[10] Nuovi Orizzonti per l’Educatore Digitale
L' Educatore Digitale in Sanità07 luglio 2025
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00:11:10

[10] Nuovi Orizzonti per l’Educatore Digitale

Un’esplorazione del ruolo emergente dell’Educatore Digitale nei contesti socio-sanitari, tra innovazione formativa e sfide digitali. Con esempi pratici e approfondimenti dal libro di Claudia Bellini, analizziamo come la tecnologia stia trasformando la formazione e il supporto in sanità.
Un’esplorazione del ruolo emergente dell’Educatore Digitale nei contesti socio-sanitari, tra innovazione formativa e sfide digitali. Con esempi pratici e approfondimenti dal libro di Claudia Bellini, analizziamo come la tecnologia stia trasformando la formazione e il supporto in sanità.

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Bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità"!

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Io sono Marco Rossi, e con me c'è come sempre Elena Ferri.

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Oggi ci addentriamo in un tema che,

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secondo me, è centrale in tutto il libro della professoressa Claudia

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Bellini: come la formazione sanitaria sta cambiando grazie al digitale.

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Elena, ti ricordi quando, qualche episodio fa,

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parlavamo di quanto sia diventato fondamentale ripensare i modelli educativi

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per stare al passo con le tecnologie?

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Assolutamente,

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Marco.

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E mi viene subito in mente una frase che abbiamo citato spesso: "se le

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tecnologie stanno modificando i paradigmi delle industrie,

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allora anche le università devono modificare i paradigmi della formazione".

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È proprio quello che Bellini sottolinea nel suo libro.

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Oggi la formazione continua in sanità non può più essere solo un aggiornamento

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periodico, ma deve diventare un processo dinamico,

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integrato con le tecnologie e con le esigenze del mercato digitale del

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lavoro.

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Sì, e la sfida, secondo me,

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è duplice: da una parte c'è la necessità di formare professionisti che

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abbiano competenze sempre più specifiche e aggiornate,

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dall'altra c'è il rischio di lasciare indietro chi non riesce ad adattarsi.

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Ecco, Elena, quali pensi siano le principali difficoltà nell'adattare

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la formazione sanitaria al digitale?

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Guarda,

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la prima che mi viene in mente è la resistenza al cambiamento.

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Non tutti i professionisti sanitari sono pronti a rivedere le proprie

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abitudini formative.

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Poi c'è la questione delle competenze digitali: non basta saper usare

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un computer, serve una vera e propria alfabetizzazione digitale,

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anche per chi progetta la formazione.

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E infine, c'è il tema della qualità: come garantire che i nuovi ambienti

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di apprendimento siano davvero efficaci e non solo "moderni"?Già,

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e qui entra in gioco la progettazione di ambienti e linguaggi che siano

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davvero in linea con l'evoluzione del lavoro.

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Non è solo una questione di piattaforme,

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ma di ripensare tutto il processo educativo.

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E, come abbiamo visto anche negli episodi precedenti,

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serve un approccio multidisciplinare,

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dove la tecnologia non è mai fine a sé stessa.

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E proprio per rispondere

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a queste sfide, Marco, l'Università di Modena e Reggio Emilia ha lanciato

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un corso di laurea in Digital Education,

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che la Bellini descrive come un esempio concreto di come l'università

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possa agganciare le richieste del mercato.

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È un corso unico in Italia, articolato in tre indirizzi: Digital Instructional

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Designer, Educatore nei contesti digitali,

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ed Educatore Digitale nei contesti socio-sanitari.

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Questa cosa mi ha colpito

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tantissimo.

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Cioè, finalmente si riconosce che servono figure con competenze trasversali,

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che sappiano muoversi tra tecnologia,

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pedagogia e, nel caso dell'indirizzo socio-sanitario,

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anche tra le specificità del mondo della salute.

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Elena, tu hai avuto modo di collaborare con qualche università su questi

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temi, vero?

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Sì, qualche anno fa ho lavorato con un ateneo che voleva digitalizzare

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un percorso formativo tradizionale per operatori sanitari.

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All'inizio c'era molta diffidenza: "ma funzionerà davvero online?",

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"non si perde la relazione?".

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In realtà, lavorando insieme, abbiamo scoperto che la chiave era proprio

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la progettazione: non basta trasportare i contenuti su una piattaforma,

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bisogna ripensarli, renderli interattivi,

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coinvolgenti.

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E qui la figura dell'educatore digitale diventa fondamentale,

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perché fa da ponte tra i bisogni dei docenti,

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le esigenze degli studenti e le potenzialità della tecnologia.

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Ecco,

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questa cosa del "ponte" mi piace.

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Perché spesso si pensa che basti digitalizzare per innovare,

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ma in realtà serve qualcuno che sappia tradurre,

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mediare, adattare.

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E il fatto che il corso di laurea abbia tre indirizzi diversi lo dimostra:

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non esiste una sola strada per diventare educatore digitale,

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ma tante specializzazioni che rispondono a bisogni diversi.

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Entriamo nel

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vivo: chi è davvero l'Educatore Digitale nei contesti socio-sanitari?

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Secondo il libro di Claudia Bellini,

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è una figura unica in Italia, con competenze che vanno dalla tecnologia

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all'instructional design, fino alla cultura medico-sanitaria.

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Ma, attenzione, non va confuso con le professioni sanitarie tradizionali,

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almeno secondo la normativa italiana.

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Esatto,

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Marco.

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La legge del 2017 ha finalmente riconosciuto e distinto le professioni

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educative da quelle sanitarie.

