[06] Progettare la Formazione Digitale in Sanità
L' Educatore Digitale in Sanità30 giugno 2025
13
00:07:26

[06] Progettare la Formazione Digitale in Sanità

Esploriamo i modelli chiave per la formazione in sanità, dal metodo Guilbert all'approccio digitale, e analizziamo le sfide e opportunità dell'educazione digitale nel settore sanitario. Marco e Elena guidano il dialogo attraverso esempi concreti e riflessioni tratte dal libro della prof.ssa Bellini.
Esploriamo i modelli chiave per la formazione in sanità, dal metodo Guilbert all'approccio digitale, e analizziamo le sfide e opportunità dell'educazione digitale nel settore sanitario. Marco e Elena guidano il dialogo attraverso esempi concreti e riflessioni tratte dal libro della prof.ssa Bellini.

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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità",

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il podcast dove esploriamo il libro della professoressa Claudia Bellini.

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Oggi ci concentriamo sugli ultimi due paragrafi del secondo capitolo,

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che è davvero ricco di spunti pratici e teorici.

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Ciao Marco,

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ciao a tutti!

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Sì, oggi parliamo di un modello che,

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anche se non è nuovissimo, resta super attuale: la spirale di Guilbert.

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È una guida in quattro fasi per progettare la formazione in sanità,

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e secondo me è ancora una delle basi più solide per chi lavora in questo

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campo.

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Sì, e la cosa interessante è che non si tratta solo di trasmettere

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informazioni, ma di creare motivazione,

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lavorare sulle competenze, e soprattutto risolvere problemi reali.

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La prima fase della spirale, se non sbaglio,

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è proprio l'individuazione dei problemi prioritari di salute,

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giusto?

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Esatto!

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Si parte sempre da lì: c'è un problema di salute che va affrontato?

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Se sì, allora si definiscono gli obiettivi formativi.

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E questa analisi del contesto è fondamentale,

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perché un progetto formativo nasce solo se c'è davvero un bisogno concreto.

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Poi

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la seconda fase, che secondo me è quella che spesso viene sottovalutata,

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è la pianificazione della valutazione.

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Cioè, già all'inizio bisogna chiedersi: come faccio a capire se gli obiettivi

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sono stati raggiunti?

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Quali strumenti uso per valutare?

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Sì,

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e qui mi viene in mente un progetto che ho seguito in ospedale qualche

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anno fa.

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Avevamo introdotto una nuova procedura clinica,

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e solo grazie a una valutazione ben pianificata siamo riusciti a capire

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dove stavamo sbagliando e a migliorare l'approccio.

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Senza quella fase, avremmo continuato a ripetere gli stessi errori.

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E

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la terza tappa è la pianificazione del programma educativo vero e proprio:

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quindi scegliere i metodi di insegnamento,

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costruire il programma, insomma tutta la parte operativa.

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E infine,

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la quarta fase: l'attuazione della valutazione.

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Qui si applicano davvero gli strumenti che hai pensato prima,

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e si verifica se la formazione ha avuto un impatto sul problema di partenza.

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È un ciclo, no?

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Una spirale, appunto, che si può ripetere e adattare nel tempo.

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Sì,

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e questa ricorsività è proprio il punto di forza del modello.

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Non è un processo statico, ma si adatta ai cambiamenti dei bisogni e

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delle risorse.

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E, come dice la Bellini, la formazione deve essere orientata sia ai gruppi

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che agli individui, sempre con un occhio ai bisogni della comunità.E anche

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mantenere il discente attivo, portandolo gradualmente a gestire in autonomia

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il proprio apprendimento.

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È un approccio che, secondo me,

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anticipa molte delle idee che oggi ritroviamo nei modelli digitali.

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A

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proposito di modelli digitali, passiamo all'Online Educational Design.

