Tra Sei e Settecento la Lombardia diventa una vera e propria officina dove la pittura inizia a sezionare la realtà. Dalla densità tattile di Monsù Bernardo alla vitalità chiassosa del Todeschini, il centro della scena è occupato stabilmente dagli ultimi. Ma è con Pietro Bellotti che avviene lo strappo definitivo: la miseria non è più un aneddoto buffo, ma una condizione umana nuda e cruda.

![[12] L’officina della realtà: la Lombardia tra Sei e Settecento](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01KBQPV2HGYN7PH4YY5ET5NJ6G%2Fresized_09-12.jpg?w=365)