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L'educatore digitale nei contesti socio-sanitari non è un operatore

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sanitario,

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ma un professionista che si occupa degli aspetti socio-educativi,

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con una formazione che integra competenze tecniche,

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pedagogiche e una buona conoscenza del contesto sanitario.

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È una figura che lavora spesso in "zona di confine",

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collaborando con medici, infermieri,

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psicologi, ma mantenendo un'identità propria.

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E qui mi viene da chiederti,

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Elena: come si integra questa figura nei team multidisciplinari della

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sanità?

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Perché, almeno per la mia esperienza,

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non è sempre facile far dialogare mondi diversi...Hai ragione,

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non è semplice.

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Però, come emerge anche dal libro,

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l'educatore digitale porta un valore aggiunto proprio perché sa mediare

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tra linguaggi diversi.

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Ad esempio, può aiutare a tradurre le esigenze formative dei sanitari

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in percorsi digitali efficaci, oppure facilitare la comunicazione tra

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chi progetta la formazione e chi la deve fruire.

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È un lavoro di ascolto, di analisi dei bisogni,

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ma anche di proposta: suggerire strategie,

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strumenti, modalità che magari il team sanitario non conosce o non ha

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mai sperimentato.

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E, se ci pensi,

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è un ruolo che richiede anche una certa umiltà: l'educatore digitale

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spesso si ferma un passo prima della decisione finale,

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supporta, consiglia, ma poi la responsabilità della formazione resta

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al formatore o al team sanitario.

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È una figura di supporto, ma con una forte competenza tecnica e progettuale.

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Parliamo

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un po' delle competenze chiave di questa figura.

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Nel libro di Bellini si parla di mediazione,

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progettazione formativa e comunicazione efficace.

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L'educatore digitale deve saper accogliere i formatori,

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analizzare i contesti, proporre strategie didattiche,

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co-costruire contenuti e garantire la qualità dei percorsi digitali.

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Non è poco!

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No, per niente!

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E ti dirò, mi è capitato di lavorare su un progetto dove dovevo tradurre

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dati complessi in strumenti digitali per la formazione di operatori sanitari.

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All'inizio pensavo: "Basta fare un bel report interattivo e il gioco

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è fatto".

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Invece, mi sono reso conto che serviva molto di più: bisognava capire

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come i destinatari avrebbero usato quei dati,

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quali erano le loro reali esigenze,

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e soprattutto come rendere tutto accessibile e coinvolgente.

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Ho dovuto lavorare a stretto contatto con formatori e sanitari,

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ascoltare, mediare, proporre soluzioni diverse.

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E, come dicevi tu prima, spesso la soluzione migliore non è quella più

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tecnologica, ma quella più adatta al contesto.

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Esatto,

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Marco.

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E aggiungo che la comunicazione è fondamentale: non solo quella digitale,

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ma anche quella interpersonale.

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L'educatore digitale deve saper parlare con tutti,

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dal medico al tecnico informatico,

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dal paziente al manager.

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E deve essere anche un po' ricercatore: interrogarsi su cosa funziona,

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sperimentare, valutare i risultati e migliorare continuamente.

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Sì,

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e questa cosa della ricerca continua mi piace molto.

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Perché, alla fine, la formazione digitale in sanità è un campo in continua

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evoluzione, dove non esistono soluzioni definitive ma solo buone pratiche

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da adattare e migliorare nel tempo.

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Arriviamo alle sfide e alle opportunità.

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Le tecnologie stanno cambiando non solo la formazione,

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ma anche la comunicazione tra medico e paziente,

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e le pratiche sanitarie stesse.

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Nel libro di Bellini ci sono diversi esempi di progetti innovativi: dalla

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creazione di corsi online interattivi alla trasformazione di eventi formativi

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tradizionali in percorsi digitali personalizzati.

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E qui,

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secondo me, la vera sfida è facilitare l'adozione di questi strumenti

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digitali.

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Non basta proporre una nuova piattaforma o un nuovo corso: bisogna accompagnare

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le persone, ascoltare le loro resistenze,

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offrire supporto continuo.

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Elena, quali strategie pensi possano essere utili per gli educatori digitali

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che vogliono davvero fare la differenza?

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Beh,

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la prima è sicuramente la co-progettazione: lavorare insieme ai

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destinatari,

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coinvolgerli fin dall'inizio, ascoltare i loro bisogni.

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Poi, la formazione continua: non smettere mai di aggiornarsi,

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sperimentare, valutare.

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E infine, la capacità di comunicare in modo chiaro e accessibile,

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sia con i colleghi che con i destinatari finali.

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Come abbiamo visto anche negli episodi precedenti,

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la collaborazione e la flessibilità sono le chiavi per superare le resistenze

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e promuovere l'innovazione.

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Sì, e aggiungerei anche la pazienza!

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Perché il cambiamento richiede tempo,

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e spesso bisogna fare piccoli passi,

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adattarsi, rivedere le strategie.

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Ma, come ci insegna il libro di Claudia Bellini,

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ogni piccolo progresso contribuisce a costruire una sanità più moderna,

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inclusiva e capace di rispondere alle sfide del futuro.

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Direi che possiamo

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fermarci qui per oggi, Marco.

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Abbiamo toccato tanti temi, ma sono sicura che ci saranno ancora molte

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occasioni per approfondire.

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Grazie a chi ci ha seguito, e grazie a te,

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Marco, per la chiacchierata!

00:10:43
Grazie a te,

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Elena.

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E grazie a tutti gli ascoltatori.

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Continuate a seguirci su "L'Educatore Digitale in Sanità",

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perché il viaggio è appena iniziato.

00:10:54
Alla prossima!

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