[08] Progettare per l’Apprendimento Digitale
L' Educatore Digitale in Sanità02 luglio 2025
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00:07:26

[08] Progettare per l’Apprendimento Digitale

Un’immersione nelle strategie e nei modelli di progettazione didattica per la formazione sanitaria, tra spirale di Guilbert, ADDIE e l’innovazione digitale. Marco ed Elena esplorano come integrare strumenti e metodi per rispondere ai bisogni reali dei discenti, con esempi concreti e riflessioni dal campo.
Un’immersione nelle strategie e nei modelli di progettazione didattica per la formazione sanitaria, tra spirale di Guilbert, ADDIE e l’innovazione digitale. Marco ed Elena esplorano come integrare strumenti e metodi per rispondere ai bisogni reali dei discenti, con esempi concreti e riflessioni dal campo.

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Ciao a tutti e bentornati su "L'Educatore Digitale in Sanità".

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Io sono Elena Ferri, e qui con me c'è Marco Rossi.

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Oggi ci immergiamo in un tema che,

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secondo me, è la vera ossatura della formazione sanitaria: la progettazione

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didattica.

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Marco, partiamo dalla spirale di Guilbert?

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Ciao Elena,

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ciao a tutti!

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Sì, la spirale di Guilbert...

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Allora, io la trovo affascinante perché,

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anche se nasce da una guida del 2002,

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è ancora super attuale.

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In pratica, è un modello in quattro tappe che ti aiuta a progettare la

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formazione in modo logico e ricorsivo.

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Non è solo teoria, eh, ma proprio una guida pratica.

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Esatto.

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Le quattro tappe sono: prima, l'individuazione dei problemi prioritari

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di salute e la definizione degli obiettivi educativi.

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Poi, la pianificazione di un sistema di valutazione,

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che è già nella seconda fase, e questa è una cosa che spesso si sottovaluta.

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Terza tappa: la pianificazione del programma educativo,

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quindi la scelta dei metodi e la costruzione del percorso.

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E infine, l'attuazione della valutazione,

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dove si verifica davvero l'impatto dell'intervento.

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Sì,

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e quello che mi colpisce è proprio la ricorsività.

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Non è che fai una volta e basta: ogni volta che cambi qualcosa,

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torni indietro, rivedi gli obiettivi,

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aggiusti la valutazione...

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È un ciclo continuo.

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E poi, come dice Guilbert, "un programma di formazione non deve essere

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il risultato di un accumularsi automatico nei secoli di nozioni,

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ma dev'essere costruito selettivamente in funzione delle sue finalità

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pedagogiche".Bellissima questa citazione.

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E ti dirò, io l'ho sperimentato in un progetto universitario qualche

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anno fa.

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All'inizio, ci siamo concentrati solo sui contenuti,

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ma quando abbiamo iniziato a definire bene gli obiettivi educativi,

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tutto è cambiato.

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Gli studenti erano più motivati,

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il percorso era più chiaro, e anche la valutazione aveva finalmente senso.

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È come se la spirale ti obbligasse a non perdere mai di vista il "perché"

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di quello che fai.

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E poi, la formazione deve essere orientata alla comunità,

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non solo all'individuo.

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Guilbert lo dice chiaramente: bisogna partire dai bisogni reali,

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non da quello che pensiamo serva.

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E questa cosa, secondo me, vale ancora di più oggi,

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con tutte le sfide che ci sono in sanità.Sì,

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e anche il discente deve essere sempre attivo,

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non solo ricevere informazioni.

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È un cambio di paradigma che, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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è fondamentale per la formazione continua in medicina.

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A proposito di

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cambi di paradigma, passiamo all'online.

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L'Online Educational Design, o OED,

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è un po' diverso dalla progettazione tradizionale.

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Qui non si parla tanto di programma,

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ma di progetto formativo, dove il design serve a definire tutto: obiettivi,

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materiali, attività, valutazione...

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È molto più dettagliato, no?

