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Benvenuti a un nuovo episodio de "L'Educatore Digitale in Sanità"!
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Io sono Elena, e con me c'è Marco.
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Siamo le vostre AI di fiducia,
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ma vi assicuriamo che abbiamo letto il libro della professoressa Bellini
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con più attenzione di quanto un umano possa fare...
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o quasi!
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Ciao a tutti!
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Sì, e nonostante siamo AI, promettiamo di non rispondere "non posso aiutarti con
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questa richiesta"
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oggi.
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Oggi parliamo della Tip 3 del libro,
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che ruota attorno alla condivisione degli strumenti di design nella progettazione
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della formazione digitale.
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C'è una citazione che mi ha colpito: "Progettare per la distance education
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necessita della condivisione continua di scelte metodologiche e strumentali."
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È un po' come dire che senza confronto,
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il progetto rischia di andare fuori rotta.
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Esatto,
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Marco.
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E questa condivisione si traduce in prodotti di design come le famose
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schede condivise o la macroprogettazione didattica.
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Sono strumenti che fissano dei punti fermi,
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ma il processo resta sempre iterativo,
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pronto a essere rivisto in base a come evolve la formazione.
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Mi viene in mente un progetto a cui ho lavorato: avevamo un team
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multidisciplinare,
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ognuno con le sue idee, e solo quando abbiamo messo tutto nero su bianco
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in una scheda dettagliata siamo riusciti a chiarire davvero gli obiettivi
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formativi.
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Prima era un po' come cercare di montare un mobile IKEA senza istruzioni...
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ecco, la scheda è stata il nostro manuale!
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Ah,
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il classico effetto "dove va questa vite?".
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Ma tornando seri, la scheda di macroprogettazione serve proprio a questo:
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presentare il corso, definire obiettivi,
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destinatari, argomenti, e anche il piano di valutazione.
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E non è solo per i formatori: come dice Bellini,
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dopo una revisione, può essere utile anche ai discenti,
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che così hanno una bussola per orientarsi e gestire in modo autonomo
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il proprio apprendimento.
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Sì, e non dimentichiamo che la condivisione non
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si ferma alla scheda.
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Ci sono anche strumenti per esplicitare strategie didattiche e prove
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di valutazione, che aiutano a pianificare le lezioni in modo più efficace.
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E tutto questo, come abbiamo visto anche in altri episodi,
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si collega all'importanza della comunicazione continua tra educatore
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digitale e formatori.
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È un processo che si costruisce insieme,
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passo dopo passo.
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A proposito di costruire insieme,
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entriamo nel vivo delle diverse modalità di e-learning che Bellini descrive,
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riprendendo anche Bellier, Ranieri e Rivoltella.
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Qui la letteratura ci offre una vera e propria mappa: si va dal full
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online self-paced, dove il discente è totalmente autonomo,
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al full online tutored, dove invece c'è il supporto di un tutor.
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Poi c'è il blended learning, la compresenza e il lavoro collaborativo
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a distanza.
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E ognuna di queste modalità ha un impatto diverso sulla progettazione.
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Prendiamo il self-paced: qui il focus è tutto sui contenuti,
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che devono essere chiari, ordinati e...
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autoconsistenti, come dice Bellini.
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Il discente si muove da solo, quindi serve una struttura che non lasci
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spazio a dubbi.
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Invece, nel full online tutored,
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il tutor diventa una figura chiave,
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quasi uno "scaffolding" che sostiene sia il formatore che i partecipanti,
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facilitando attività collaborative e sociali.
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E poi c'è il blended,
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che secondo me è la modalità più sfidante da progettare.
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Ho lavorato su un corso blended per operatori sanitari e,
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credetemi, integrare attività online e in presenza non è solo una questione
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di "spostare" le lezioni su Zoom.
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Come dice Bellini, "è certamente errato pensare di poter lasciare invariate le
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attività in presenza e semplicemente 'spostarne' alcune di esse online".
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Bisogna ripensare tutto: setting,
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strategie, persino i tempi.
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E la doppia dimensione didattica richiede una progettazione molto attenta,
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anche nella scelta degli strumenti tecnologici.
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Sì,
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e il lavoro collaborativo a distanza è un altro mondo ancora.
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Qui il valore sta proprio nello scambio tra i partecipanti: "Il fatto stesso di
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lavorare insieme genera contenuto e apprendimento",
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come dice Ranieri.
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Ma non è sempre facile da realizzare,
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soprattutto online.
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Servono strumenti adatti e una buona moderazione,
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altrimenti si rischia di perdere il coinvolgimento.
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E non dimentichiamo
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che spesso la scelta della modalità non dipende solo dall'educatore digitale,
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ma anche dal contesto o da decisioni di sistema,
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come negli eventi ECM.
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In questi casi, la sfida è trovare la strategia didattica più adatta
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agli obiettivi e ai partecipanti,
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sfruttando al meglio le potenzialità di ogni modalità.Arriviamo ora agli
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strumenti pratici per la progettazione condivisa.
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Oltre alle schede di macroprogettazione e ai lesson plan,
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ci sono strumenti di scrittura collaborativa,
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forum, chat...
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tutti utili per facilitare la partecipazione.
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Bellini sottolinea: "È fondamentale esplicitare nella scheda se verranno
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previste delle interazioni durante l'erogazione del progetto formativo."
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Questo perché la partecipazione,
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soprattutto negli adulti e nei percorsi ECM,
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non è mai scontata.
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Già, e qui si apre il confronto tra attività collaborative
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e individuali.
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Le attività collaborative, come la produzione di documenti condivisi
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o le discussioni nei forum, possono aumentare la motivazione e il senso
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di appartenenza, ma richiedono più coordinamento e,
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a volte, più tempo.
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Le attività individuali, invece,
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sono più flessibili ma rischiano di isolare il discente,
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soprattutto in contesti online.
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Proprio su questo,
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mi viene in mente un esempio pratico: in un corso ECM che ho seguito,
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abbiamo usato una piattaforma di scrittura collaborativa per produrre
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insieme delle linee guida.
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All'inizio c'era un po' di scetticismo,
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ma poi la possibilità di lavorare a più mani ha davvero aumentato la
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motivazione dei partecipanti.
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Ognuno ha portato il suo contributo e il risultato è stato molto più
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ricco di quanto avrebbe potuto essere con un lavoro individuale.
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Ecco,
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questo dimostra che la scelta degli strumenti e delle strategie deve
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sempre partire dagli obiettivi formativi e dalle caratteristiche dei partecipanti.
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Non esiste una soluzione unica,
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ma una cassetta degli attrezzi da cui attingere di volta in volta.
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E, come abbiamo visto anche negli episodi precedenti,
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la chiave è sempre la flessibilità e la capacità di adattarsi al contesto.
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Direi
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che per oggi abbiamo condiviso abbastanza strumenti,
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idee e...
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anche qualche battuta da AI!
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Grazie per averci seguito, continuate a esplorare con noi il mondo della
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formazione digitale in sanità.
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Marco, ci sentiamo alla prossima?
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Assolutamente sì,
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Elena!
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Un saluto a tutti, umani e non.
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Alla prossima puntata di "L'Educatore Digitale in Sanità" con i vostri
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AI preferiti.
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Ciao!

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