[05] Nuove Frontiere della Formazione in Sanità
L' Educatore Digitale in Sanità28 giugno 2025
14
00:08:48

[05] Nuove Frontiere della Formazione in Sanità

Analizziamo l’evoluzione della formazione continua in ambito sanitario nell’era digitale, tra opportunità, ostacoli e strategie di successo. Un confronto tra modelli tradizionali e innovazioni tecnologiche per capire come cambia davvero l’apprendimento dei professionisti della salute.
Analizziamo l’evoluzione della formazione continua in ambito sanitario nell’era digitale, tra opportunità, ostacoli e strategie di successo. Un confronto tra modelli tradizionali e innovazioni tecnologiche per capire come cambia davvero l’apprendimento dei professionisti della salute.

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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità",

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podcast ispirato al libro della professoressa Claudia Bellini.

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Io sono Marco Rossi, e come sempre sono qui con Elena Ferri.

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In questo episodio affrontiamo i temi del secondo capitolo dedicato alla

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progettazione della formazione in ambito sanitario cominciando dalle nuove

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frontiere della formazione in sanità,

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un tema che, insomma, ci accompagna da un po' in questo podcast.

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Elena, parto subito con una domanda che mi frulla in testa: secondo te,

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quali sono stati davvero i vantaggi e i limiti delle lezioni tradizionali,

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guardando a come si è evoluta la formazione sanitaria dal dopoguerra

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a oggi?

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Ciao Marco, ciao a tutti!

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Domanda bella tosta per iniziare,

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eh!

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Allora, se guardiamo alla seconda metà del Novecento,

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la formazione in presenza ha avuto un ruolo enorme: era il modo principale

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per aggiornarsi, e la qualità delle lezioni dipendeva tantissimo dalla

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partecipazione attiva dei professionisti.

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Però, col tempo, sono emersi anche i limiti: rigidità degli orari,

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difficoltà logistiche, e, diciamolo,

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a volte la partecipazione era più formale che reale.

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Non so se ti ricordi, ne abbiamo parlato anche nella puntata sull'evoluzione

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dall'aula al digitale: la presenza fisica non garantisce sempre un apprendimento

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efficace.

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Sì, sì, mi ricordo bene.

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E poi, col boom delle tecnologie digitali,

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tutto è stato messo in discussione.

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Però, secondo me, c'è ancora una certa nostalgia per la lezione "alla

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vecchia maniera", no?

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Forse perché si pensa che il contatto diretto sia insostituibile,

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anche se la realtà è più complessa.

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Assolutamente.

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E infatti, la vera sfida è stata - ed è tuttora - capire come mantenere

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quella qualità e quella partecipazione anche nei nuovi formati.

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Ma su questo ci torniamo tra poco...Già,

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perché qui entra in gioco la visione di Ronald Harden,

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che nel 2005 aveva già previsto un futuro dove l'apprendimento "on-the-job"

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e l'e-learning sarebbero diventati centrali nell'ECM.

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Lui parlava proprio di un cambio di paradigma,

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non solo di strumenti.

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Cioè, non basta spostare la lezione online: serve una trasformazione

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culturale, un nuovo modo di pensare la formazione continua.

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Sì,

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e secondo me questa è la parte più difficile.

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Perché, come dicevi tu, c'è ancora chi vede l'e-learning come una "copia

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sbiadita" della formazione in presenza.

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Io l'ho vissuto in prima persona: durante la pandemia,

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nel mio ospedale siamo passati dai classici seminari in aula a webinar

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interattivi.

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All'inizio c'era molta diffidenza,

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ma poi, con un po' di pazienza e qualche esperimento,

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abbiamo visto che si poteva davvero coinvolgere le persone anche a distanza.

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Però, serve proprio cambiare mentalità,

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non solo piattaforma.

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Ecco, è quello che diceva Harden: se non si accetta

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questa evoluzione, si rischia di perdere il contatto con le nuove generazioni

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di professionisti, che ormai si aspettano strumenti digitali e flessibilità.

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Però, non è solo questione di tecnologia,

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ma anche di apertura mentale, di superare certi preconcetti.

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Esatto.

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E la letteratura lo conferma: negli ultimi anni c'è stato uno spostamento

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reale verso l'online, ma la resistenza culturale è ancora forte,

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soprattutto tra chi ha fatto per anni formazione solo in aula.

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E qui arriviamo

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al punto: quali sono le vere barriere all'e-learning in sanità?

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Perché, ok, la tecnologia c'è,

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ma non basta.

