[04] Competenze Digitali e Formazione Continua in Sanità
L' Educatore Digitale in Sanità28 giugno 2025
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00:08:36

[04] Competenze Digitali e Formazione Continua in Sanità

Un approfondimento sulle nuove modalità di formazione continua per i professionisti sanitari e il ruolo centrale delle competenze digitali. Attraverso esempi pratici e riflessioni tratte dal libro della prof.ssa Claudia Bellini, esploriamo sfide e opportunità della digitalizzazione in sanità.
Un approfondimento sulle nuove modalità di formazione continua per i professionisti sanitari e il ruolo centrale delle competenze digitali. Attraverso esempi pratici e riflessioni tratte dal libro della prof.ssa Claudia Bellini, esploriamo sfide e opportunità della digitalizzazione in sanità.

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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità".

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Io sono Marco Rossi, e come sempre qui con me c'è Elena Ferri.

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In questo episodio continuiamo la lettura del libro "L' Educatore Digitale in

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Sanità"

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della professoressa Claudia Bellini.

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Concludiamo la lettura del primo capitolo

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relativo all'approfondimento dell'evoluzione della formazione continua

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in sanità analizzando le nuove modalità di formazione continua per i

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professionisti

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sanitari.

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Elena, partiamo subito: quante tipologie di formazione continua esistono

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oggi?

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Ciao Marco, ciao a tutti!

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Allora, secondo l'Accordo Stato-Regioni del 2017,

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le tipologie sono quattro: formazione residenziale,

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formazione sul campo, blended e formazione a distanza,

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cioè la famosa FAD.

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Ognuna ha le sue caratteristiche e,

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direi, anche i suoi pro e contro.

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Sì,

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e forse la più "classica" è la residenziale,

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no?

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Quella dei convegni, dei congressi,

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dei corsi in aula.

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Però, se ci pensi, spesso sono eventi con tantissimi partecipanti,

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magari anche duecento persone,

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e non sempre c'è spazio per l'interazione vera.

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Cioè, puoi fare domande, ma non è proprio come lavorare in piccoli gruppi.

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Esatto,

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e infatti quando il setting lo permette,

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si possono fare attività più interattive,

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tipo role playing o simulazioni,

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ma non è la norma.

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Poi c'è la formazione sul campo,

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che secondo me è quella che lascia il segno: tirocini,

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training, affiancamento, stage...

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lì impari davvero facendo, e si creano anche legami tra colleghi che

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lavorano insieme ogni giorno.

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Sì,

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quella è la formazione tra pari,

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no?

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E poi c'è la blended, che ormai è diventata quasi la regola.

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Però, attenzione, in sanità blended non vuol dire solo online più in

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presenza, ma spesso è un mix tra formazione residenziale e addestramento

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pratico sul campo.

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È un po' diverso da come si usa il termine in altri contesti.

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Sì,

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e qui mi viene in mente un aneddoto: qualche anno fa ho partecipato a

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un corso blended su una nuova tecnologia diagnostica.

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La parte teorica era online, su una piattaforma tipo Moodle,

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e poi c'era una giornata in laboratorio.

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Devo dire che la combinazione tra studio autonomo e pratica guidata mi

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ha aiutato tantissimo a fissare i concetti.

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E anche il confronto con gli altri partecipanti,

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sia online che dal vivo, è stato prezioso.

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Ecco,

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Moodle è proprio uno di quegli strumenti che hanno rivoluzionato la FAD.

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La formazione a distanza, infatti,

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oggi si fa sia con materiali informatici o cartacei,

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sia in modalità e-learning vera e propria,

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con piattaforme che tracciano tutto: presenze,

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attività, tempi di accesso.

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E la flessibilità è pazzesca, puoi seguire quando vuoi,

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dove vuoi.

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Sì, e non è un caso che,

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soprattutto dopo la pandemia, la tendenza sia proprio quella di preferire

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percorsi blended che uniscono FAD e formazione sul campo.

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Così si riesce a coprire sia il bisogno di aggiornamento teorico che

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quello pratico.

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A proposito di FAD,

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una cosa che mi ha sempre incuriosito è come venga valutata la formazione

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online.

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Cioè, come si fa a capire se uno ha davvero partecipato e imparato qualcosa?

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Ottima

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domanda.

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In realtà, la valutazione si basa su diversi strumenti: ci sono i test

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di presenza, il tracciamento delle attività sulla piattaforma,

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e poi i test di apprendimento che puoi fare solo dopo aver completato

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i contenuti.

