle nuvole
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del cloud, può portare a rischi concreti per la privacy.
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Non so se ti ricordi quel caso di qualche anno fa,
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in cui un finto medico aveva avuto accesso ai dati sensibili dei pazienti
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proprio perché erano archiviati su server esterni.
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Sì,
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me lo ricordo benissimo!
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E guarda, mi viene in mente anche una situazione che ho vissuto in università:
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avevamo affidato la gestione di alcuni dati degli studenti a un servizio
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esterno, apparentemente sicuro e comodo.
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Poi, un giorno, ci siamo accorti che un gruppo di utenti non autorizzati
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aveva avuto accesso a informazioni riservate.
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È stato un bel campanello d'allarme.
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Da lì ho iniziato a chiedermi: ma perché non possiamo gestirli noi,
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questi dati?
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Esatto, e qui entra in gioco il valore degli strumenti open
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source come Nextcloud.
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Avere il controllo diretto significa sapere dove sono fisicamente i dati,
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chi può accedervi, e soprattutto poter intervenire subito in caso di
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problemi.
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Delegare, invece, vuol dire accettare che qualcun altro decida per noi,
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spesso senza nemmeno rendercene conto.
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E poi, diciamolo, la consapevolezza su questi temi è ancora troppo bassa,
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sia tra docenti che tra studenti.
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Sì,
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e spesso si pensa che le alternative open source siano complicate o poco
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efficienti, ma non è più così.
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Nextcloud, ad esempio, offre un'esperienza d'uso che non ha nulla da
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invidiare ai servizi commerciali.
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E la differenza fondamentale è proprio quella: il tuo cloud,
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i tuoi dati.
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Non è solo uno slogan, è una realtà tecnica e culturale.
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E poi,
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come abbiamo già detto in altri episodi,
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la trasparenza del codice open source permette di sapere davvero cosa
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succede ai nostri dati.
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Non c'è magia nera, tutto è verificabile.
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E questo, secondo me, è un valore enorme,
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soprattutto in ambito educativo dove la fiducia è fondamentale.
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Entriamo
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un po' più nel dettaglio, Tommaso.
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Nextcloud non è solo un "disco virtuale",
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giusto?
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Cosa offre in più rispetto ai classici servizi cloud?
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No,
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assolutamente.
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Nextcloud è una vera e propria suite collaborativa.
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Oltre alla gestione dei file, ci sono chat,
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videoconferenze, email, calendario,
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strumenti Office integrati... praticamente tutto quello che serve per lavorare
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e studiare insieme.
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E la cosa bella è che ogni funzione può essere personalizzata e gestita
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in autonomia dall'organizzazione.
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E dal punto di vista della sicurezza?
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Perché, insomma, la privacy è importante,
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ma se poi i dati non sono protetti...Certo,
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la sicurezza è uno dei punti di forza.
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Nextcloud supporta protocolli standard come SAML,
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OpenID, LDAP per l'autenticazione,
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quindi si può integrare con il login universitario o aziendale.
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E poi c'è la crittografia end-to-end: i file possono essere cifrati direttamente
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sul server, così anche se qualcuno dovesse accedere fisicamente al server,
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non potrebbe leggere i dati senza le chiavi giuste.
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E la gestione degli
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accessi?
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Perché spesso il problema è proprio chi può vedere cosa...Esatto,
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e qui Nextcloud permette di creare gruppi,
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assegnare ruoli e privilegi molto granulari.
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Ti faccio un esempio pratico: nel mio dipartimento abbiamo creato gruppi
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per ogni corso di laurea, e ogni gruppo ha accesso solo ai materiali che
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gli servono.
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I docenti possono collaborare su documenti condivisi,
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gli studenti possono caricare i propri elaborati,
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e tutto resta tracciato.
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E se qualcuno fa una modifica sbagliata,
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c'è il versioning: si può sempre tornare indietro.
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Questa cosa del versioning
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è utilissima, soprattutto quando si lavora in gruppo e magari qualcuno
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cancella per sbaglio una parte importante.
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E poi, la dashboard personalizzabile aiuta davvero a tenere tutto sotto
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controllo: mail, appuntamenti, attività recenti...Sì,
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e non dimentichiamo la parte di videoconferenza integrata,
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Nextcloud Talk.
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Funziona bene, è cifrata, e si integra con il resto della piattaforma.
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Insomma, è un ambiente completo,
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e la cosa che mi piace di più è che tutto resta "in casa",
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sotto il nostro controllo.
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A questo punto,
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Tommaso, parliamo un po' dell'ecosistema Nextcloud.
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Perché una delle cose che mi ha colpito di più è la possibilità di installare
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app aggiuntive.
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Ce ne sono davvero per tutti i gusti,
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vero?
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Sì, ce ne sono centinaia!
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Dalle app per creare moduli e sondaggi,
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alle mappe, ai sistemi di firma remota,
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antivirus, annotazioni sui PDF... e se hai le competenze,
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puoi anche sviluppare o modificare le app esistenti.
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È tutto open source, quindi l'ambiente può crescere insieme alle esigenze
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della scuola o dell'università.E poi c'è il tema delle integrazioni.
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Nextcloud si collega facilmente con Moodle,
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Element, Big Blue Button, Jitsi... praticamente puoi costruire un ambiente
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digitale su misura, federato e interoperabile.
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È un po' quello di cui parlavamo anche nella puntata sul Fediverso: la
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forza sta proprio nella possibilità di mettere insieme strumenti diversi,
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senza essere vincolati a un unico fornitore.
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Esatto,
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e questa federazione permette anche di collaborare tra istituzioni diverse,
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mantenendo però il controllo locale sui dati.
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Per una scuola o un'università che cresce,
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Nextcloud può essere adattato e ampliato senza dover cambiare piattaforma
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ogni volta che cambiano le esigenze.
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E, come dicevamo, la comunità open source è sempre pronta a sviluppare
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nuove soluzioni.
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Quindi, in sintesi,
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Nextcloud non è solo un'alternativa ai grandi cloud commerciali,
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ma un vero e proprio ecosistema che si adatta,
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si espande e si integra.
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E la cosa più importante, almeno per me,
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è che tutto questo avviene in modo trasparente e sotto il nostro controllo.
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Sì,
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e penso che questa sia la direzione giusta per l'educazione digitale:
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autonomia, sicurezza, e possibilità di crescere insieme alla tecnologia.
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E magari, chissà, nella prossima puntata potremmo approfondire proprio
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qualche caso concreto di integrazione tra Nextcloud e altri strumenti
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open source.
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Ottima idea!
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Allora grazie a tutti per averci seguito,
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e grazie a te Tommaso per la chiacchierata.
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Ci sentiamo presto con una nuova puntata di Openess in Education!
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Grazie
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Elena, grazie a tutti e... alla prossima!

![[12] La Prossima Nuvola, dentro NextCloud!](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2FwSV5V378MFl5G3dhgPowm.jpg?w=365)