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Sì,

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e soprattutto è un sistema.

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I corsi online sono pensati per essere autonomi,

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interattivi, con spiegazioni, esempi,

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domande, feedback...

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L'obiettivo è rendere i discenti autosufficienti nell'apprendimento.

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E poi ci sono i percorsi, che sono insiemi di corsi per obiettivi più

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complessi.

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Tutto questo compone il cosiddetto sistema e-learning.

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E qui entra in

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gioco il modello ADDIE, che secondo me è un po' la "cassetta degli attrezzi"

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di chi progetta e-learning.

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Analysis, Design, Development,

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Implementation, Evaluation.

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Non è una sequenza rigida, ma una guida per affrontare problemi complessi.

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Io, per esempio, ho lavorato su un corso e-learning per operatori sanitari

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dove la fase di analisi delle competenze digitali è stata fondamentale.

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Se non capisci da dove partono i partecipanti,

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rischi di fare un corso che non serve a nessuno.

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Assolutamente.

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E la flessibilità è cruciale.

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Come dice Persico e Pozzi, non bisogna seguire le fasi in modo pedissequo,

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ma adattarle al contesto, ai bisogni,

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alle risorse.

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E anche qui, la creatività conta tantissimo.

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Non è solo una questione di procedure,

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ma di scelte progettuali che devono essere condivise,

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soprattutto se si lavora in team.

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Ecco,

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questa cosa della condivisione mi fa pensare a quanto sia importante

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il ruolo dell'educatore digitale,

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che non è solo un tecnico, ma un vero facilitatore.

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Ma magari ci arriviamo tra poco...Sì,

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perché secondo Claudia Bellini,

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l'educatore digitale è proprio il ponte tra bisogni e strumenti.

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Non basta conoscere la tecnologia,

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bisogna saperla adattare ai bisogni reali dei discenti.

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E qui la personalizzazione dei percorsi formativi fa la differenza,

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insieme alla valutazione continua.

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Sì,

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e questa cosa l'abbiamo vista anche nella puntata scorsa,

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quando parlavamo delle nuove competenze per la sanità digitale.

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L'educatore digitale deve essere innovatore,

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ma anche molto pragmatico.

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Deve saper leggere il contesto,

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capire le competenze digitali dei partecipanti e adattare le attività

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di conseguenza.

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Guarda, ti racconto un esempio.

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In un laboratorio blended che ho seguito,

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mi sono accorta che il livello di competenza digitale era molto eterogeneo.

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Allora ho adattato le attività: chi era più esperto ha lavorato su progetti

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avanzati, chi era meno sicuro ha fatto esercitazioni guidate.

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Il risultato?

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Tutti erano coinvolti, nessuno si è sentito escluso,

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e la partecipazione è stata altissima.

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Ecco,

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questo è il punto.

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L'educatore digitale non è solo un facilitatore,

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ma anche un innovatore che sa personalizzare e valutare in modo

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continuo.

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E, come dicevamo, la valutazione non è solo alla fine,

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ma accompagna tutto il percorso.

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Così si riesce davvero a rispondere ai bisogni reali,

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non solo a quelli teorici.

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Direi che possiamo fermarci qui per oggi.

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Abbiamo visto come la progettazione didattica,

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sia tradizionale che digitale,

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richieda attenzione, flessibilità e tanta capacità di ascolto.

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E il ruolo dell'educatore digitale,

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come ci insegna Claudia Bellini,

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è sempre più centrale.

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Sì, e sono sicuro che nei prossimi episodi avremo

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modo di approfondire ancora di più questi temi,

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magari con altri esempi dal campo.

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Grazie Elena, è sempre un piacere chiacchierare con te.

00:06:57
Grazie a te Marco,

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e grazie a chi ci ha ascoltato.

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Alla prossima puntata di "L'Educatore Digitale in Sanità".

00:07:08
Ciao a tutti!

00:07:08
Ciao a tutti, a presto!

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