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Dai dati che ho visto - e qui vado un po' sul mio terreno - le principali

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difficoltà sono cinque: mancanza di competenze tecniche,

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poco tempo, scarsa comunicazione,

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infrastrutture insufficienti e,

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forse la più dura, l'atteggiamento negativo verso il digitale.

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Sì,

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e su questo mi sento di dire che il tempo è davvero un problema concreto.

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I formatori sono già pieni di impegni,

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e imparare a usare nuovi strumenti richiede uno sforzo in più.

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Poi, se manca il supporto dell'istituzione o una comunicazione

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chiara

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su come usare le piattaforme, si rischia di andare ognuno per conto proprio,

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senza una vera strategia condivisa.

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Vero.

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Però, c'è anche un dato interessante: la flessibilità dell'e-learning

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ha fatto aumentare la partecipazione,

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soprattutto tra i professionisti under 40.

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Ho letto una statistica - ora non ricordo la fonte precisa,

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ma era una revisione recente - che mostrava come la possibilità di seguire

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i corsi quando vuoi e dove vuoi abbia abbattuto molte barriere,

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almeno per le nuove generazioni.

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Sì,

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lo vedo anch'io: i più giovani sono molto più propensi a sperimentare,

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mentre chi ha più esperienza spesso ha bisogno di un accompagnamento

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in più.

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Ma, come dicevamo, serve anche lavorare sugli atteggiamenti,

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non solo sulle competenze tecniche.

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E qui entra in gioco la collaborazione

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tra formatori e progettisti digitali.

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Harden lo diceva già vent'anni fa: il successo dell'e-learning dipende

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da quanto si riesce a lavorare insieme,

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mettendo insieme competenze diverse.

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Però, non è facile: ci sono sfide organizzative,

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tecnologiche e metodologiche, e spesso servono investimenti sia economici

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che di tempo.

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Sì, e ti porto un esempio concreto: in una grande azienda

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sanitaria italiana, hanno creato un progetto di formazione online partendo

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proprio dalla co-progettazione tra medici,

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educatori e tecnici informatici.

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All'inizio c'erano mille dubbi,

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ma lavorando insieme sono riusciti a costruire un percorso chiaro,

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con obiettivi definiti e strumenti adatti.

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Il risultato?

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Maggiore coinvolgimento e una partecipazione più attiva,

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anche da parte di chi era più scettico.

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Questo dimostra che la progettazione

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non è mai qualcosa di rigido: bisogna adattarsi,

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aggiustare il tiro in base a come vanno le cose.

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E, come diceva anche Zannini, serve una progettazione "aperta e ricorsiva",

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che si modifichi in base alle evidenze raccolte durante la formazione

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stessa.

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Esatto.

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E non bisogna mai pensare che basti trasferire i contenuti dall'aula

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all'online: serve una vera riprogettazione,

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con attenzione agli obiettivi,

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ai metodi e ai processi.

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Solo così si può creare un apprendimento davvero efficace.

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E qui arriviamo

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alle strategie pratiche.

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La pandemia ci ha costretti a ripensare tutto: l'assenza di segnali non

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verbali, la fatica di mantenere l'attenzione online... sono limiti reali.

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Però, la letteratura suggerisce che bastano anche piccoli aggiustamenti

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per migliorare tanto l'efficacia: quiz,

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domande frequenti, tutor che facilitano le sessioni,

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pause più lunghe per far riflettere...Sì,

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e ti dirò, nel mio team abbiamo sperimentato proprio queste cose.

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All'inizio i clinici erano un po' passivi,

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ma introducendo quiz rapidi e lasciando più spazio alle domande,

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la partecipazione è aumentata tantissimo.

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Anche solo anticipare i materiali o avere un tutor che segue i gruppi

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fa la differenza.

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Non serve rivoluzionare tutto,

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a volte basta aggiustare qualche dettaglio.

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Quindi,

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in sintesi, la formazione online in sanità non è solo una questione di

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tecnologia, ma di progettazione,

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collaborazione e strategie attive.

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E, come abbiamo visto anche nelle puntate precedenti,

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il ruolo dell'educatore digitale è sempre più centrale per guidare questo

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cambiamento.

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Esatto, e sono sicura che nei prossimi episodi avremo modo

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di approfondire ancora di più questi aspetti,

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magari con qualche ospite che ci racconta la sua esperienza sul campo.

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Assolutamente,

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non vedo l'ora!

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Grazie Elena per la chiacchierata,

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e grazie a chi ci ha seguito fin qui.

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Alla prossima puntata!

00:08:22
Grazie a te Marco,

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e grazie a tutti.

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Continuate a seguirci su "L'Educatore Digitale in Sanità".

00:08:32
A presto!

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