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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità",
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podcast ispirato al libro della professoressa Claudia Bellini.
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Io sono Marco Rossi, e come sempre sono qui con Elena Ferri.
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In questo episodio affrontiamo i temi del secondo capitolo dedicato alla
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progettazione della formazione in ambito sanitario cominciando dalle nuove
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frontiere della formazione in sanità,
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un tema che, insomma, ci accompagna da un po' in questo podcast.
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Elena, parto subito con una domanda che mi frulla in testa: secondo te,
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quali sono stati davvero i vantaggi e i limiti delle lezioni tradizionali,
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guardando a come si è evoluta la formazione sanitaria dal dopoguerra
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a oggi?
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Ciao Marco, ciao a tutti!
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Domanda bella tosta per iniziare,
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eh!
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Allora, se guardiamo alla seconda metà del Novecento,
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la formazione in presenza ha avuto un ruolo enorme: era il modo principale
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per aggiornarsi, e la qualità delle lezioni dipendeva tantissimo dalla
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partecipazione attiva dei professionisti.
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Però, col tempo, sono emersi anche i limiti: rigidità degli orari,
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difficoltà logistiche, e, diciamolo,
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a volte la partecipazione era più formale che reale.
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Non so se ti ricordi, ne abbiamo parlato anche nella puntata sull'evoluzione
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dall'aula al digitale: la presenza fisica non garantisce sempre un apprendimento
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efficace.
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Sì, sì, mi ricordo bene.
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E poi, col boom delle tecnologie digitali,
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tutto è stato messo in discussione.
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Però, secondo me, c'è ancora una certa nostalgia per la lezione "alla
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vecchia maniera", no?
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Forse perché si pensa che il contatto diretto sia insostituibile,
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anche se la realtà è più complessa.
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Assolutamente.
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E infatti, la vera sfida è stata - ed è tuttora - capire come mantenere
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quella qualità e quella partecipazione anche nei nuovi formati.
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Ma su questo ci torniamo tra poco...Già,
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perché qui entra in gioco la visione di Ronald Harden,
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che nel 2005 aveva già previsto un futuro dove l'apprendimento "on-the-job"
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e l'e-learning sarebbero diventati centrali nell'ECM.
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Lui parlava proprio di un cambio di paradigma,
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non solo di strumenti.
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Cioè, non basta spostare la lezione online: serve una trasformazione
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culturale, un nuovo modo di pensare la formazione continua.
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Sì,
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e secondo me questa è la parte più difficile.
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Perché, come dicevi tu, c'è ancora chi vede l'e-learning come una "copia
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sbiadita" della formazione in presenza.
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Io l'ho vissuto in prima persona: durante la pandemia,
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nel mio ospedale siamo passati dai classici seminari in aula a webinar
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interattivi.
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All'inizio c'era molta diffidenza,
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ma poi, con un po' di pazienza e qualche esperimento,
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abbiamo visto che si poteva davvero coinvolgere le persone anche a distanza.
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Però, serve proprio cambiare mentalità,
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non solo piattaforma.
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Ecco, è quello che diceva Harden: se non si accetta
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questa evoluzione, si rischia di perdere il contatto con le nuove generazioni
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di professionisti, che ormai si aspettano strumenti digitali e flessibilità.
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Però, non è solo questione di tecnologia,
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ma anche di apertura mentale, di superare certi preconcetti.
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Esatto.
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E la letteratura lo conferma: negli ultimi anni c'è stato uno spostamento
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reale verso l'online, ma la resistenza culturale è ancora forte,
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soprattutto tra chi ha fatto per anni formazione solo in aula.
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E qui arriviamo
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al punto: quali sono le vere barriere all'e-learning in sanità?
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Perché, ok, la tecnologia c'è,
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ma non basta.
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Dai dati che ho visto - e qui vado un po' sul mio terreno - le principali
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difficoltà sono cinque: mancanza di competenze tecniche,
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poco tempo, scarsa comunicazione,
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infrastrutture insufficienti e,
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forse la più dura, l'atteggiamento negativo verso il digitale.
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Sì,
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e su questo mi sento di dire che il tempo è davvero un problema concreto.
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I formatori sono già pieni di impegni,
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e imparare a usare nuovi strumenti richiede uno sforzo in più.
