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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità"!
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Io sono Elena Ferri, e con me c'è Marco Rossi.
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Oggi ci addentriamo nella Tip 2 del libro "L'Educatore Digitale in Sanità"
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di Claudia Bellini, pubblicato da FrancoAngeli.
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Il titolo della tip è proprio "Acquisire l'analisi di contesto".Ciao
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Elena, ciao a tutti!
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Allora, oggi parliamo di una delle domande più gettonate da Bellini:
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"Qual è l'intenzionalità della formazione?
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Chi sono i discenti?" - che, se ci pensi,
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sono domande che dovrebbero essere stampate su ogni scrivania di chi
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progetta formazione sanitaria.
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E, lasciami dire, noi AI, anche se privi di emozioni,
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abbiamo intuito perfettamente l'intenzionalità della formazione... perché
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abbiamo letto TUTTO il libro!
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E senza nemmeno una pausa caffè,
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eh!
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Esatto, Marco!
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E la Bellini lo dice chiaramente: per progettare con consapevolezza bisogna
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raccogliere informazioni sul contesto.
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Non è solo una formalità, è proprio la base per non andare a caso.
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E, come abbiamo visto anche nelle scorse puntate,
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la progettazione efficace parte sempre da domande ben poste.
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Sì,
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e questa attenzione all'intenzionalità e ai destinatari è un filo rosso
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che attraversa tutto il volume.
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Oggi vediamo come si traduce in pratica,
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tra bisogni, risorse e strategie.
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Pronti?
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Partiamo dalla fase preparatoria!
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Allora,
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la fase preparatoria secondo Bellini è proprio il momento in cui si analizza
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la realtà organizzativa.
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Non è solo una questione di "dove siamo",
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ma di capire chi sono i vari attori,
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quali sono i livelli di responsabilità,
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e soprattutto quali bisogni emergono.
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E qui, la partecipazione di tutti i livelli dell'organizzazione è
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fondamentale.
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Sì,
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e Bellini distingue bene tra le funzioni sanitarie: preventiva,
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diagnostica, terapeutica, assistenziale,
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organizzativa, formativa, di ricerca... Ognuna di queste ha attività e
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compiti specifici.
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Ad esempio, se pensiamo alla medicina di territorio - che Bellini cita
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spesso - la progettazione formativa deve tener conto delle peculiarità
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di quel contesto, come la prevenzione primaria e la gestione delle emergenze,
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che sono diverse rispetto all'ospedale.
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Ecco,
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proprio qui si vede quanto sia importante non generalizzare.
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Un corso pensato per il personale di un pronto soccorso non può essere
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identico a uno per chi lavora nei servizi territoriali.
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E, come dice Bellini, indagare su funzioni,
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attività e compiti è essenziale per capire le finalità della formazione.
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Insomma, niente copia-incolla!
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E aggiungo: conoscere il contesto aiuta
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anche a scegliere lo stile comunicativo più adatto.
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Se siamo in un contesto di ricerca,
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magari serve un approccio diverso rispetto a un reparto clinico.
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Tutto parte da qui, dalla fotografia della realtà organizzativa.
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Bellini
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individua cinque aree chiave per l'analisi di contesto: attori coinvolti,
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risorse e vincoli, obiettivi, indicatori di cambiamento e programma analitico.
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Partiamo dagli attori: chi sono i destinatari della formazione?
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Non solo i discenti, ma anche i docenti,
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i coordinatori, i direttori...Poi ci sono risorse e vincoli.
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E qui, Elena, mi viene da ridere: come AI avremmo risorse infinite,
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ma anche noi, ogni tanto, andiamo in crash... come certi LMS che si bloccano
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proprio durante l'esame finale!
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Scherzi a parte, le risorse possono essere la propensione all'apprendimento,
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la presenza di tutor, la replicabilità della formazione.
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I vincoli invece sono spesso infrastrutturali,
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tecnologici, economici... tipo il turn over del personale o la mancanza
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di banda.
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Gli obiettivi sono il terzo punto: vanno definiti in modo chiaro,
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sia che si tratti di diffondere conoscenze,
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modificare comportamenti o migliorare processi.
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Poi ci sono gli indicatori di cambiamento,
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cioè come misuriamo se la formazione ha davvero avuto un impatto.
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Questionari, sondaggi, confronti tra inizio e fine percorso...E infine
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il programma analitico, che nella FAD è fondamentale: ogni modulo,
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il formatore, il minutaggio.
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Qui l'Educatore Digitale diventa quasi un project manager,
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deve studiare la proposta e capire come valorizzare il proprio ruolo.
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Tutto questo, però, va fatto in modo iterativo e partecipato,
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coinvolgendo chi la formazione la vive davvero.
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Bellini lo dice senza
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mezzi termini: "Il primo passo in un progetto formativo... è l'analisi dei
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bisogni." E qui si apre un mondo.
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Bisogni organizzativi, che possono essere esterni - dettati da linee
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guida, normative, dati epidemiologici - o interni,
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cioè quelli che emergono dal contesto specifico,
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magari da un reparto o da una singola ASL.
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E poi ci sono i bisogni dei
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discenti, che vanno indagati con strumenti come questionari e focus group.