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E tutto questo è regolamentato in modo molto preciso,

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anche per l'accreditamento ECM.

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Sì,

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e qui entra in gioco anche la qualità pedagogica degli strumenti: devono

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essere efficaci, interattivi, flessibili.

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E poi c'è il tema dell'autoregolazione: chi segue un corso FAD deve imparare

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a gestirsi da solo, senza il formatore che ti controlla ogni minuto.

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Non è sempre facile, eh.

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No, infatti.

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E poi ci sono le criticità: la FAD è sostenibile,

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flessibile, permette di risparmiare tempo e risorse,

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ma c'è sempre il rischio che diventi solo un obbligo da spuntare,

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senza vero coinvolgimento.

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L'obbligatorietà della formazione è un tema caldo,

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anche perché molti professionisti la vivono come un peso,

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soprattutto se le ore richieste sono tante.

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Guarda,

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durante la pandemia abbiamo visto un'accelerazione incredibile della

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formazione digitale.

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Tutto quello che prima si faceva in aula è diventato online,

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anche le esercitazioni in piccoli gruppi sono state sostituite da webinar

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interattivi.

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E, devo dire, i webinar hanno avuto un ruolo fondamentale: hanno permesso

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di mantenere un certo livello di interazione,

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anche se a distanza.

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Però, non so, secondo me manca ancora qualcosa rispetto al confronto

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diretto.

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Sono d'accordo, il digitale ha tantissimi vantaggi,

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ma non può sostituire del tutto la dimensione umana e il confronto faccia

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a faccia.

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Però, come abbiamo visto anche nelle scorse puntate,

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la digitalizzazione ha reso la formazione più accessibile e meno onerosa,

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sia in termini di tempo che di costi.

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E la possibilità di seguire i corsi quando vuoi,

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magari la sera o nei ritagli di tempo,

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è davvero una svolta.

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Sì, e poi la tecnologia permette anche di tracciare

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tutto: con piattaforme come Moodle puoi vedere chi ha fatto cosa,

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quanto tempo ha passato su ogni attività,

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se ha partecipato alle discussioni.

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Questo aiuta anche a garantire una certa qualità e a premiare chi si

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impegna davvero.

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E qui arriviamo al punto centrale del libro della professoressa

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Bellini: le competenze digitali stanno diventando sempre più fondamentali

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in sanità.

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Non basta più conoscere le tecniche cliniche,

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bisogna sapersi muovere tra big data,

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telemedicina, intelligenza artificiale...

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È una rivoluzione silenziosa, ma potentissima.

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Sì,

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e secondo me la sfida più grande è proprio questa: imparare a imparare,

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cioè sviluppare quell'attitudine all'apprendimento continuo che ti permette

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di adattarti a tecnologie e strumenti che cambiano di continuo.

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E qui l'educatore digitale ha un ruolo chiave,

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perché deve aiutare i professionisti a orientarsi,

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a non perdersi tra mille novità.Assolutamente.

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E non si tratta solo di saper usare una piattaforma o un software,

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ma di acquisire competenze trasversali: gestione dei dati,

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sicurezza, collaborazione a distanza,

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capacità di lavorare in team interdisciplinari.

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Ti faccio un esempio: in un corso recente,

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abbiamo lavorato insieme a medici,

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infermieri, informatici e persino ingegneri biomedici.

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Solo così si riesce a preparare i professionisti alle sfide della

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digitalizzazione.

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E

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poi, come dicevamo anche in una puntata precedente,

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la formazione continua non è solo accumulare crediti,

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ma è proprio una questione di cura educativa.

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Bisogna sviluppare nuove conoscenze,

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ma anche nuove attitudini, per rispondere ai bisogni dei pazienti e alle

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esigenze del sistema sanitario che cambia.

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Sì,

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e la rapidità con cui si evolvono le tecnologie ci obbliga a non fermarci

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mai.

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L'apprendimento continuo e l'adattamento sono le capacità più richieste

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oggi.

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E la formazione deve essere sempre più interdisciplinare,

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per valorizzare la varietà delle competenze di ciascuno.

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Direi che abbiamo

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toccato tanti punti oggi, e forse abbiamo anche lanciato qualche spunto

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per le prossime puntate.

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Elena, come sempre è stato un piacere chiacchierare con te.

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Anche per

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me, Marco.

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Grazie a chi ci ha seguito, e ci sentiamo presto con nuovi approfondimenti

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su "L'Educatore Digitale in Sanità".Ciao a tutti e buona formazione continua!

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Ciao!

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