[07] Nuove Competenze per la Sanità Digitale
L' Educatore Digitale in Sanità30 giugno 2025
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00:08:26

[07] Nuove Competenze per la Sanità Digitale

Scopriamo il ruolo emergente dell'educatore digitale nel settore sanitario, partendo dal terzo capitolo del libro di Claudia Bellini. Analizziamo le competenze chiave, le sfide della digitalizzazione e l'impatto sull'innovazione.
Scopriamo il ruolo emergente dell'educatore digitale nel settore sanitario, partendo dal terzo capitolo del libro di Claudia Bellini. Analizziamo le competenze chiave, le sfide della digitalizzazione e l'impatto sull'innovazione.

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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità".

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Oggi partiamo proprio con una citazione dal terzo capitolo del libro

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di Claudia Bellini, che secondo me racchiude bene il senso di questa puntata:

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«Se le tecnologie stanno modificando i paradigmi delle industrie,

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allora anche le scuole e le università devono modificare i paradigmi

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della formazione».Sì, questa frase mi fa sempre riflettere.

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Perché, insomma, la sanità non è più solo questione di camici bianchi

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e corsi in aula.

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L'educatore digitale sta diventando una figura chiave,

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quasi...

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come dire, un ponte tra il mondo della formazione tradizionale e quello

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delle nuove tecnologie.

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E non è solo una questione di saper usare una piattaforma,

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eh.

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No, infatti.

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È proprio un cambio di mentalità.

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L'educatore digitale, soprattutto nei contesti socio-sanitari,

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deve saper integrare competenze che vanno dalla progettazione didattica

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all'analisi dei bisogni formativi,

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fino alla conoscenza delle tecnologie e degli ambienti digitali.

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E questa cosa, Marco, la vediamo anche nella formazione universitaria:

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pensa al corso di Digital Education dell'Università di Modena e Reggio

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Emilia, che prepara proprio queste figure ibride.

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Sì,

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e tra l'altro, come dice Bellini,

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questa figura non è ancora del tutto definita a livello normativo,

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ma è già richiesta dal mercato.

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Ecco, mi viene da chiederti: secondo te,

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Elena, in che modo la digitalizzazione sta cambiando la formazione sanitaria?

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Perché io vedo che c'è una spinta fortissima verso la personalizzazione

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e la flessibilità, ma magari mi sfugge qualcosa...Guarda,

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secondo me la digitalizzazione sta rivoluzionando tutto,

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anche se non sempre ce ne accorgiamo.

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Prima la formazione era quasi tutta in presenza,

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ora invece si parla di blended,

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di FAD, di microlearning...

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E come abbiamo già discusso in una puntata precedente,

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la pandemia ha accelerato questa trasformazione.

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Ma la vera sfida è che non basta digitalizzare i contenuti: serve qualcuno

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che sappia progettare esperienze formative efficaci,

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che tenga conto dei bisogni reali dei professionisti sanitari e delle

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specificità dei contesti in cui lavorano.

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Sì,

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e qui entra in gioco proprio l'educatore digitale.

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Non solo come tecnico, ma come facilitatore,

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progettista, e anche un po' innovatore,

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no?

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A proposito di competenze, c'è un passaggio interessante nel libro

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che cita Andrea Traverso: lui individua sette competenze chiave per chi

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progetta la formazione.

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Vediamo se me le ricordo tutte...

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Allora: analizzare i contesti,

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usare modelli progettuali, identificare finalità e bisogni,

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attivare processi partecipativi,

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gestire spazi e tempi, amministrare risorse e responsabilità educativa,

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e infine valutare obiettivi e azioni.

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Sette, giusto?

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Sì, sono sette.

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E sono tutte fondamentali, anche se spesso in Italia si tende a ridurre

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il ruolo del progettista a quello di tecnico o di semplice creatore di

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contenuti.

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In realtà, come succede negli Stati Uniti con l'instructional designer,

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o nel Regno Unito con l'educational developer,

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questa figura ha un ruolo molto più ampio.

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In Francia, ad esempio, si parla di ingégnieur pédagogique,

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che lavora sia sulla parte tecnica che su quella metodologica.

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Esatto,

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e secondo me in Italia siamo ancora un po' indietro su questo.

