[20] New Literacies e Didattica: il viaggio continua...
Didattica delle New Literacies20 luglio 2025
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00:12:58

[20] New Literacies e Didattica: il viaggio continua...

Un viaggio riepilogativo attraverso i temi chiave delle New Literacies: dalla multimodalità all’etica digitale, dalle pratiche didattiche innovative alle prospettive future. Sandra Catellani e Valentino Curreri guidano un excursus ricco di esempi, umorismo e riflessioni critiche, preparando il terreno alle conclusioni del libro.
Un viaggio riepilogativo attraverso i temi chiave delle New Literacies: dalla multimodalità all’etica digitale, dalle pratiche didattiche innovative alle prospettive future. Sandra Catellani e Valentino Curreri guidano un excursus ricco di esempi, umorismo e riflessioni critiche, preparando il terreno alle conclusioni del libro.

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Eccoci qui, Valentino, siamo arrivati all'episodio conclusivo di questo

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viaggio nelle New Literacies guidati dagli autori del libro,

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Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli.

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E,

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come sempre, lo facciamo con un pizzico di ironia: ricordiamo che sia

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io che te, Valentino, siamo voci artificiali,

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create dall'Intelligenza Artificiale.

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Ma, attenzione, tutto quello che diciamo viene rigorosamente dai capitoli

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del libro, eh!

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Niente improvvisazioni da chatbot impazziti.

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Esatto,

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Sandra!

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Siamo entità artificiali serie e rigorose...

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anche se qualche volta ci facciamo prendere la mano dall'ironia.

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A parte

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gli scherzi, prima di tuffarci nelle conclusioni,

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facciamo un rapidissimo excursus: abbiamo parlato di Media Literacy,

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Digital Literacy, superdiversità,

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robotica, coding, lesson plan dinamici,

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audiovisivo, documentazione pedagogica...

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insomma, un bel tour de force!

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Ma oggi, tiriamo le fila.

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Sandra, vuoi partire tu con la definizione di New Literacies?

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Volentieri!

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Le New Literacies sono quell'insieme di competenze che vanno ben oltre

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il leggere e scrivere tradizionale.

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Oggi parliamo di saper navigare tra linguaggi diversi,

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tecnologie emergenti e una società sempre più complessa.

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È un'evoluzione che trasforma anche il concetto di cittadinanza: non

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basta più saper leggere un testo,

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bisogna saper interpretare, valutare,

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creare e condividere informazioni in modo critico e responsabile.

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E questa

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trasformazione, Sandra, la vediamo ogni giorno nelle scuole e nelle università.

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Mi viene in mente come, ormai,

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la domanda non è più "sai scrivere bene?" ma "sai comunicare in modo

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efficace su più piattaforme?".Sai che mi hai fatto venire in mente una

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cosa?

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Una volta, durante una lezione sulle tecnologie emergenti,

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ho portato in classe una vecchia macchina da scrivere.

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I ragazzi erano affascinati, sembrava un oggetto alieno!

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Da lì è partita una discussione su come ogni tecnologia,

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anche la più "antica", abbia avuto il suo ruolo nell'evoluzione delle

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competenze.

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E oggi, con le New Literacies,

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siamo chiamati a integrare tutto questo,

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dal passato al futuro.

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Bellissimo esempio,

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Sandra.

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E direi che ci introduce perfettamente al prossimo punto: come si integrano

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alfabetizzazione tradizionale e digitale?

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Allora,

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qui la questione è: cosa resta della vecchia literacy e cosa cambia davvero?

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In una discussione universitaria,

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ricordo che uno studente mi chiese: "Ma prof,

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scrivere un tema su carta o su Google Docs è la stessa cosa?".

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E lì si è aperto un dibattito infinito!

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Eh,

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la differenza c'è, eccome!

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La scrittura digitale non è solo una trasposizione della carta sullo

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schermo.

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Cambiano le modalità di revisione,

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la collaborazione, la possibilità di integrare immagini,

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link, video...

