[01] Paradossi e innovazione nella formazione sanitaria
L' Educatore Digitale in Sanità24 giugno 2025
18
00:09:37

[01] Paradossi e innovazione nella formazione sanitaria

Esploriamo le contraddizioni che attraversano la formazione medica tra arte e scienza, apprendimento tradizionale e digitale, e le nuove figure professionali nate dall’emergenza digitale. Con esempi concreti e riflessioni dal mondo reale, analizziamo le sfide e le opportunità della didattica a distanza in sanità.
Esploriamo le contraddizioni che attraversano la formazione medica tra arte e scienza, apprendimento tradizionale e digitale, e le nuove figure professionali nate dall’emergenza digitale. Con esempi concreti e riflessioni dal mondo reale, analizziamo le sfide e le opportunità della didattica a distanza in sanità.

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Ciao a tutti e benvenuti a "L'Educatore digitale in sanità".

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Questo podcast è un viaggio nel libro "L' Educatore Digitale in Sanità",

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scritto dalla professoressa Claudia Bellini e pubblicato da Franco Angeli

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editore.

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Io sono Marco Rossi, e con me c'è come sempre Elena Ferri.

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Con Elena leggeremo e discuteremo insieme i contenuti del libro in un

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ciclo di chiaccherate e approfondimenti.

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Oggi partiamo da un paradosso,

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introdotto nella prefazione dal professor Fabrizio Consorti dell'Università

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di Roma Sapienza: la medicina è un'arte o una scienza?

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Elena, avendo letto il libro, tu che ne pensi?

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Ciao Marco,

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ciao a tutti!

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Guarda, questa domanda mi fa sempre sorridere perché...

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beh, sembra semplice, ma in realtà è un bel rompicapo.

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Da una parte c'è la scienza, con i suoi numeri,

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le sue probabilità, i protocolli.

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Dall'altra c'è l'arte, cioè l'intuizione,

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l'empatia, la capacità di leggere tra le righe.

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E nella formazione sanitaria queste due cose dovrebbero convivere,

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ma spesso si fa fatica a integrarle davvero.

00:01:15
Sì,

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esatto.

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E sai cosa mi viene in mente?

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Una volta ho incontrato un medico,

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bravissimo, che mi ha raccontato di un caso clinico complicatissimo.

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Lui ha usato sia l'intuito clinico,

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quella specie di "sesto senso" che si sviluppa solo con l'esperienza,

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sia la statistica predittiva.

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Ha messo insieme i dati del paziente,

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le probabilità di certe diagnosi,

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ma poi ha anche ascoltato il suo istinto.

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E alla fine ha risolto il caso proprio grazie a questa doppia prospettiva.

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Non so se capita spesso, ma mi ha colpito molto.

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Sì,

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è un esempio perfetto.

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Il problema è che nella formazione,

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spesso, si tende a separare questi due mondi.

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Da una parte si insegna la parte estetica,

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umanistica, e dall'altra quella probabilistica,

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scientifica.

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Ma nella realtà, come dicevi tu,

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servono entrambe.

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E non è facile trovare un percorso che le sviluppi insieme,

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anzi, a volte sembra quasi che si escludano a vicenda.

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Esatto,

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e secondo me è proprio qui che nasce il paradosso.

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Come si fa a insegnare a un futuro medico a essere sia scienziato sia

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artista?

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Cioè, come si integra la visione estetica con quella matematica?

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Io, da data scientist, tendo sempre a vedere tutto come numeri,

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ma poi mi rendo conto che la medicina non è solo questo.

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E forse la formazione dovrebbe aiutare a tenere insieme questi due approcci,

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invece di dividerli.

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Sì, e non è solo una questione di contenuti,

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ma anche di come si insegna.

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Se pensi ai modelli formativi,

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spesso sono molto tecnici, trasmissivi,

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poco spazio per la riflessione personale o per l'intuizione.

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E invece, come diceva anche Consorti nella prefazione,

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forse dovremmo chiederci se esistono dei punti di contatto,

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dei percorsi comuni che aiutino a sviluppare entrambe le competenze.

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Non so, magari anche tu hai qualche esempio dal tuo lavoro?

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Mah,

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guarda, io vedo che quando si lavora in team multidisciplinari,

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spesso le soluzioni migliori arrivano proprio dal confronto tra chi ragiona

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per dati e chi invece porta una prospettiva più umana,

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più "artistica", se vogliamo.

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Forse la formazione dovrebbe proprio allenare questa capacità di dialogo

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tra mondi diversi.

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Ma non è facile, eh.

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Dovevo dire qualcos'altro?

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Ah sì, secondo me è un tema che ci portiamo dietro anche nei prossimi

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capitoli.

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Sì, perché il secondo paradosso riguarda proprio la formazione

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continua.

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E questo è il tema introdotto dalla professoressa Barbara Bruschi

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dell'Università

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di Torino.

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Si parla tanto di Life Long Learning,

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cioè la capacità di imparare per tutta la vita,

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in modo autonomo.

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Però poi, nella pratica, la maggior parte dei corsi sono ancora trasmissivi,

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eterodiretti, molto guidati.

