[13] Immagini, Identità e Media: Progettare Audiovisual Literacy
Didattica delle New Literacies16 luglio 2025
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00:13:35

[13] Immagini, Identità e Media: Progettare Audiovisual Literacy

Esploriamo come progettare lesson plan innovativi per sviluppare competenze di audiovisual literacy, analizzando "The Fabelmans" e "Unorthodox" tra cinema, serie TV e nuove pratiche didattiche. Un viaggio attraverso esempi concreti, riflessioni critiche e attività creative per promuovere la media education.
Esploriamo come progettare lesson plan innovativi per sviluppare competenze di audiovisual literacy, analizzando "The Fabelmans" e "Unorthodox" tra cinema, serie TV e nuove pratiche didattiche. Un viaggio attraverso esempi concreti, riflessioni critiche e attività creative per promuovere la media education.

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Bentornati a Didattica delle New Literacies!

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Io sono Sandra Catellani, e oggi,

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insieme a Valentino Curreri, vi portiamo dentro il capitolo 12 del libro

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"Didattica delle New Literacies" curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara

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Panciroli, con un focus speciale sul contributo di Elisa Farinacci e Roy

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Menarini.

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Valentino, oggi parliamo di lesson plan per l'audiovisual literacy,

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un tema che, diciamolo, ormai non è più solo per gli addetti ai lavori.

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Assolutamente,

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Sandra.

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E cito subito il titolo del capitolo: "Progettare: un lesson plan per una

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Audiovisual Literacy con/ai/per i media".

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Farinacci e Menarini ci ricordano che integrare le competenze audiovisive

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nella didattica contemporanea non è solo utile,

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ma necessario.

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Siamo in un'epoca in cui i media plasmano la nostra percezione della

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realtà, e la scuola non può restare indietro.

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Sì,

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e se ci pensi, già nelle scorse puntate abbiamo visto come le New Literacies

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siano un materiale vivo, che si adatta e si trasforma.

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Ma oggi la domanda chiave è: perché proprio l'audiovisual literacy è

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fondamentale per studenti e insegnanti?

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Io direi che è la chiave per leggere,

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interpretare e anche produrre contenuti in un mondo dove le immagini

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parlano quanto, se non più, delle parole.

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Esatto.

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E come dicono gli autori, "Sviluppare negli studenti la capacità di analizzare

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i linguaggi audiovisivi come strutture narrative complesse"

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è uno degli obiettivi principali.

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Non si tratta solo di guardare un film o una serie,

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ma di capire come funzionano, cosa ci raccontano e come ci influenzano.

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Ecco perché oggi ci addentriamo proprio in questo: progettare lesson

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plan che mettano al centro l'audiovisual literacy.

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Sandra,

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nel capitolo si legge: "Progettare un lesson plan efficace richiede una

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comprensione approfondita delle competenze audiovisive."

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Ecco, questa frase mi ha colpito perché spesso si pensa che basti scegliere

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un film o una serie e il gioco è fatto.

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Ma non è così semplice, vero?

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No,

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per niente!

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Anzi, la progettazione richiede attenzione a tanti elementi: la scelta

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del testo audiovisivo, la definizione degli obiettivi,

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la preparazione di attività che stimolino sia l'analisi critica sia la

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creatività.

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Ti racconto un'esperienza personale: qualche anno fa ho progettato un

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laboratorio dove gli studenti dovevano realizzare un breve documentario

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sulla loro scuola.

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All'inizio erano un po' spaesati,

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ma poi, lavorando su riprese, montaggio e storytelling,

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hanno iniziato a vedere la scuola con occhi diversi.

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E la cosa più bella è stata vedere come la produzione audiovisiva abbia

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dato voce anche ai più timidi.

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Mi piace molto questo esempio,

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perché mostra come la progettazione non sia mai neutra.

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Ogni scelta, dal tipo di attività al modo in cui si guida la discussione,

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può fare la differenza.

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E, come sottolineano Farinacci e Menarini,

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bisogna sempre tenere insieme analisi critica e produzione creativa.

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Non basta capire come funziona un film,

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bisogna anche provare a farlo,

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a smontarlo e rimontarlo, per davvero.

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E poi,

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la flessibilità!

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Un lesson plan efficace deve poter essere adattato alle risposte degli

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studenti, ai loro interessi, alle dinamiche di gruppo.

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Non esiste una ricetta unica, ma una cassetta degli attrezzi da cui attingere

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a seconda delle situazioni.