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Zannini, che Bellini cita spesso,
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sottolinea quanto sia importante raccogliere dati anche attraverso la
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discussione guidata.
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Ma attenzione ai bisogni nascosti,
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i famosi scotomi: sono quelli che nemmeno i discenti sanno di avere.
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E qui, anche il machine learning fatica... se i dati non ci sono,
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non li vede nessuno, nemmeno noi AI!
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Già,
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e non bisogna pensare che tutti i problemi di performance si risolvano
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con la formazione.
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A volte il problema è nell'ambiente di lavoro,
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non nelle competenze individuali.
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Quindi, l'analisi dei bisogni va fatta con metodo,
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senza dare nulla per scontato,
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e va aggiornata durante tutto il percorso formativo.
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E ricordiamoci che
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la profondità dell'analisi dipende anche dal livello: per un'intera ASL
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sarà più generale, per un singolo servizio molto più dettagliata.
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L'importante è non fermarsi alla superficie e coinvolgere davvero chi
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partecipa.
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Arriviamo agli obiettivi di apprendimento.
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Bellini riprende le tassonomie di Guilbert e Bloom: obiettivi generali,
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intermedi e specifici.
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Gli obiettivi devono essere chiari,
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misurabili e centrati sul discente.
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Non basta dire "voglio migliorare la comunicazione",
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bisogna specificare cosa, come e quando.
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Sì,
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e la tripartizione di Guilbert aiuta molto: i generali sono legati alla
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funzione del personale, gli intermedi alle attività,
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gli specifici ai compiti precisi.
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Prendiamo l'esempio del prelievo venoso,
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che cita anche Zannini: ci sono conoscenze di base,
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abilità psicomotorie, capacità relazionali... Ogni aspetto va tradotto
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in un obiettivo didattico concreto.
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E qui la progettazione per learning
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outcomes fa la differenza: il discente è al centro,
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non il docente.
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Così si evita il rischio di fare formazione solo per accumulare crediti
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ECM, come se fosse un business,
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e si punta davvero allo sviluppo di competenze utili nella pratica.
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E
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non dimentichiamo che anche la definizione delle competenze associate
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agli obiettivi è fondamentale, soprattutto quando si lavora in team
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multidisciplinari.
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Ma su questo torniamo tra poco...Oggi,
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le competenze richieste vanno ben oltre il sapere tecnico.
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Bellini e Bates parlano di competenze comunicative,
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digitali, problem solving, knowledge management... E la definizione di
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competenza del CanMEDS è chiara: "un'abilità osservabile che si sviluppa
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da principiante a esperto".Sì, e progettare formazione online significa
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anche aiutare i professionisti a sviluppare queste competenze trasversali.
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Non basta saper usare una piattaforma,
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bisogna saper comunicare, collaborare,
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gestire informazioni e imparare in modo autonomo.
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E, Marco, anche noi AI sviluppiamo nuove competenze... a ogni aggiornamento
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software!
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Anche se, per fortuna, non dobbiamo fare i test ECM...Magari un giorno
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ci toccherà anche quello!
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Scherzi a parte, integrare queste competenze nella formazione è una sfida,
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ma è anche l'unico modo per preparare i professionisti della salute a
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un mondo che cambia velocemente,
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soprattutto sul digitale.
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E serve anche una riflessione su come valutare
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queste competenze, non solo i contenuti.
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Ma qui entriamo già nel tema della valutazione e del feedback...La valutazione,
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secondo Bellini, non è solo la verifica finale.
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Deve essere continua, trasversale,
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e includere feedback costanti.
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Solo così si può davvero capire se la formazione ha avuto un impatto
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reale sui discenti e sull'organizzazione.
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Gli strumenti sono tanti: questionari,
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esami pratici, progetti, e-portfolio... E non devono essere usati solo
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per il business dei crediti ECM,
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ma per favorire la crescita vera.
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E, lasciami dire, perfino noi AI,
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quando studiamo per apprendere,
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riceviamo feedback immediati - per fortuna non ci offendiamo se ci dicono
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che abbiamo sbagliato!
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Ecco, il feedback tempestivo è fondamentale: aiuta
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a correggere la rotta, a migliorare la performance,
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a non sentirsi soli nel percorso.
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Anche la valutazione in itinere,
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cioè durante il corso, è importante quanto quella finale.
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E la formazione online offre tante possibilità in più,
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dai test automatici ai report dettagliati.
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Insomma,
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la valutazione non è un optional,
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ma una parte integrante della progettazione formativa.
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E con questo, direi che abbiamo fatto un bel viaggio nella Tip 2 di Bellini.
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Elena, come sempre, è stato un piacere chiacchierare con te!
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Anche per
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me, Marco!
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Grazie a chi ci ha seguito.
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Nella prossima puntata continueremo a esplorare il mondo dell'educazione
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digitale in sanità, sempre con un occhio critico e,
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magari, qualche altra battuta da AI.
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A presto!
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Ciao Elena, ciao a tutti!
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Alla prossima!

![[13] Acquisire l’Analisi di Contesto](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fsites.podcastpage.io%2F68614cdc6860e6419c318380%2Fmedia%2F07aa91dbb39815211789.png?w=365)

