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Ciao a tutti e benvenuti a "L'Educatore digitale in sanità".
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Questo podcast è un viaggio nel libro "L' Educatore Digitale in Sanità",
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scritto dalla professoressa Claudia Bellini e pubblicato da Franco Angeli
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editore.
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Io sono Marco Rossi, e con me c'è come sempre Elena Ferri.
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Con Elena leggeremo e discuteremo insieme i contenuti del libro in un
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ciclo di chiaccherate e approfondimenti.
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Oggi partiamo da un paradosso,
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introdotto nella prefazione dal professor Fabrizio Consorti dell'Università
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di Roma Sapienza: la medicina è un'arte o una scienza?
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Elena, avendo letto il libro, tu che ne pensi?
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Ciao Marco,
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ciao a tutti!
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Guarda, questa domanda mi fa sempre sorridere perché...
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beh, sembra semplice, ma in realtà è un bel rompicapo.
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Da una parte c'è la scienza, con i suoi numeri,
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le sue probabilità, i protocolli.
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Dall'altra c'è l'arte, cioè l'intuizione,
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l'empatia, la capacità di leggere tra le righe.
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E nella formazione sanitaria queste due cose dovrebbero convivere,
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ma spesso si fa fatica a integrarle davvero.
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Sì,
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esatto.
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E sai cosa mi viene in mente?
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Una volta ho incontrato un medico,
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bravissimo, che mi ha raccontato di un caso clinico complicatissimo.
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Lui ha usato sia l'intuito clinico,
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quella specie di "sesto senso" che si sviluppa solo con l'esperienza,
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sia la statistica predittiva.
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Ha messo insieme i dati del paziente,
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le probabilità di certe diagnosi,
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ma poi ha anche ascoltato il suo istinto.
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E alla fine ha risolto il caso proprio grazie a questa doppia prospettiva.
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Non so se capita spesso, ma mi ha colpito molto.
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Sì,
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è un esempio perfetto.
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Il problema è che nella formazione,
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spesso, si tende a separare questi due mondi.
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Da una parte si insegna la parte estetica,
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umanistica, e dall'altra quella probabilistica,
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scientifica.
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Ma nella realtà, come dicevi tu,
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servono entrambe.
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E non è facile trovare un percorso che le sviluppi insieme,
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anzi, a volte sembra quasi che si escludano a vicenda.
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Esatto,
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e secondo me è proprio qui che nasce il paradosso.
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Come si fa a insegnare a un futuro medico a essere sia scienziato sia
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artista?
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Cioè, come si integra la visione estetica con quella matematica?
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Io, da data scientist, tendo sempre a vedere tutto come numeri,
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ma poi mi rendo conto che la medicina non è solo questo.
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E forse la formazione dovrebbe aiutare a tenere insieme questi due approcci,
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invece di dividerli.
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Sì, e non è solo una questione di contenuti,
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ma anche di come si insegna.
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Se pensi ai modelli formativi,
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spesso sono molto tecnici, trasmissivi,
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poco spazio per la riflessione personale o per l'intuizione.
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E invece, come diceva anche Consorti nella prefazione,
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forse dovremmo chiederci se esistono dei punti di contatto,
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dei percorsi comuni che aiutino a sviluppare entrambe le competenze.
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Non so, magari anche tu hai qualche esempio dal tuo lavoro?
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Mah,
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guarda, io vedo che quando si lavora in team multidisciplinari,
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spesso le soluzioni migliori arrivano proprio dal confronto tra chi ragiona
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per dati e chi invece porta una prospettiva più umana,
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più "artistica", se vogliamo.
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Forse la formazione dovrebbe proprio allenare questa capacità di dialogo
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tra mondi diversi.
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Ma non è facile, eh.
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Dovevo dire qualcos'altro?
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Ah sì, secondo me è un tema che ci portiamo dietro anche nei prossimi
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capitoli.
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Sì, perché il secondo paradosso riguarda proprio la formazione
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continua.
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E questo è il tema introdotto dalla professoressa Barbara Bruschi
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dell'Università
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di Torino.
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Si parla tanto di Life Long Learning,
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cioè la capacità di imparare per tutta la vita,
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in modo autonomo.
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Però poi, nella pratica, la maggior parte dei corsi sono ancora trasmissivi,
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eterodiretti, molto guidati.
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È un po' come dire: "Sii autonomo,
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ma ti dico io come fare".Esatto!
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È come se volessimo che i professionisti sviluppassero competenze metacognitive,
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ma poi li mettiamo in percorsi dove devono solo ascoltare e ripetere.
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Non so, mi sembra un po' una contraddizione.
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Tu che strumenti vedi per promuovere davvero l'autonomia?
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Guarda,
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secondo me la chiave è la metacognizione,
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cioè la capacità di riflettere su come si impara.