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E qui, la media education diventa davvero un laboratorio di cittadinanza

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attiva.

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Entriamo nel vivo con "The Fabelmans" di Steven Spielberg,

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che nel capitolo viene proposto come esempio di lesson plan.

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Valentino, perché proprio questo film?

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Beh,

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"The Fabelmans" è un racconto di formazione,

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ma anche un'autobiografia, un viaggio dentro il senso stesso del cinema.

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Spielberg racconta la sua infanzia,

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la passione per il cinema, il rapporto con la famiglia,

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le difficoltà e le scelte.

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È un film che permette di lavorare su tanti livelli: autorialità,

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creatività, scienza e arte, famiglia,

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identità.

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E poi, come dicono gli autori,

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"il film viene attraversato da continue riflessioni sul senso delle immagini, sul

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loro ruolo nella comunicazione collettiva".E

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ci sono scene davvero potenti, come quella del film scolastico e la scena

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del mare.

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Sono momenti in cui il protagonista,

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Sammy, usa il cinema per raccontare la realtà,

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ma anche per trasformarla, per dare un senso a quello che vive.

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E qui mi viene da chiederti: in che modo il racconto autobiografico può

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stimolare la riflessione negli studenti?

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Ottima domanda.

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Il racconto autobiografico, soprattutto quando è così sincero e complesso,

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invita gli studenti a interrogarsi sulle proprie passioni,

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sulle proprie storie, su come rappresentare se stessi e la propria

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realtà.

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E poi, permette di discutere temi come il bullismo,

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l'identità culturale, il rapporto con i genitori.

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Insomma, il cinema diventa uno specchio,

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ma anche una finestra su mondi possibili.

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E non dimentichiamo che,

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come dice il testo, "il cinema è al tempo stesso una tecnica e una forma d'arte".

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Quindi, lavorare su "The Fabelmans" significa anche far dialogare scienza

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e creatività, tecnica e visione.

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E questo, in classe, può davvero fare la differenza.

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A proposito di tecnica,

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il capitolo insiste molto sull'analisi delle sequenze.

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Io, con i miei studenti, ho lavorato proprio sulla scena del film scolastico

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al mare.

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Abbiamo analizzato come il montaggio,

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la musica, le inquadrature costruiscano il senso della scena.

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Ad esempio, il modo in cui Sammy esagera le qualità del bullo Logan,

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usando ralenti e musica trionfale,

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è una scelta che dice molto sia sul personaggio sia sul potere delle

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immagini.

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Sì, e qui entra in gioco anche la dimensione etica.

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Perché, come sottolinea il capitolo,

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"la determinazione di un significato con questi strumenti tecnici può avere

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finalità positive ma anche negative".

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Manipolare le immagini può servire a svelare rapporti di potere,

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ma anche a costruire narrazioni distorte.

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E allora, come si garantisce un uso deontologicamente corretto delle

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immagini?È una domanda che non ha una risposta semplice.

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Bisogna lavorare molto sulla consapevolezza,

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sul confronto, sulla discussione collettiva.

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L'analisi audiovisiva, se fatta bene,

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aiuta gli studenti a sviluppare uno sguardo critico,

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a non prendere mai nulla per scontato.

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E, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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la media education è proprio questo: allenare il pensiero critico,

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la capacità di interrogare i media e le loro rappresentazioni.

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E poi,

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c'è anche la dimensione narrativa: perché l'autore decide di concentrare

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certi confronti proprio durante la proiezione del film scolastico?

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Che ruolo hanno i riti collettivi,

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come il ballo di fine anno, nella costruzione della storia?

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Sono tutte domande che aprono a riflessioni più ampie,

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anche sul nostro modo di vivere e rappresentare la realtà.Passiamo ora

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alla serialità televisiva con "Unorthodox",

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la miniserie Netflix scelta da Farinacci per il secondo lesson plan.

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Qui il focus si sposta sulla ricerca di sé,

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sull'identità, sul confronto tra tradizione e modernità.

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Valentino, cosa rende "Unorthodox" così interessante dal punto di vista

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didattico?

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"Unorthodox" è un racconto crossmediale,

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ispirato a una storia vera, che usa tecniche narrative complesse: flashback,

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montaggio non lineare, cambi di palette cromatica per distinguere passato

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e presente.

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Seguiamo Esty, una giovane donna che fugge dalla comunità ultraortodossa

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per cercare la propria strada.

