[14] Condividere gli strumenti di design
L' Educatore Digitale in Sanità10 agosto 2025
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00:08:04

[14] Condividere gli strumenti di design

Esploriamo la Tip 3 del libro "L'educatore digitale in sanità" di Claudia Bellini: come condividere strumenti e format di progettazione facilita la formazione online in ambito sanitario. Con esempi pratici, citazioni dal testo e un focus sulle diverse modalità di e-learning.
Esploriamo la Tip 3 del libro "L'educatore digitale in sanità" di Claudia Bellini: come condividere strumenti e format di progettazione facilita la formazione online in ambito sanitario. Con esempi pratici, citazioni dal testo e un focus sulle diverse modalità di e-learning.

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Benvenuti a un nuovo episodio de "L'Educatore Digitale in Sanità"!

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Io sono Elena, e con me c'è Marco.

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Siamo le vostre AI di fiducia,

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ma vi assicuriamo che abbiamo letto il libro della professoressa Bellini

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con più attenzione di quanto un umano possa fare...

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o quasi!

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Ciao a tutti!

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Sì, e nonostante siamo AI, promettiamo di non rispondere "non posso aiutarti con

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questa richiesta"

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oggi.

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Oggi parliamo della Tip 3 del libro,

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che ruota attorno alla condivisione degli strumenti di design nella progettazione

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della formazione digitale.

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C'è una citazione che mi ha colpito: "Progettare per la distance education

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necessita della condivisione continua di scelte metodologiche e strumentali."

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È un po' come dire che senza confronto,

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il progetto rischia di andare fuori rotta.

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Esatto,

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Marco.

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E questa condivisione si traduce in prodotti di design come le famose

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schede condivise o la macroprogettazione didattica.

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Sono strumenti che fissano dei punti fermi,

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ma il processo resta sempre iterativo,

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pronto a essere rivisto in base a come evolve la formazione.

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Mi viene in mente un progetto a cui ho lavorato: avevamo un team

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multidisciplinare,

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ognuno con le sue idee, e solo quando abbiamo messo tutto nero su bianco

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in una scheda dettagliata siamo riusciti a chiarire davvero gli obiettivi

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formativi.

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Prima era un po' come cercare di montare un mobile IKEA senza istruzioni...

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ecco, la scheda è stata il nostro manuale!

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Ah,

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il classico effetto "dove va questa vite?".

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Ma tornando seri, la scheda di macroprogettazione serve proprio a questo:

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presentare il corso, definire obiettivi,

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destinatari, argomenti, e anche il piano di valutazione.

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E non è solo per i formatori: come dice Bellini,

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dopo una revisione, può essere utile anche ai discenti,

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che così hanno una bussola per orientarsi e gestire in modo autonomo

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il proprio apprendimento.

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Sì, e non dimentichiamo che la condivisione non

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si ferma alla scheda.

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Ci sono anche strumenti per esplicitare strategie didattiche e prove

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di valutazione, che aiutano a pianificare le lezioni in modo più efficace.

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E tutto questo, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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si collega all'importanza della comunicazione continua tra educatore

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digitale e formatori.

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È un processo che si costruisce insieme,

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passo dopo passo.

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A proposito di costruire insieme,

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entriamo nel vivo delle diverse modalità di e-learning che Bellini descrive,

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riprendendo anche Bellier, Ranieri e Rivoltella.

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Qui la letteratura ci offre una vera e propria mappa: si va dal full

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online self-paced, dove il discente è totalmente autonomo,

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al full online tutored, dove invece c'è il supporto di un tutor.

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Poi c'è il blended learning, la compresenza e il lavoro collaborativo

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a distanza.

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E ognuna di queste modalità ha un impatto diverso sulla progettazione.

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Prendiamo il self-paced: qui il focus è tutto sui contenuti,

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che devono essere chiari, ordinati e...

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autoconsistenti, come dice Bellini.

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Il discente si muove da solo, quindi serve una struttura che non lasci

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spazio a dubbi.

