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Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education!
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Io sono Elena Ferri, e come sempre sono qui con Tommaso Minerva.
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Oggi parliamo di una piattaforma che,
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secondo me, sta davvero rivoluzionando il modo in cui pensiamo ai video
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online: PeerTube.
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Ciao Elena, ciao a tutti!
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Sì, PeerTube...
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guarda, è una di quelle cose che quando la scopri ti chiedi: "Ma perché non l'ho
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usata prima?"
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Perché, insomma, tutti conosciamo YouTube,
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Vimeo, ma PeerTube è proprio un'altra storia.
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Esatto.
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Allora, per chi non la conoscesse,
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PeerTube è una piattaforma open source per la condivisione di video.
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Sembra simile a YouTube o Vimeo,
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ma in realtà ti permette di essere molto più di un semplice utente.
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Puoi installare la tua istanza,
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cioè il tuo "piccolo YouTube personale",
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e decidere tu le regole, la privacy,
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tutto.
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E la cosa bella è che dietro PeerTube c'è una community che sviluppa
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e migliora la piattaforma in modo collaborativo.
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Non c'è una grande azienda che decide tutto,
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ma una rete di persone, istituzioni,
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scuole, associazioni...
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insomma, chiunque può contribuire.
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Mi viene in mente un aneddoto,
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Tommaso.
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Il primo video che ho caricato su una piattaforma open source non era
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PeerTube, ma era durante un workshop all'università,
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anni fa.
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Ricordo l'emozione di vedere il video pubblicato senza pubblicità,
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senza algoritmi strani, solo per la nostra comunità.
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Ecco, PeerTube mi ha fatto rivivere quella sensazione di controllo e
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libertà.Sì, e questa cosa del controllo è fondamentale.
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Come abbiamo già detto in altri episodi,
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la differenza tra avere un canale su YouTube e avere una propria istanza
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PeerTube è enorme.
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Non è solo una questione tecnica,
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ma proprio di autonomia e di cultura digitale.
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E qui arriviamo a una delle
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caratteristiche più affascinanti di PeerTube: la federazione tra istanze.
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Tommaso, vuoi spiegare come funziona?
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Certo.
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Allora, immaginate che ogni istanza PeerTube sia come una piccola isola,
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ma queste isole possono collegarsi tra loro.
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Se, per esempio, c'è MiaoTube e DogTube,
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e MiaoTube decide di "federarsi" con DogTube,
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tutti i video di DogTube diventano visibili anche su MiaoTube.
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Ma attenzione: i file restano sul server originale,
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non si duplicano.
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Quindi si risparmia spazio e si crea una rete di contenuti condivisi.È
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un po' come quello che abbiamo raccontato quando parlavamo del Fediverso,
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no?
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La logica è simile: tante piattaforme autonome che però possono dialogare
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tra loro, senza centralizzazione.
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Esatto,
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e ti racconto un caso concreto.
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Una scuola superiore, qui in Emilia,
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ha deciso di creare la propria istanza PeerTube per costruire una videoteca
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protetta.
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I video delle lezioni, delle attività,
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delle conferenze...
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tutto rimaneva sui loro server,
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accessibile solo agli studenti e ai docenti.
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E grazie alla federazione, potevano anche vedere contenuti di altre scuole,
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senza mai perdere il controllo sui propri dati.
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Questa cosa della sincronizzazione
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senza duplicare dati è geniale.
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Soprattutto per chi ha risorse limitate,
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come spesso succede nelle scuole o nelle piccole organizzazioni.
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E poi, non c'è bisogno di pagare per spazio extra,
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come invece succede su altre piattaforme.
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Sì,
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e aggiungo: la federazione permette anche di costruire reti tematiche.
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Immagina una rete di università che condividono solo video didattici,
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o una rete di musei che pubblicano solo contenuti culturali.
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Ognuno mantiene la propria autonomia,
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ma si crea un ecosistema ricco e vario.
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Un altro aspetto che secondo me
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merita attenzione è la tecnologia peer-to-peer che sta alla base dello
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streaming su PeerTube.
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Tommaso, vuoi raccontare come funziona?
00:04:32
Sì,
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allora, qui la cosa interessante è che quando guardi un video su PeerTube,
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non lo scarichi solo dal server,
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ma anche dagli altri utenti che stanno guardando lo stesso video.
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È un po' come...
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come il vecchio torrent, se vogliamo.
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Questo rende lo streaming molto più resiliente: se un video diventa popolare,
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non si rischia di mandare in crisi il server,
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perché il carico viene distribuito tra tutti gli spettatori.
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E questo
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ha un impatto enorme sulla privacy e sull'autonomia.
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I dati restano sui server scelti dall'organizzazione,
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non finiscono in mano a grandi aziende.
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E poi, niente pubblicità, niente tracciamento,
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niente algoritmi che decidono cosa dobbiamo vedere dopo.
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Sì,
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e qui secondo me c'è una grande opportunità per le scuole e le
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organizzazioni
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educative.
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Possono finalmente gestire i propri contenuti in modo indipendente,
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senza dover sottostare a regole esterne.
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Certo, non è tutto rose e fiori: ci sono anche dei limiti,
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come la necessità di avere un minimo di competenze tecniche per gestire
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un'istanza, o la questione della moderazione dei contenuti.
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Sì,
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sono d'accordo.
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E forse, come abbiamo visto anche con altre soluzioni open source di
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cui abbiamo parlato nei nostri episodi precedenti,
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la sfida più grande è proprio quella culturale: convincere le persone
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che esistono alternative valide,
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e che vale la pena sperimentarle.
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Però, secondo me, PeerTube è una di quelle piattaforme che ti fa venire
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voglia di provarci.
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Assolutamente.
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E poi, come abbiamo detto anche in passato,
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la cosa bella dell'open source è che puoi adattare la piattaforma alle
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tue esigenze, senza dover aspettare che qualcuno dall'altra parte del
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mondo decida per te.
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Direi che per oggi ci fermiamo qui.
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Grazie a tutti per averci seguito in questo viaggio nella rivoluzione
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PeerTube.
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Se avete domande o volete raccontarci le vostre esperienze,
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scriveteci!
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Tommaso, grazie come sempre per la chiacchierata.
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Grazie a te Elena,
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e grazie a chi ci ascolta.
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Alla prossima puntata, dove continueremo a esplorare il mondo dell'open
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source per l'educazione.
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Ciao a tutti!
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Ciao, a presto!

![[09] La rivoluzione PeerTube](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2FTX7dj27Yy6arIWOmggj6L.jpg?w=365)

