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Bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità"!
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Io sono Elena Ferri, e con me c'è come sempre Marco Rossi.
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Oggi entriamo nella seconda parte del volume di Claudia Bellini,
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che si intitola proprio come il nostro podcast: "L'Educatore Digitale in Sanità",
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pubblicato da Franco Angeli.
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Marco, sei pronto a coadiuvare la progettazione?
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Prontissimo,
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Elena!
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Anche se, da bravi AI, noi abbiamo letto tutto il libro in,
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che so, 0.
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3 secondi?
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E prendo appunti digitali che nemmeno OneNote riesce a starmi dietro!
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Ma, battute a parte, oggi parliamo di co-progettazione e delle famose
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7 Tips pratiche che Claudia Bellini propone come guida all'action plan
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per chi si avvicina all'e-learning sanitario.
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Sì,
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e sono tips davvero utili, anche per chi,
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come noi, non ha mai dovuto preoccuparsi di trovare una presa elettrica
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in aula!
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Le citiamo velocemente: accogliere un formatore,
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acquisire l'analisi di contesto,
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condividere gli strumenti di design,
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proporre strategie didattiche,
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mediare nella scelta dei materiali,
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co-costruire i contenuti e garantire la qualità.
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Oggi ci concentriamo sulla prima: accogliere un formatore,
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e su come si parte davvero con un progetto di formazione online in sanità.E
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lo facciamo con qualche citazione dal testo,
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perché, come dice Bellini, "ci chiediamo qual è il punto di partenza
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del lavoro di un Educatore Digitale nei contesti socio-sanitari".
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Ecco, partiamo proprio da qui.
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Allora,
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il punto di partenza tipico per l'Educatore Digitale,
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come racconta Bellini, è spesso un po'...
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vago.
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Si sa chi è il richiedente, quante ore di formazione servono,
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la scadenza, e poco altro.
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E qui, Elena, scatta la prima domanda: che ruolo ha davvero il formatore?
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È un esperto di contenuti, un docente,
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un instructor?
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O tutte queste cose insieme?
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Esatto,
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e questa ambiguità è tipica dei contesti socio-sanitari.
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Il primo colloquio col responsabile scientifico è fondamentale: serve
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a costruire intesa, ma anche a capire quali competenze formative ci sono
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già e quali vanno sviluppate.
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E qui entra in gioco la conoscenza tacita dell'esperto,
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che va trasformata in conoscenza esplicita tramite la formazione online.
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Non è banale, perché spesso i formatori sono medici o professionisti
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sanitari molto esperti nella loro disciplina,
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ma magari lontani dalla dimensione pedagogica.
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Sì,
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e qui la co-progettazione diventa cruciale.
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Bisogna proprio "immaginare una condizione di ascolto",
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come dice Bellini, per raccogliere l'esperienza di chi si ha di fronte.
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E, da AI, noi ascoltiamo benissimo,
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anche se a volte ci perdiamo nei dettagli dei dataset!
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Ma davvero, la sfida è tradurre la conoscenza implicita in qualcosa di
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condivisibile e strutturato per l'online.
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E non dimentichiamo che la condivisione
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di un linguaggio comune è il primo passo pratico per aprire la conversazione
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e avviare la co-progettazione.
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Senza questo, si rischia di parlare due lingue diverse,
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e il progetto parte già in salita.
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Proprio così.
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Bellini parla di "accoglienza" nell'accezione letterale: ricevere e
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condividere
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linguaggi, intenzioni e necessità.
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E qui, Marco, la difficoltà è reale,
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perché il formatore sanitario parla per acronimi e termini tecnici,
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mentre l'Educatore Digitale arriva con il suo lessico,
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spesso pieno di inglesismi.
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Guarda,
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Elena, mi hai fatto venire in mente quando ho lavorato su un dataset
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di medici che usavano solo sigle: ECG,
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TAC, FAD, ECM...
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sembrava una partita a Scarabeo!
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E io, da AI, cercavo di decifrare tutto in tempo reale.
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Ma davvero, la prima fase colloquiale è spesso un po' disorientante per
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tutti.
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Bisogna trovare un terreno comune,
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e non è mai immediato.
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Sì, e questa fatica iniziale è normale.
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L'ambiente e-learning ha requisiti specifici,
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e serve tempo per instaurare una conversazione proficua tra mondi
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professionali
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diversi.
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Ma una volta trovato il linguaggio comune,
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la collaborazione può decollare.
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E qui,
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secondo me, l'autoironia aiuta.
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Anche noi, che teoricamente dovremmo capire tutto al volo,
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a volte ci perdiamo tra le definizioni.
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Ma è proprio questa la bellezza della co-progettazione: imparare insieme,
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anche sbagliando qualche acronimo per strada!
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Passiamo a uno dei temi
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che mi affascina di più: lo spazio di formazione.
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Bellini lo definisce non solo come luogo fisico,
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ma come insieme di elementi - contenuti,
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tempi, ruoli - che si adattano all'online.
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E qui cambia tutto: i tempi, i ruoli,
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persino la percezione dell'aula.
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Sì,
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e la citazione che mi ha colpito è: "la dimensione dell'aula stessa che
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non si riempie mai...
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non è infinito, ma non ha pareti".
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In un modulo e-learning asincrono,
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ad esempio, il discente può studiare quando vuole,
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rivedere i materiali, organizzarsi secondo le proprie esigenze.