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E qui la formazione a distanza,
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se fatta bene, può aiutare.
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Durante la pandemia, ad esempio,
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ho seguito una ricerca su alcuni infermieri che,
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costretti a formarsi online, hanno dovuto inventarsi nuove strategie
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di apprendimento.
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Hanno iniziato a organizzarsi in piccoli gruppi,
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a scambiarsi materiali, a fare domande nei forum.
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Insomma, hanno sviluppato una certa autonomia proprio perché il contesto
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lo richiedeva.
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Interessante.
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Quindi, in un certo senso, la distanza può diventare un'opportunità per
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allenare l'autonomia, se però c'è lo spazio per farlo.
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Perché se il corso online è solo una lezione registrata da guardare
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passivamente,
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non cambia molto rispetto all'aula tradizionale.
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Anzi, forse è pure peggio.
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Sì, infatti.
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La differenza la fa la progettazione didattica.
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Bisogna pensare a strumenti che favoriscano la partecipazione attiva,
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la riflessione, la collaborazione.
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E anche qui, torniamo al discorso di prima: servono competenze diverse,
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sia tecniche che relazionali.
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Non basta saper usare una piattaforma,
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bisogna anche saper guidare i discenti verso l'autonomia.
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E forse anche
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accettare che un po' di dipendenza ci sarà sempre,
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perché comunque ci sono contenuti tecnici che vanno trasmessi.
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Però, come dicevi tu, l'importante è trovare un equilibrio e dare spazio
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anche alla crescita personale.
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Non so, magari è un altro di quei paradossi che non si risolvono,
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ma si gestiscono.
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Sì, sono d'accordo.
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E secondo me la formazione continua in sanità è proprio il terreno ideale
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per sperimentare nuove strategie,
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anche perché i professionisti sono abituati a lavorare in contesti complessi
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e a doversi aggiornare costantemente.
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Forse dovremmo solo fidarci un po' di più della loro capacità di imparare,
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invece di voler controllare tutto.
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E qui arriviamo al terzo paradosso,
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quello della didattica digitale.
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Spesso si pensa che fare formazione online significhi semplicemente trasferire
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la lezione in presenza su una piattaforma.
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Ma non è così, vero?
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No, assolutamente.
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La realtà virtuale non è una copia della realtà concreta,
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ha regole e dinamiche diverse.
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Come diceva anche Berger, il virtuale non è finto,
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è solo un altro tipo di realtà.
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E questo cambia tutto, anche nella progettazione dei corsi.
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E qui entra
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in gioco una figura nuova, l'Educatore Digitale.
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Non è solo un tecnico o un instructional designer,
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ma qualcuno che unisce competenze pedagogiche,
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digitali e relazionali.
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È un po' il regista della formazione online,
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no?
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Sì, esatto.
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L'Educatore Digitale è quello che tiene insieme tutti i pezzi: la progettazione,
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la relazione con i discenti, la scelta degli strumenti.
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E lavora spesso in team, insieme a formatori,
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instructional designer, tutor.
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Ti faccio un esempio concreto: in un ospedale,
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durante la pandemia, hanno co-progettato un corso online coinvolgendo
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tutte queste figure.
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Il risultato è stato un percorso molto più efficace,
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perché ognuno ha portato il suo punto di vista e le sue competenze.
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Sì,
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e secondo me questa è la vera innovazione: non tanto la tecnologia in
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sé, ma la capacità di lavorare insieme,
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di progettare in modo mirato e di rispondere ai bisogni reali dei
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professionisti.
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E forse, come diceva anche la professoressa Bellini,
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non ci sono ricette pronte, ma serve un mix di teoria ed esperienza pratica.
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E chi riesce a mettere insieme queste cose trova risorse che altri nemmeno
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immaginano.
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Esatto, e forse il messaggio del libro di Claudia Bellini è
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proprio questo: la formazione in sanità è piena di paradossi,
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ma anche di opportunità.
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Bisogna saperli riconoscere e gestire,
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senza cercare soluzioni semplici.
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E soprattutto, bisogna continuare a innovare,
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a sperimentare, a lavorare insieme.
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Direi che possiamo fermarci qui per
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oggi.
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Grazie Elena, come sempre è stato un piacere chiacchierare con te.
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E grazie a chi ci ha ascoltato: ci ritroviamo presto con un nuovo episodio
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di "L'Educatore digitale in sanità".
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Ciao a tutti!
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Grazie Marco, grazie a tutti voi.
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Continuate a seguirci, perché di paradossi e innovazione ne parleremo
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ancora.
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Un saluto e a presto!

![[01] Paradossi e innovazione nella formazione sanitaria](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2Fqsjm8Q2wSTkPM3anWreVS.jpg?w=365)