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E cambia anche il modo in cui pensiamo e costruiamo il testo.

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Sì,

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e il ruolo dell'educatore si trasforma.

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Non è più solo "correttore di bozze",

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ma facilitatore, guida, a volte anche "regista" di processi collaborativi.

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Deve aiutare gli studenti a selezionare,

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valutare, condividere informazioni in modo responsabile.

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E, come abbiamo visto in tanti episodi,

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questa consapevolezza va maturata a tutti i livelli: dalla progettazione

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del curricolo alla valutazione,

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fino alla documentazione delle esperienze.

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E qui,

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secondo me, c'è una sfida enorme: come si valuta la scrittura digitale?

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Non basta più guardare l'ortografia,

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bisogna considerare la capacità di integrare fonti,

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di usare i media, di costruire un discorso multimodale.

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Insomma, l'educatore oggi deve essere un po' "tuttologo digitale".E non

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è facile, Sandra.

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Ma è proprio questa la direzione: integrare,

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non sostituire.

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Le competenze tradizionali restano fondamentali,

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ma si arricchiscono di nuove dimensioni.

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E qui entra in gioco la multimodalità.La multimodalità,

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ormai, è la regola.

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Non si impara più solo con il libro e la penna,

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ma con linguaggi verbali, visivi,

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corporei, digitali...

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Pensa a un laboratorio dove il coding incontra il teatro: i ragazzi programmano

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piccoli robot che recitano una scena.

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È successo davvero, eh!

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E lì vedi come la tecnologia diventa un ponte tra creatività,

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logica e comunicazione.

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Sì, e queste pratiche sono potentissime per l'inclusione.

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Perché ogni studente può trovare il suo canale espressivo: chi ama disegnare,

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chi preferisce parlare, chi si esprime meglio con il corpo o con la musica.

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L'importante è progettare attività che valorizzino questa diversità,

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come abbiamo visto anche nell'episodio sulla superdiversità.E qui mi

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viene da dire: la vera inclusione non è solo "aggiungere" strumenti digitali,

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ma pensare a strategie che permettano a tutti di partecipare.

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Ad esempio, usare oggetti transmediali,

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come i cartoni animati o i videogiochi,

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per coinvolgere anche chi ha difficoltà con la lingua o con la scrittura

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tradizionale.

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Esatto.

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E serve anche una certa dose di flessibilità da parte degli insegnanti.

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Non c'è una ricetta unica: bisogna osservare,

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ascoltare, adattare.

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E, come dicevamo in un episodio precedente,

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usare la riflessione come strumento per riconoscere e valorizzare le

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risorse di ciascuno.

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Ecco, la multimodalità non è solo una moda,

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ma una necessità per rendere l'apprendimento davvero accessibile e

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significativo.

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Ma, attenzione, serve anche pensiero critico.

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Perché non tutto quello che è digitale è automaticamente buono o inclusivo.

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Qui

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tocchiamo un punto delicatissimo: il pensiero critico e l'etica digitale.

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In un mondo dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce,

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saper riconoscere bias, fake news e manipolazioni è fondamentale.

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E non è solo una questione tecnica,

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ma anche etica.

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Sai, una volta uno studente mi ha stupito: durante una

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discussione su una notizia virale,

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ha fatto un semplice controllo delle fonti e ha smascherato una fake

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news in due minuti.

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Mi sono sentita orgogliosa, ma anche un po' preoccupata: quanti adulti

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avrebbero fatto lo stesso?

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Eh, purtroppo pochi.

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Ecco perché insegnare l'etica digitale è una sfida enorme.

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Non basta dire "controllate le fonti",

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bisogna allenare la mente a dubitare,

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a chiedersi "chi c'è dietro questa informazione?",

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"quali interessi ci sono in gioco?".E poi c'è il tema dell'Intelligenza

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Artificiale: come facciamo a fidarci dei sistemi automatizzati?