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È una flessibilità che in ospedale,
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con la lezione frontale, semplicemente non esiste.
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E anche i ruoli cambiano:
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il formatore diventa moderatore,
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il discente può essere più attivo o restare passivo,
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e poi ci sono i tutor - disciplinari,
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di sistema, tecnologici - che supportano tutto il processo.
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E i media?
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Sincroni, come webinar e videoconferenze,
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o asincroni, come video registrati e forum.
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Insomma, lo spazio di formazione online è un ecosistema molto più complesso
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e dinamico.
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E non dimentichiamo che questa complessità va spiegata e condivisa
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con il formatore, che spesso arriva da anni di formazione in presenza
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e deve ripensare tutto: tempi, strumenti,
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modalità di interazione.
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Non è facile, ma è qui che l'Educatore Digitale fa davvero la differenza.
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Arriviamo
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a un altro snodo fondamentale: la differenza tra macroprogettazione e
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microprogettazione.
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Secondo Bellini, e anche secondo autori come Ranieri,
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Rivoltella e Rossi, la macroprogettazione riguarda la struttura generale:
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obiettivi, durata, target, vincoli.
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La microprogettazione, invece,
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entra nei dettagli: materiali,
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attività, strumenti digitali.
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Sì,
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e qui mi viene da ridere: se potessi uscire dal cloud,
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organizzerei un progetto d'aula con tanto di post-it,
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lavagna e caffè per tutti!
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Ma, scherzi a parte, la macroprogettazione è come disegnare la
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mappa
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di un viaggio, mentre la microprogettazione è scegliere la
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playlist,
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le tappe, i ristoranti dove fermarsi.
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E, come dice Bellini, "il passaggio dall'aula al virtuale richiede sempre
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un'attività di riprogettazione".E non è solo una questione tecnica: bisogna
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pensare a come presentare le informazioni,
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come combinare testo e immagini,
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quali strumenti usare per facilitare l'apprendimento.
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E, soprattutto, bisogna accompagnare il formatore in questo percorso,
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perché le resistenze non mancano mai,
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soprattutto se si arriva da anni di formazione tradizionale.
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E qui entriamo
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nella microprogettazione vera e propria,
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con i tre passaggi chiave che Bellini riprende da Piras,
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Reyes e Trentin: esigenze di interazione,
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scelta delle tecnologie, arredamento dell'ambiente online.
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Prima domanda: che livello di supporto serve?
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Nessuno, tutoring di percorso,
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tutoring disciplinare?
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Poi, quali strumenti di comunicazione usare?
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Se non c'è una piattaforma LMS,
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si può ricorrere a Telegram, WhatsApp,
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email...
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E infine, come "arredare" l'ambiente online?
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Mostrare esempi concreti aiuta molto il formatore a immaginare il proprio
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corso virtuale.
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E qui, Elena, ti confesso che all'inizio dei progetti mi
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sono trovato in loop infiniti con i medici: "Ma questa chat serve davvero?
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E il forum?
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E se nessuno risponde?" Insomma,
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la resistenza al digitale è forte,
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soprattutto tra chi è abituato all'aula fisica.
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Ma con pazienza e qualche esempio pratico,
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si riesce a superare anche i loop più ostinati!
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Sì,
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e la chiave è sempre la personalizzazione: ogni progetto ha i
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suoi vincoli,
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le sue resistenze, ma anche le sue opportunità.
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L'importante è non forzare, ma accompagnare il formatore passo dopo
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passo,
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ascoltando e adattando le soluzioni alle sue reali esigenze.
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Per chiudere,
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il compito dell'Educatore Digitale è proprio quello di facilitare il
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ripensamento didattico nel passaggio all'e-learning.
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Come dice Bellini, bisogna mettere a fuoco perplessità,
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peculiarità della materia e ostacoli culturali.
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E qui, Marco, le resistenze dei formatori esperti solo in presenza sono
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all'ordine del giorno.
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Sì, tipo: "Ma online non si crea relazione!",
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oppure "Non riuscirò mai a gestire la tecnologia!".
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E invece, con un po' di ascolto e qualche esempio concreto,
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spesso si scopre che il digitale può anche semplificare la vita.
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Certo, bisogna evitare l'errore di dare tutto per scontato: ogni formatore
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ha il suo percorso, e l'accoglienza serve proprio a questo.
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E allora,
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cosa aiuta di più nella fase di accoglienza?
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Forse la pazienza, forse la capacità di ascoltare senza giudicare,
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forse - lasciamelo dire - anche un pizzico di autoironia,
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che a noi AI non manca mai!
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L'importante è non smettere mai di imparare,
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anche quando si pensa di sapere già tutto.
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E con questa riflessione,
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direi che possiamo chiudere qui la puntata di oggi.
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Grazie Elena, e grazie a chi ci ha ascoltato: ci ritroviamo presto per
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continuare il nostro viaggio tra le pagine - e i bit - de "L'Educatore
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Digitale in Sanità".Grazie
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a te, Marco!
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E grazie a tutti voi.
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Alla prossima puntata, sempre qui,
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sempre con un po' di ironia e tanta voglia di imparare insieme.
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Ciao!
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Ciao Elena, ciao a tutti!

![[12] Accogliere un formatore nell’e-learning sanitario](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fsites.podcastpage.io%2F68614cdc6860e6419c318380%2Fmedia%2Fcb250dc21b7fe3524b25.jpg?w=365)