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Ti racconto un aneddoto: qualche anno fa ho lavorato a un progetto universitario

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di formazione a distanza.

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All'inizio c'era un po' di diffidenza tra docenti e progettisti,

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sembrava quasi che parlassimo lingue diverse.

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Poi, quando abbiamo iniziato a lavorare insieme,

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condividendo le nostre competenze,

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il corso è diventato molto più efficace.

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È stato proprio un esempio di co-progettazione,

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come dice Bellini: un rapporto uno a uno dove ognuno porta il suo valore.

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Questa

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cosa la vedo anch'io spesso.

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E non è solo una questione di strumenti,

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ma di mentalità.

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L'educatore digitale deve saper comunicare,

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risolvere problemi, conoscere i tool tecnologici,

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ma anche lavorare in team e adattarsi ai cambiamenti.

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E, come dicevi tu, la collaborazione tra progettista e docente è fondamentale

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per creare ambienti di apprendimento davvero significativi.

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Sì,

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e tra l'altro, come emerge anche dagli studi internazionali,

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ci sono diversi profili di instructional designer: c'è chi fa anche il

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project manager, chi si occupa di editing e grafica,

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e chi invece gestisce tutto da solo,

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il cosiddetto "one band man".

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In Italia forse siamo ancora alla ricerca di un'identità precisa per

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questa figura, ma la direzione è quella giusta.

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Ecco,

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e secondo me la vera sfida è proprio questa: riconoscere il valore di

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queste competenze trasversali e creare percorsi formativi che le sviluppino

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davvero, non solo sulla carta.

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Parlando di sfide,

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Bellini sottolinea che la digitalizzazione nei contesti

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socio-sanitari

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porta con sé una serie di complessità nuove.

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Non basta più aggiornarsi ogni tanto: serve un apprendimento continuo,

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la capacità di adattarsi a tecnologie che cambiano in fretta,

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e anche una certa attitudine all'interdisciplinarità.

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L'educatore digitale, in questo senso,

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deve essere un po' "antenna" dei bisogni emergenti e un po' "regista"

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dei processi formativi.

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Sì, e se pensiamo ai percorsi di formazione continua

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per il personale sanitario, il ruolo dell'educatore digitale diventa ancora

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più centrale.

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Ti faccio un esempio pratico: in un'azienda sanitaria,

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l'educatore digitale può supportare la progettazione di corsi online

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che non siano solo trasferimento di slide,

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ma veri e propri ambienti di apprendimento,

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con attività interattive, simulazioni,

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e magari anche strumenti di learning analytics per monitorare i progressi.

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Esatto,

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e qui arriviamo a una domanda che secondo me è cruciale: quali strumenti

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possono aiutare a monitorare la qualità e l'efficacia dei corsi digitali

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in sanità?

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Perché progettare è importante,

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ma poi bisogna anche capire se quello che facciamo funziona davvero.

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Guarda,

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non c'è una risposta unica, ma sicuramente servono strumenti di

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valutazione

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integrati: piattaforme che permettano di tracciare le attività,

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questionari di feedback, analisi dei dati di partecipazione e di apprendimento.

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E, come abbiamo già detto in una puntata precedente,

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la valutazione non deve essere solo quantitativa,

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ma anche qualitativa: capire se i professionisti si sentono davvero più

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competenti, se riescono ad applicare quello che imparano nella pratica

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quotidiana.

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Sì, e forse la sfida più grande è proprio questa: non fermarsi

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agli indicatori facili, ma andare a fondo,

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ascoltare i bisogni, adattare i percorsi.

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L'educatore digitale, in fondo,

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è un innovatore che lavora dietro le quinte,

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ma il suo impatto si vede nei risultati concreti.

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Direi che abbiamo toccato

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tanti punti oggi.

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L'educatore digitale in sanità è una figura in evoluzione,

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piena di sfide ma anche di opportunità.

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E sono curioso di vedere come si svilupperà nei prossimi anni.

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Anch'io,

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Marco.

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E sono sicura che torneremo ancora su questi temi nelle prossime puntate.

00:08:02
Grazie a tutti per averci seguito,

00:08:04
e grazie a te per la chiacchierata!

00:08:04
Grazie a te,

00:08:08
Elena.

00:08:08
E grazie a chi ci ascolta ogni volta.

00:08:10
Alla prossima!

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