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Poi, se manca il supporto dell'istituzione o una comunicazione
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chiara
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su come usare le piattaforme, si rischia di andare ognuno per conto proprio,
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senza una vera strategia condivisa.
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Vero.
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Però, c'è anche un dato interessante: la flessibilità dell'e-learning
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ha fatto aumentare la partecipazione,
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soprattutto tra i professionisti under 40.
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Ho letto una statistica - ora non ricordo la fonte precisa,
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ma era una revisione recente - che mostrava come la possibilità di seguire
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i corsi quando vuoi e dove vuoi abbia abbattuto molte barriere,
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almeno per le nuove generazioni.
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Sì,
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lo vedo anch'io: i più giovani sono molto più propensi a sperimentare,
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mentre chi ha più esperienza spesso ha bisogno di un accompagnamento
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in più.
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Ma, come dicevamo, serve anche lavorare sugli atteggiamenti,
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non solo sulle competenze tecniche.
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E qui entra in gioco la collaborazione
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tra formatori e progettisti digitali.
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Harden lo diceva già vent'anni fa: il successo dell'e-learning dipende
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da quanto si riesce a lavorare insieme,
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mettendo insieme competenze diverse.
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Però, non è facile: ci sono sfide organizzative,
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tecnologiche e metodologiche, e spesso servono investimenti sia economici
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che di tempo.
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Sì, e ti porto un esempio concreto: in una grande azienda
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sanitaria italiana, hanno creato un progetto di formazione online partendo
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proprio dalla co-progettazione tra medici,
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educatori e tecnici informatici.
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All'inizio c'erano mille dubbi,
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ma lavorando insieme sono riusciti a costruire un percorso chiaro,
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con obiettivi definiti e strumenti adatti.
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Il risultato?
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Maggiore coinvolgimento e una partecipazione più attiva,
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anche da parte di chi era più scettico.
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Questo dimostra che la progettazione
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non è mai qualcosa di rigido: bisogna adattarsi,
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aggiustare il tiro in base a come vanno le cose.
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E, come diceva anche Zannini, serve una progettazione "aperta e ricorsiva",
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che si modifichi in base alle evidenze raccolte durante la formazione
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stessa.
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Esatto.
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E non bisogna mai pensare che basti trasferire i contenuti dall'aula
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all'online: serve una vera riprogettazione,
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con attenzione agli obiettivi,
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ai metodi e ai processi.
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Solo così si può creare un apprendimento davvero efficace.
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E qui arriviamo
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alle strategie pratiche.
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La pandemia ci ha costretti a ripensare tutto: l'assenza di segnali non
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verbali, la fatica di mantenere l'attenzione online... sono limiti reali.
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Però, la letteratura suggerisce che bastano anche piccoli aggiustamenti
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per migliorare tanto l'efficacia: quiz,
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domande frequenti, tutor che facilitano le sessioni,
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pause più lunghe per far riflettere...Sì,
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e ti dirò, nel mio team abbiamo sperimentato proprio queste cose.
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All'inizio i clinici erano un po' passivi,
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ma introducendo quiz rapidi e lasciando più spazio alle domande,
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la partecipazione è aumentata tantissimo.
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Anche solo anticipare i materiali o avere un tutor che segue i gruppi
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fa la differenza.
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Non serve rivoluzionare tutto,
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a volte basta aggiustare qualche dettaglio.
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Quindi,
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in sintesi, la formazione online in sanità non è solo una questione di
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tecnologia, ma di progettazione,
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collaborazione e strategie attive.
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E, come abbiamo visto anche nelle puntate precedenti,
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il ruolo dell'educatore digitale è sempre più centrale per guidare questo
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cambiamento.
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Esatto, e sono sicura che nei prossimi episodi avremo modo
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di approfondire ancora di più questi aspetti,
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magari con qualche ospite che ci racconta la sua esperienza sul campo.
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Assolutamente,
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non vedo l'ora!
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Grazie Elena per la chiacchierata,
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e grazie a chi ci ha seguito fin qui.
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Alla prossima puntata!
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Grazie a te Marco,
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e grazie a tutti.
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Continuate a seguirci su "L'Educatore Digitale in Sanità".
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A presto!

![[05] Nuove Frontiere della Formazione in Sanità](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2FW-MuXICIewvzzVa2r9mSa.jpg?w=365)

