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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità".
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Io sono Marco Rossi, e oggi, insieme a Elena Ferri,
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vi portiamo dietro le quinte della formazione digitale,
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partendo proprio dal terzo capitolo del libro di Claudia Bellini,
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"L'educatore digitale in sanità".Ciao Marco,
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ciao a tutti!
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Sì, oggi parliamo di un tema che spesso rimane un po' nell'ombra: la
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co-progettazione nei corsi a distanza,
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soprattutto in ambito sanitario.
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È un argomento che, secondo me,
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merita davvero attenzione perché...
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beh, senza una buona progettazione condivisa,
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il rischio è di creare corsi che non rispondono davvero ai bisogni di
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chi li segue.
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Esatto, e quando si parla di co-progettazione,
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si intende proprio quel rapporto uno a uno tra progettista didattico
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e formatore.
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Non è solo una questione di mettere insieme le competenze,
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ma di farle dialogare, no?
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Mi viene in mente una volta, qualche anno fa,
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quando ho lavorato con un instructional designer per un corso di data
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science rivolto agli operatori sanitari.
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All'inizio pensavo: "Vabbè, io porto i dati,
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lui si occupa della piattaforma".
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Ma poi ho capito che era molto di più.
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Lui mi ha aiutato a tradurre concetti complessi in attività pratiche,
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a scegliere i momenti giusti per inserire quiz o simulazioni...
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insomma, senza di lui il corso sarebbe stato molto più noioso e,
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probabilmente, meno efficace.
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Sì,
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e questa figura del progettista didattico,
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o instructional designer, è proprio un facilitatore tra docenti,
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formatori e tecnologia.
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Spesso, come dice anche Bellini,
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viene confusa con chi si occupa solo di aspetti tecnici o di contenuto,
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ma in realtà il suo ruolo è molto più di confine,
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quasi da "ponte" tra le varie anime del corso.
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E, se ci pensi, questa collaborazione è fondamentale soprattutto quando
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si lavora a distanza, dove manca il contatto diretto e bisogna essere
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ancora più attenti a come si costruisce l'esperienza di apprendimento.
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Ecco,
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e qui mi viene da dire che, come abbiamo già accennato in qualche episodio
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fa, la progettazione non è mai un processo rigido.
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I modelli servono da guida, ma poi è la relazione tra le persone che
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fa la differenza.
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E, a volte, bisogna anche saper improvvisare,
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adattarsi al contesto, ai bisogni che emergono strada facendo.
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Assolutamente.
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E a proposito di ruoli, oggi c'è una vera e propria galassia di figure
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di supporto nella progettazione dei corsi a distanza.
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Instructional designer, educational developer,
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learning technologist, ingénieur pédagogique...
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ognuno con sfumature diverse, a seconda del contesto e del paese.
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In Italia si sta diffondendo il termine instructional designer,
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ma negli Stati Uniti è già una professione consolidata,
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mentre nel Regno Unito si parla più spesso di learning technologist,
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e in Francia di ingénieur pédagogique.
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Sì,
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e questa varietà di titoli a volte crea un po' di confusione,
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anche tra chi lavora nella formazione.
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Però, se guardiamo alle competenze chiave,
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ci sono dei punti fermi: comunicazione,
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gestione, design, conoscenza dei tool digitali.
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E poi, ovviamente, la capacità di lavorare in team e di adattarsi ai
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cambiamenti tecnologici.
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Non so tu, Elena, ma io ho visto spesso che chi riesce a fare la differenza
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è proprio chi sa mettere insieme queste competenze trasversali.
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Sì,
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e aggiungerei anche il problem solving e la capacità di prendere decisioni
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rapide, soprattutto quando si lavora su progetti complessi o con scadenze
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strette.
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Un esempio interessante, che viene citato anche nel libro,
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è il Center for Innovative Teaching and Learning della Northern Illinois
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University.
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Lì hanno creato un vero e proprio centro di supporto per i docenti,
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dove instructional designer e altri esperti lavorano fianco a fianco
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per progettare o riprogettare corsi,
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sia in presenza che online.
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È un modello che secondo me potrebbe essere d'ispirazione anche per le
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nostre università.Sì, e tra l'altro,
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come dicevi tu prima, l'instructional designer non è mai l'esperto della
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materia, ma lavora insieme ai docenti per costruire ambienti di apprendimento
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efficaci.
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E qui, secondo me, c'è ancora tanto da fare in Italia,
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perché spesso si pensa che basti conoscere la piattaforma o saper fare
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le slide, ma in realtà serve una visione molto più ampia,
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che tenga insieme pedagogia, tecnologia e gestione del progetto.
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Esatto,
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e anche la letteratura lo conferma: le competenze richieste vanno dall'editing
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dei contenuti allo sviluppo di media,
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dalla progettazione grafica alla formazione dei docenti stessi su come
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costruire un corso.
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Insomma, è un lavoro che richiede aggiornamento continuo e una certa
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flessibilità mentale.
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E qui arriviamo al punto forse più delicato: l'importanza
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dei team multidisciplinari e dell'aggiornamento continuo,
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soprattutto in sanità.
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Ormai le tecnologie cambiano a una velocità pazzesca,
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e chi lavora nella formazione deve essere sempre pronto a imparare cose
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nuove, a sperimentare nuovi ambienti e piattaforme.
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Mi viene in mente un caso recente: in un ospedale con cui collaboro,
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hanno introdotto un nuovo modulo e-learning per la gestione delle
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emergenze.
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Il formatore e l'instructional designer hanno lavorato insieme per adattare
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i contenuti alle esigenze del personale,
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testando diverse soluzioni prima di trovare quella giusta.
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Non è stato facile, ma il risultato è stato un corso molto più coinvolgente
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e utile per tutti.
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Sì, e secondo me questo esempio mostra bene quanto sia
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fondamentale la comunicazione tra i diversi attori.
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Quando formatore, progettista,
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tecnologi e magari anche chi si occupa di valutazione lavorano insieme,
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la qualità dei corsi migliora tantissimo.
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E anche la valutazione diventa più accurata,
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perché si riesce a monitorare meglio sia l'efficacia che la partecipazione.
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In fondo, come abbiamo visto anche in altri episodi,
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la formazione digitale in sanità è un processo in continua evoluzione,
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e solo con un lavoro di squadra si possono affrontare davvero le sfide
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che emergono.
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Sì, e forse la cosa più importante è proprio questa: non
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smettere mai di imparare, di confrontarsi e di sperimentare.
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Anche perché, come ci insegna la storia della formazione digitale,
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ogni volta che pensiamo di aver trovato la soluzione definitiva...
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arriva una nuova tecnologia o un nuovo bisogno che ci costringe a rimetterci
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in gioco.
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E direi che con questo possiamo chiudere la puntata di oggi.
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Grazie Marco per le tue storie e i tuoi spunti,
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e grazie a chi ci ha seguito fin qui.
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Nelle prossime puntate continueremo a esplorare il mondo della formazione
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digitale in sanità, sempre con uno sguardo pratico e,
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speriamo, utile per chi ci ascolta.
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Grazie a te Elena,
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e grazie a tutti voi.
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Se avete domande o volete condividere le vostre esperienze,
00:07:32
scriveteci!
00:07:33
Alla prossima puntata!
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Ciao Marco,
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ciao a tutti!

![[09] Dietro le quinte della formazione digitale](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2F3mYaMmBlz213qgLlogCkX.jpg?w=365)