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Qui il discorso si sposta: non si parla più solo di programmi,

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ma di veri e propri progetti formativi,

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dove il design serve a definire obiettivi,

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materiali, attività e valutazione in modo molto dettagliato.

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Sì,

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e la differenza principale rispetto ai metodi tradizionali è che nei

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corsi online tutto deve essere pensato per rendere il discente autonomo.

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Materiali interattivi, feedback immediati,

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attività collaborative... tutto serve a favorire l'apprendimento attivo.

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E

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qui entra in gioco il modello ADDIE,

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che secondo me è un po' la cassetta degli attrezzi di chi progetta e-learning.

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Analysis, Design, Development,

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Implementation, Evaluation.

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Non è un modello rigido, ma una guida flessibile per affrontare problemi

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complessi.

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Esatto, e ogni fase si adatta al contesto.

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L'analisi dei bisogni, ad esempio,

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non deve bloccare tutto il processo,

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ma aiutare a raccogliere le informazioni giuste per partire.

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Poi si passa alla progettazione degli obiettivi e delle strategie,

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allo sviluppo dei contenuti, all'implementazione e infine alla

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valutazione.

00:04:20
Mi

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viene in mente un caso concreto: qualche mese fa ho lavorato su un corso

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online per infermieri.

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All'inizio avevamo impostato degli obiettivi troppo generici,

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ma grazie a una valutazione continua siamo riusciti a ridefinirli e a

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rendere il corso molto più efficace.

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È stato un processo iterativo,

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proprio come suggerisce l'ADDIE.

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E questa flessibilità è fondamentale,

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soprattutto in sanità dove i bisogni cambiano rapidamente.

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Come abbiamo visto anche negli episodi precedenti,

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la pandemia ha accelerato tutto questo,

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costringendoci a ripensare la formazione in modo più dinamico e accessibile.

00:05:01
Sì,

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e anche la collaborazione tra progettisti,

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docenti e discenti è diventata centrale.

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Non si può più pensare a un formatore isolato: serve una condivisione

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di scelte progettuali, come dice la Bellini.

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E qui arriviamo al ruolo dell'educatore

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digitale, che la professoressa Bellini descrive molto bene.

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Non è solo una questione di saper usare le tecnologie,

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ma di saperle integrare in modo efficace nei percorsi formativi.

00:05:30
Sì,

00:05:36
e le opportunità offerte dalla digitalizzazione sono enormi: accesso

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a risorse aggiornate, possibilità di personalizzare i percorsi,

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collaborazione a distanza... Però,

00:05:48
come abbiamo già detto in altri episodi,

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servono competenze nuove, sia tecniche che relazionali.

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Assolutamente.

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Penso a quando abbiamo implementato nuovi strumenti digitali in una clinica:

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all'inizio c'era entusiasmo, ma poi ci siamo resi conto che servivano

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aggiornamenti continui e una formazione costante.

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E la comunicazione nel lavoro di gruppo è cambiata tantissimo: ora bisogna

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saper gestire chat, piattaforme collaborative,

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feedback online...E non è sempre facile,

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eh!

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A volte si rischia di perdere il contatto umano,

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oppure di sovraccaricare le persone con troppi strumenti.

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L'educatore digitale deve trovare il giusto equilibrio,

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e secondo me è una delle sfide più grandi di oggi.

00:06:32
Sì,

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e forse la chiave è proprio quella di continuare a formarsi,

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restare curiosi e aperti al cambiamento.

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Come dicevamo anche nella scorsa puntata,

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la formazione digitale non è mai davvero "finita".Direi che possiamo

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fermarci qui per oggi.

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Grazie Elena, come sempre è stato un piacere chiacchierare con te e sviscerare

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questi temi.

00:06:58
Grazie a te Marco, e grazie a chi ci ha ascoltato.

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Ci sentiamo presto con un nuovo episodio di "L'Educatore Digitale in Sanità".

00:07:08
Ciao a tutti!

00:07:08
Ciao Elena, ciao a tutti!

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