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È un po' come dire: "Sii autonomo,

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ma ti dico io come fare".Esatto!

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È come se volessimo che i professionisti sviluppassero competenze metacognitive,

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ma poi li mettiamo in percorsi dove devono solo ascoltare e ripetere.

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Non so, mi sembra un po' una contraddizione.

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Tu che strumenti vedi per promuovere davvero l'autonomia?

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Guarda,

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secondo me la chiave è la metacognizione,

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cioè la capacità di riflettere su come si impara.

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E qui la formazione a distanza,

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se fatta bene, può aiutare.

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Durante la pandemia, ad esempio,

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ho seguito una ricerca su alcuni infermieri che,

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costretti a formarsi online, hanno dovuto inventarsi nuove strategie

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di apprendimento.

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Hanno iniziato a organizzarsi in piccoli gruppi,

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a scambiarsi materiali, a fare domande nei forum.

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Insomma, hanno sviluppato una certa autonomia proprio perché il contesto

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lo richiedeva.

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Interessante.

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Quindi, in un certo senso, la distanza può diventare un'opportunità per

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allenare l'autonomia, se però c'è lo spazio per farlo.

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Perché se il corso online è solo una lezione registrata da guardare

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passivamente,

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non cambia molto rispetto all'aula tradizionale.

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Anzi, forse è pure peggio.

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Sì, infatti.

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La differenza la fa la progettazione didattica.

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Bisogna pensare a strumenti che favoriscano la partecipazione attiva,

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la riflessione, la collaborazione.

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E anche qui, torniamo al discorso di prima: servono competenze diverse,

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sia tecniche che relazionali.

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Non basta saper usare una piattaforma,

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bisogna anche saper guidare i discenti verso l'autonomia.

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E forse anche

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accettare che un po' di dipendenza ci sarà sempre,

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perché comunque ci sono contenuti tecnici che vanno trasmessi.

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Però, come dicevi tu, l'importante è trovare un equilibrio e dare spazio

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anche alla crescita personale.

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Non so, magari è un altro di quei paradossi che non si risolvono,

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ma si gestiscono.

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Sì, sono d'accordo.

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E secondo me la formazione continua in sanità è proprio il terreno ideale

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per sperimentare nuove strategie,

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anche perché i professionisti sono abituati a lavorare in contesti complessi

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e a doversi aggiornare costantemente.

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Forse dovremmo solo fidarci un po' di più della loro capacità di imparare,

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invece di voler controllare tutto.

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E qui arriviamo al terzo paradosso,

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quello della didattica digitale.

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Spesso si pensa che fare formazione online significhi semplicemente trasferire

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la lezione in presenza su una piattaforma.

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Ma non è così, vero?

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No, assolutamente.

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La realtà virtuale non è una copia della realtà concreta,

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ha regole e dinamiche diverse.

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Come diceva anche Berger, il virtuale non è finto,

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è solo un altro tipo di realtà.

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E questo cambia tutto, anche nella progettazione dei corsi.

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E qui entra

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in gioco una figura nuova, l'Educatore Digitale.

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Non è solo un tecnico o un instructional designer,

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ma qualcuno che unisce competenze pedagogiche,

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digitali e relazionali.

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È un po' il regista della formazione online,

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no?

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Sì, esatto.

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L'Educatore Digitale è quello che tiene insieme tutti i pezzi: la progettazione,

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la relazione con i discenti, la scelta degli strumenti.

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E lavora spesso in team, insieme a formatori,

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instructional designer, tutor.

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Ti faccio un esempio concreto: in un ospedale,

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durante la pandemia, hanno co-progettato un corso online coinvolgendo

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tutte queste figure.

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Il risultato è stato un percorso molto più efficace,

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perché ognuno ha portato il suo punto di vista e le sue competenze.

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Sì,

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e secondo me questa è la vera innovazione: non tanto la tecnologia in

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sé, ma la capacità di lavorare insieme,

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di progettare in modo mirato e di rispondere ai bisogni reali dei

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professionisti.

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E forse, come diceva anche la professoressa Bellini,

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non ci sono ricette pronte, ma serve un mix di teoria ed esperienza pratica.

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E chi riesce a mettere insieme queste cose trova risorse che altri nemmeno

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immaginano.

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Esatto, e forse il messaggio del libro di Claudia Bellini è

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proprio questo: la formazione in sanità è piena di paradossi,

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ma anche di opportunità.

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Bisogna saperli riconoscere e gestire,

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senza cercare soluzioni semplici.

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E soprattutto, bisogna continuare a innovare,

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a sperimentare, a lavorare insieme.

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Direi che possiamo fermarci qui per

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oggi.

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Grazie Elena, come sempre è stato un piacere chiacchierare con te.

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E grazie a chi ci ha ascoltato: ci ritroviamo presto con un nuovo episodio

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di "L'Educatore digitale in sanità".

00:09:12
Ciao a tutti!

00:09:12
Grazie Marco, grazie a tutti voi.

00:09:15
Continuate a seguirci, perché di paradossi e innovazione ne parleremo

00:09:19
ancora.

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Un saluto e a presto!

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