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Ciao a tutti e bentornati a "L'Educatore Digitale in Sanità".
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Io sono Marco Rossi, e come sempre qui con me c'è Elena Ferri.
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In questo episodio continuiamo la lettura del libro "L' Educatore Digitale in
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Sanità"
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della professoressa Claudia Bellini.
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Concludiamo la lettura del primo capitolo
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relativo all'approfondimento dell'evoluzione della formazione continua
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in sanità analizzando le nuove modalità di formazione continua per i
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professionisti
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sanitari.
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Elena, partiamo subito: quante tipologie di formazione continua esistono
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oggi?
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Ciao Marco, ciao a tutti!
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Allora, secondo l'Accordo Stato-Regioni del 2017,
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le tipologie sono quattro: formazione residenziale,
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formazione sul campo, blended e formazione a distanza,
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cioè la famosa FAD.
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Ognuna ha le sue caratteristiche e,
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direi, anche i suoi pro e contro.
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Sì,
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e forse la più "classica" è la residenziale,
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no?
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Quella dei convegni, dei congressi,
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dei corsi in aula.
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Però, se ci pensi, spesso sono eventi con tantissimi partecipanti,
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magari anche duecento persone,
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e non sempre c'è spazio per l'interazione vera.
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Cioè, puoi fare domande, ma non è proprio come lavorare in piccoli gruppi.
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Esatto,
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e infatti quando il setting lo permette,
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si possono fare attività più interattive,
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tipo role playing o simulazioni,
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ma non è la norma.
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Poi c'è la formazione sul campo,
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che secondo me è quella che lascia il segno: tirocini,
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training, affiancamento, stage...
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lì impari davvero facendo, e si creano anche legami tra colleghi che
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lavorano insieme ogni giorno.
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Sì,
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quella è la formazione tra pari,
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no?
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E poi c'è la blended, che ormai è diventata quasi la regola.
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Però, attenzione, in sanità blended non vuol dire solo online più in
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presenza, ma spesso è un mix tra formazione residenziale e addestramento
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pratico sul campo.
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È un po' diverso da come si usa il termine in altri contesti.
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Sì,
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e qui mi viene in mente un aneddoto: qualche anno fa ho partecipato a
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un corso blended su una nuova tecnologia diagnostica.
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La parte teorica era online, su una piattaforma tipo Moodle,
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e poi c'era una giornata in laboratorio.
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Devo dire che la combinazione tra studio autonomo e pratica guidata mi
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ha aiutato tantissimo a fissare i concetti.
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E anche il confronto con gli altri partecipanti,
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sia online che dal vivo, è stato prezioso.
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Ecco,
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Moodle è proprio uno di quegli strumenti che hanno rivoluzionato la FAD.
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La formazione a distanza, infatti,
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oggi si fa sia con materiali informatici o cartacei,
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sia in modalità e-learning vera e propria,
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con piattaforme che tracciano tutto: presenze,
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attività, tempi di accesso.
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E la flessibilità è pazzesca, puoi seguire quando vuoi,
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dove vuoi.
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Sì, e non è un caso che,
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soprattutto dopo la pandemia, la tendenza sia proprio quella di preferire
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percorsi blended che uniscono FAD e formazione sul campo.
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Così si riesce a coprire sia il bisogno di aggiornamento teorico che
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quello pratico.
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A proposito di FAD,
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una cosa che mi ha sempre incuriosito è come venga valutata la formazione
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online.
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Cioè, come si fa a capire se uno ha davvero partecipato e imparato qualcosa?
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Ottima
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domanda.
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In realtà, la valutazione si basa su diversi strumenti: ci sono i test
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di presenza, il tracciamento delle attività sulla piattaforma,
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e poi i test di apprendimento che puoi fare solo dopo aver completato
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i contenuti.
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E tutto questo è regolamentato in modo molto preciso,
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anche per l'accreditamento ECM.
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Sì,
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e qui entra in gioco anche la qualità pedagogica degli strumenti: devono
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essere efficaci, interattivi, flessibili.
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E poi c'è il tema dell'autoregolazione: chi segue un corso FAD deve imparare
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a gestirsi da solo, senza il formatore che ti controlla ogni minuto.
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Non è sempre facile, eh.
