[06] Reti sociali aperte e sicure
Openness in Education23 giugno 2025
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[06] Reti sociali aperte e sicure

Un episodio per esplorare alternative open-source ai social tradizionali, tra decentralizzazione, privacy e autonomia gestionale. Elena e Tommaso guidano il dibattito sulle sfide e i vantaggi di ambienti digitali pensati per la sicurezza e la comunità.
Un episodio per esplorare alternative open-source ai social tradizionali, tra decentralizzazione, privacy e autonomia gestionale. Elena e Tommaso guidano il dibattito sulle sfide e i vantaggi di ambienti digitali pensati per la sicurezza e la comunità.

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Ciao a tutti e bentornati a Openness in Education!

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Io sono Elena Ferri, e come sempre c'è con me Tommaso Minerva.

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Oggi parliamo di un tema che, secondo me,

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è davvero centrale per chi lavora nell'educazione digitale: le reti sociali

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aperte e sicure.

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Tommaso, partiamo da Mastodon.

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Cos'è, in poche parole?

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Ciao Elena,

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ciao a tutti!

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Allora, Mastodon è un social network open-source e decentralizzato.

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Sembra un po' come Twitter, no?

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Puoi postare messaggi, immagini,

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video, seguire altri utenti... ma la differenza fondamentale è che non

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esiste un'unica azienda che controlla tutto.

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Ogni comunità può creare la propria "istanza",

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cioè il proprio server, con regole e moderazione autonome.

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Esatto,

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e questa cosa delle istanze secondo me è rivoluzionaria.

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Cioè, su Facebook o Twitter le regole le decide la piattaforma,

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punto.

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Su Mastodon invece ogni istanza ha le sue regole,

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la sua comunità, e i dati restano sul server scelto.

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E poi c'è ActivityPub, il protocollo che permette a queste istanze di

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comunicare tra loro.

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È come se ogni scuola, ogni università,

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potesse avere il suo "piccolo social",

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ma senza essere isolata dal resto del mondo.

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Sì,

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e questa decentralizzazione cambia proprio il modo in cui ci relazioniamo

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online.

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Non sei più "ospite" di una grande azienda,

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ma parte di una comunità che può decidere le proprie regole.

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E se non ti trovi bene, puoi cambiare istanza senza perdere la tua identità

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digitale.

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È come... boh, cambiare bar per il caffè,

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ma continuare a vedere gli amici di sempre.

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Mi piace questa metafora!

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E ti dirò, la mia prima esperienza su Mastodon è stata proprio su un'istanza

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universitaria.

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All'inizio ero un po' spaesata,

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perché non c'era la solita pubblicità,

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e le discussioni erano molto più "di nicchia",

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più tranquille.

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Ho avuto la sensazione di essere in uno spazio più protetto,

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dove le regole erano davvero pensate per la comunità,

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non per vendere qualcosa.

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E tu Tommaso, che ne pensi?

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La decentralizzazione ti convince?

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Guarda,

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io sono sempre stato un po' scettico sulle mode digitali,

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ma qui c'è una differenza sostanziale.

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La decentralizzazione, come abbiamo già visto anche parlando di Matrix

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nelle scorse puntate, restituisce controllo agli utenti.

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E soprattutto, in ambito educativo,

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permette di costruire ambienti su misura,

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senza dover sottostare a logiche commerciali o pubblicitarie.

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Poi, certo, non è tutto rose e fiori...Eh,

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infatti.

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Perché se da un lato la decentralizzazione è affascinante,

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dall'altro c'è la questione pratica: chi gestisce queste istanze?

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Non basta installare un'app, serve un server,

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manutenzione, aggiornamenti...Sì,

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e qui arrivano le prime vere sfide.

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Per esempio, quando abbiamo messo in piedi Edu Matrix ed Edu Social,

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ci sono volute circa due settimane di lavoro solo per l'installazione,

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partendo da zero.

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E poi c'è la manutenzione, gli aggiornamenti,

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la sicurezza... Non è una passeggiata,

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soprattutto per chi non ha già competenze tecniche.

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E i costi?

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Perché spesso si pensa che "open source" voglia dire gratis,

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ma in realtà l'hosting di un server Mastodon può costare anche 800 euro

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l'anno.