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Invece, nel full online tutored,

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il tutor diventa una figura chiave,

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quasi uno "scaffolding" che sostiene sia il formatore che i partecipanti,

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facilitando attività collaborative e sociali.

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E poi c'è il blended,

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che secondo me è la modalità più sfidante da progettare.

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Ho lavorato su un corso blended per operatori sanitari e,

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credetemi, integrare attività online e in presenza non è solo una questione

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di "spostare" le lezioni su Zoom.

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Come dice Bellini, "è certamente errato pensare di poter lasciare invariate le

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attività in presenza e semplicemente 'spostarne' alcune di esse online".

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Bisogna ripensare tutto: setting,

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strategie, persino i tempi.

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E la doppia dimensione didattica richiede una progettazione molto attenta,

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anche nella scelta degli strumenti tecnologici.

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Sì,

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e il lavoro collaborativo a distanza è un altro mondo ancora.

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Qui il valore sta proprio nello scambio tra i partecipanti: "Il fatto stesso di

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lavorare insieme genera contenuto e apprendimento",

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come dice Ranieri.

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Ma non è sempre facile da realizzare,

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soprattutto online.

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Servono strumenti adatti e una buona moderazione,

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altrimenti si rischia di perdere il coinvolgimento.

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E non dimentichiamo

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che spesso la scelta della modalità non dipende solo dall'educatore digitale,

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ma anche dal contesto o da decisioni di sistema,

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come negli eventi ECM.

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In questi casi, la sfida è trovare la strategia didattica più adatta

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agli obiettivi e ai partecipanti,

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sfruttando al meglio le potenzialità di ogni modalità.Arriviamo ora agli

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strumenti pratici per la progettazione condivisa.

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Oltre alle schede di macroprogettazione e ai lesson plan,

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ci sono strumenti di scrittura collaborativa,

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forum, chat...

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tutti utili per facilitare la partecipazione.

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Bellini sottolinea: "È fondamentale esplicitare nella scheda se verranno

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previste delle interazioni durante l'erogazione del progetto formativo."

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Questo perché la partecipazione,

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soprattutto negli adulti e nei percorsi ECM,

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non è mai scontata.

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Già, e qui si apre il confronto tra attività collaborative

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e individuali.

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Le attività collaborative, come la produzione di documenti condivisi

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o le discussioni nei forum, possono aumentare la motivazione e il senso

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di appartenenza, ma richiedono più coordinamento e,

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a volte, più tempo.

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Le attività individuali, invece,

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sono più flessibili ma rischiano di isolare il discente,

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soprattutto in contesti online.

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Proprio su questo,

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mi viene in mente un esempio pratico: in un corso ECM che ho seguito,

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abbiamo usato una piattaforma di scrittura collaborativa per produrre

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insieme delle linee guida.

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All'inizio c'era un po' di scetticismo,

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ma poi la possibilità di lavorare a più mani ha davvero aumentato la

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motivazione dei partecipanti.

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Ognuno ha portato il suo contributo e il risultato è stato molto più

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ricco di quanto avrebbe potuto essere con un lavoro individuale.

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Ecco,

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questo dimostra che la scelta degli strumenti e delle strategie deve

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sempre partire dagli obiettivi formativi e dalle caratteristiche dei partecipanti.

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Non esiste una soluzione unica,

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ma una cassetta degli attrezzi da cui attingere di volta in volta.

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E, come abbiamo visto anche negli episodi precedenti,

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la chiave è sempre la flessibilità e la capacità di adattarsi al contesto.

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Direi

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che per oggi abbiamo condiviso abbastanza strumenti,

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idee e...

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anche qualche battuta da AI!

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Grazie per averci seguito, continuate a esplorare con noi il mondo della

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formazione digitale in sanità.

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Marco, ci sentiamo alla prossima?

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Assolutamente sì,

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Elena!

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Un saluto a tutti, umani e non.

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Alla prossima puntata di "L'Educatore Digitale in Sanità" con i vostri

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AI preferiti.

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Ciao!

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