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La serie permette di lavorare su temi come l'identità,

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la libertà, il rapporto con le tradizioni.

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E, come dice il capitolo, "il percorso di crescita e indipendenza di Esty viene

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rappresentato attraverso dettagli visivi e dialoghi significativi".E

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la scena del lago, ad esempio, è potentissima: Esty si immerge,

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si toglie la parrucca, compie un gesto simbolico di liberazione.

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Analizzare questa scena con gli studenti significa parlare di identità,

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di riti, di scelte difficili.

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Ma anche di come le immagini possano raccontare emozioni e trasformazioni

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profonde.

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E qui ti giro una domanda: qual è,

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secondo te, il ruolo delle serie TV nella formazione della coscienza

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critica degli studenti?

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Guarda, io credo che le serie TV,

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proprio per la loro serialità e complessità,

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siano uno strumento potentissimo.

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Permettono di seguire l'evoluzione dei personaggi,

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di confrontarsi con mondi diversi,

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di riflettere su temi attuali.

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E, se usate bene in classe, aiutano gli studenti a sviluppare empatia,

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spirito critico e capacità di analisi.

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Insomma, sono una palestra per la mente e per il cuore.

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Arriviamo alle

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attività pratiche, che sono il cuore dei lesson plan proposti nel capitolo.

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Si parla di analisi critica, produzione audiovisiva,

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confronto con fonti critiche.

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Sandra, tu hai condotto diversi laboratori di questo tipo,

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vero?

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Sì, e ti dirò, sono le attività che danno più soddisfazione.

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Ricordo un laboratorio in cui i ragazzi dovevano riprendere un'assemblea

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scolastica con smartphone e poi montare il materiale.

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All'inizio sembrava un gioco, ma poi,

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discutendo le scelte di montaggio,

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la selezione delle immagini, sono emerse riflessioni profonde su cosa

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significa rappresentare una comunità,

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su quali storie raccontare e come.

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E, come suggerisce il capitolo,

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"favorire l'espressione creativa attraverso attività pratiche di ripresa e

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montaggio stimola l'interazione tra analisi critica e produzione

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audiovisiva".E

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non dimentichiamo il confronto con la critica cinematografica.

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Far leggere agli studenti recensioni diverse,

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chiedere loro di scrivere una propria recensione o una video-pillola

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per i social, li aiuta a sviluppare competenze mediaeducative trasversali.

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È un modo per allenare la scrittura,

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la sintesi, la capacità di argomentare e di scegliere il registro comunicativo

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più adatto.

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E tutto questo, alla fine,

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contribuisce a sviluppare una vera media literacy: non solo saper decodificare

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i messaggi, ma anche produrli, criticarli,

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discuterli.

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E, soprattutto, farlo insieme,

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in modo partecipativo e creativo.

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Siamo arrivati alla riflessione finale:

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qual è la funzione sociale del cinema e della serialità?

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Il capitolo ci invita a pensare all'impatto delle rappresentazioni mediali

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nella costruzione della realtà.

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Valentino, cosa ne pensi?

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Penso che sia un tema centrale.

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Il cinema e le serie TV non sono solo intrattenimento,

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ma strumenti che plasmano il nostro modo di vedere il mondo,

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di capire gli altri, di immaginare il futuro.

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Come si legge nel capitolo, "la forza delle rappresentazioni mediali e il loro

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impatto nella costruzione della nostra esperienza del mondo"

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sono elementi che la scuola deve affrontare con consapevolezza.

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E qui la

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media education diventa fondamentale per aiutare studenti e studentesse

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a navigare la complessità dei media contemporanei.

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Non si tratta solo di difendersi dalle fake news o dalle manipolazioni,

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ma di imparare a leggere tra le righe,

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a riconoscere i diversi punti di vista,

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a costruire una propria opinione informata e critica.

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E,

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come abbiamo visto anche nelle puntate precedenti,

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la scuola ha il compito di formare cittadini capaci di pensiero critico,

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sistemico e globale.

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Il cinema e la serialità sono alleati preziosi in questo percorso,

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se usati con intelligenza e creatività.E con questa riflessione chiudiamo

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l'episodio di oggi.

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Grazie, Valentino, per il confronto sempre stimolante.

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E grazie a chi ci ha ascoltato: continuate a seguirci,

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perché il viaggio nella didattica delle New Literacies è appena cominciato.

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Alla prossima!

00:13:13
Grazie a te, Sandra,

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e un saluto a tutti.

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Ci sentiamo presto, ciao!

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