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Per una scuola o una piccola organizzazione non è poco,

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anche se magari è più accessibile rispetto a soluzioni commerciali con

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licenze annuali.

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Sì, e poi c'è il tema delle risorse umane.

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Serve qualcuno che sappia mettere mano al server,

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risolvere problemi, aggiornare... Ti racconto un episodio: qualche mese

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fa ho aiutato un istituto scolastico a installare Mastodon.

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All'inizio erano entusiasti, poi si sono scontrati con la realtà delle

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competenze: chi fa cosa, chi aggiorna,

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chi modera?

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Alla fine, però, hanno imparato tantissimo.

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Ecco, forse la barriera più grande è proprio questa: la paura di non

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essere all'altezza, più che il costo in sé.Sì,

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e secondo me è anche una questione di cultura digitale.

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Come dicevi tu, Tommaso, nelle scorse puntate: siamo abituati a delegare

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tutto alle grandi piattaforme, ma qui bisogna "sporcarsi le mani".

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Però, una volta superato lo scoglio iniziale,

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si guadagna in autonomia e competenze.

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E magari si può anche coinvolgere la comunità,

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con il crowdfunding o con progetti didattici.

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Esatto,

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e non dimentichiamo che ogni istanza può scegliere se restare aperta

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o chiusa, se federarsi con altre o restare indipendente.

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È una flessibilità che le piattaforme centralizzate non offrono.

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Ma, come sempre, serve consapevolezza e un po' di coraggio per fare il

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salto.

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E qui arriviamo al punto forse più importante per chi lavora nella

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scuola o nell'università: la privacy.

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Mastodon, rispetto a Facebook o WhatsApp,

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offre un controllo molto maggiore sui dati.

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Non c'è pubblicità, i dati restano sul server scelto dalla comunità,

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e soprattutto si possono definire regole specifiche per la tutela dei

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minori.

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Sì, e in effetti, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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la fuga da WhatsApp e Telegram è reale.

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Sempre più scuole e gruppi educativi cercano alternative che garantiscano

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più sicurezza e meno profilazione.

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Però, bisogna anche valutare i costi,

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la facilità d'uso, e il rischio di isolamento se la comunità non cresce

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abbastanza.

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Certo, e qui entra in gioco la consapevolezza digitale.

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Non si tratta solo di "cambiare app",

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ma di capire cosa c'è dietro le nostre scelte.

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Ti racconto un caso concreto: una scuola che ha deciso di adottare Mastodon

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per proteggere i dati degli studenti.

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All'inizio c'era un po' di resistenza,

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ma poi hanno visto che potevano gestire tutto in modo più trasparente,

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coinvolgendo anche i ragazzi nella moderazione e nella definizione delle

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regole.

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È stato un percorso di crescita collettiva,

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non solo tecnologica.

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Sì, e secondo me è proprio questo il punto: aumentare

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la consapevolezza.

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Non esiste la soluzione perfetta,

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ma ogni scelta deve essere ragionata,

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soprattutto quando riguarda i minori o dati sensibili.

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E, come dicevamo anche nella puntata sulla "pillola rossa digitale",

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l'importante è non accettare passivamente quello che ci viene proposto,

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ma informarsi, sperimentare, e scegliere in modo attivo.

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Sono d'accordo.

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E magari, come comunità educative,

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possiamo anche fare rete tra noi,

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condividere esperienze e strumenti,

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e aiutare chi vuole provare strade nuove.

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Insomma, la tecnologia è solo una parte: il resto lo fanno le persone

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e le scelte che facciamo ogni giorno.

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Esatto,

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e direi che con questo possiamo chiudere la puntata di oggi.

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Grazie Elena, come sempre, per la chiacchierata e grazie a chi ci ha

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ascoltato.

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Ci sentiamo presto, perché di alternative aperte e sicure c'è ancora

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tanto da dire.

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Grazie a te Tommaso,

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e grazie a tutti voi.

00:07:58
Continuate a seguirci su Openness in Education,

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e se avete domande o esperienze da condividere,

00:08:04
scriveteci!

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Alla prossima puntata, ciao!

00:08:05
Ciao a tutti!

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