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No, infatti.
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E poi ci sono le criticità: la FAD è sostenibile,
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flessibile, permette di risparmiare tempo e risorse,
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ma c'è sempre il rischio che diventi solo un obbligo da spuntare,
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senza vero coinvolgimento.
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L'obbligatorietà della formazione è un tema caldo,
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anche perché molti professionisti la vivono come un peso,
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soprattutto se le ore richieste sono tante.
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Guarda,
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durante la pandemia abbiamo visto un'accelerazione incredibile della
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formazione digitale.
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Tutto quello che prima si faceva in aula è diventato online,
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anche le esercitazioni in piccoli gruppi sono state sostituite da webinar
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interattivi.
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E, devo dire, i webinar hanno avuto un ruolo fondamentale: hanno permesso
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di mantenere un certo livello di interazione,
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anche se a distanza.
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Però, non so, secondo me manca ancora qualcosa rispetto al confronto
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diretto.
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Sono d'accordo, il digitale ha tantissimi vantaggi,
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ma non può sostituire del tutto la dimensione umana e il confronto faccia
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a faccia.
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Però, come abbiamo visto anche nelle scorse puntate,
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la digitalizzazione ha reso la formazione più accessibile e meno onerosa,
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sia in termini di tempo che di costi.
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E la possibilità di seguire i corsi quando vuoi,
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magari la sera o nei ritagli di tempo,
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è davvero una svolta.
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Sì, e poi la tecnologia permette anche di tracciare
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tutto: con piattaforme come Moodle puoi vedere chi ha fatto cosa,
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quanto tempo ha passato su ogni attività,
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se ha partecipato alle discussioni.
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Questo aiuta anche a garantire una certa qualità e a premiare chi si
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impegna davvero.
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E qui arriviamo al punto centrale del libro della professoressa
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Bellini: le competenze digitali stanno diventando sempre più fondamentali
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in sanità.
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Non basta più conoscere le tecniche cliniche,
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bisogna sapersi muovere tra big data,
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telemedicina, intelligenza artificiale...
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È una rivoluzione silenziosa, ma potentissima.
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Sì,
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e secondo me la sfida più grande è proprio questa: imparare a imparare,
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cioè sviluppare quell'attitudine all'apprendimento continuo che ti permette
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di adattarti a tecnologie e strumenti che cambiano di continuo.
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E qui l'educatore digitale ha un ruolo chiave,
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perché deve aiutare i professionisti a orientarsi,
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a non perdersi tra mille novità.Assolutamente.
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E non si tratta solo di saper usare una piattaforma o un software,
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ma di acquisire competenze trasversali: gestione dei dati,
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sicurezza, collaborazione a distanza,
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capacità di lavorare in team interdisciplinari.
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Ti faccio un esempio: in un corso recente,
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abbiamo lavorato insieme a medici,
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infermieri, informatici e persino ingegneri biomedici.
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Solo così si riesce a preparare i professionisti alle sfide della
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digitalizzazione.
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E
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poi, come dicevamo anche in una puntata precedente,
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la formazione continua non è solo accumulare crediti,
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ma è proprio una questione di cura educativa.
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Bisogna sviluppare nuove conoscenze,
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ma anche nuove attitudini, per rispondere ai bisogni dei pazienti e alle
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esigenze del sistema sanitario che cambia.
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Sì,
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e la rapidità con cui si evolvono le tecnologie ci obbliga a non fermarci
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mai.
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L'apprendimento continuo e l'adattamento sono le capacità più richieste
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oggi.
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E la formazione deve essere sempre più interdisciplinare,
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per valorizzare la varietà delle competenze di ciascuno.
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Direi che abbiamo
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toccato tanti punti oggi, e forse abbiamo anche lanciato qualche spunto
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per le prossime puntate.
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Elena, come sempre è stato un piacere chiacchierare con te.
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Anche per
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me, Marco.
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Grazie a chi ci ha seguito, e ci sentiamo presto con nuovi approfondimenti
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su "L'Educatore Digitale in Sanità".Ciao a tutti e buona formazione continua!
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Ciao!

![[04] Competenze Digitali e Formazione Continua in Sanità](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2F7oDpykPQ9FczpxAbMIsTB.jpg?w=365)