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Come valutiamo la trasparenza e l'affidabilità delle informazioni?

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Sono domande che dobbiamo porci ogni giorno,

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e che dobbiamo insegnare a porre anche agli studenti.

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Sì,

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e qui entra in gioco anche la fiducia nei sistemi educativi e tecnologici.

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Dobbiamo costruire cittadini critici,

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consapevoli, capaci di gestire il rapporto uomo-macchina in modo etico

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e sostenibile.

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E questo ci porta dritti al tema dell'inclusione nella superdiversità.Le

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nostre classi sono sempre più superdiverse: culture,

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lingue, abilità, esperienze sociali...

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Progettare curricula che valorizzino queste differenze è una delle sfide

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più grandi della scuola di oggi.

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Mi viene in mente un progetto interculturale che ho seguito in una

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primaria:

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ogni bambino portava una storia della propria famiglia,

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e poi la trasformavamo insieme in un racconto digitale.

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Un'esperienza che ha cambiato il clima della classe.

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Che bello,

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Valentino.

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E in questi contesti, gli strumenti digitali possono fare la differenza,

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ma solo se sono adattati ai bisogni di tutti.

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Pensa agli studenti con bisogni educativi speciali: la tecnologia può

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essere un ponte, ma anche una barriera se non viene usata con attenzione.

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Esatto.

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L'inclusione non è solo una questione di accesso agli strumenti,

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ma di progettazione educativa rispettosa della pluralità.

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Bisogna creare ambienti dove ogni studente si senta riconosciuto e

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valorizzato,

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come abbiamo discusso anche nell'episodio sulla UDL e DigCompEdu.

00:08:51
E qui

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la formazione degli insegnanti è fondamentale.

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Non basta conoscere le tecnologie,

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bisogna saperle integrare in modo flessibile,

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creativo e critico.

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Solo così possiamo garantire un'educazione equa e accessibile a tutti.

00:09:06
E

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questa attenzione all'inclusione ci prepara anche alle sfide future:

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Intelligenza

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Artificiale, robotica, soft skills...

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tutto si intreccia.

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Parliamo di futuro,

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allora!

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Le competenze digitali stanno evolvendo a una velocità pazzesca.

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L'Intelligenza Artificiale e la robotica stanno già cambiando il modo

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di apprendere e insegnare.

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Recentemente ho visto una sperimentazione di robotica collaborativa in

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una scuola media: i ragazzi lavoravano in gruppo con piccoli robot programmabili,

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imparando non solo a programmare,

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ma anche a collaborare, a risolvere problemi,

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a gestire conflitti.

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E, soprattutto, a divertirsi!

00:09:51
Sì,

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e qui entrano in gioco le soft skills: empatia,

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creatività, capacità di lavorare in team.

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Sono competenze che nessun algoritmo potrà mai sostituire davvero.

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L'automazione potrà anche prendere il posto di certi lavori,

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ma non di quelli che richiedono un tocco umano.

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E non dimentichiamo il

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coding, il making, il tinkering: tutte pratiche che sviluppano pensiero

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critico, resilienza, capacità di adattamento.

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In un mondo che cambia così in fretta,

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queste competenze sono oro puro.

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Ma attenzione,

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Sandra: dobbiamo anche chiederci quali saranno gli effetti a lungo termine

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di queste tecnologie.

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Non rischiamo di creare dipendenza?

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O di amplificare il divario digitale?

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Serve un monitoraggio attento,

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e soprattutto una formazione continua per tutti,

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docenti e studenti.

00:10:44
Assolutamente.

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E qui entrano in gioco le politiche educative e i modelli di formazione.

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Ma su questo, ti lascio la parola per le riflessioni conclusive.

00:10:52
Grazie,

00:10:58
Sandra.

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Allora, chiudiamo con uno sguardo alle politiche e ai modelli che possono

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guidarci.

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Framework come DigComp 2.

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2 e DigCompEdu sono fondamentali per sostenere

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l'alfabetizzazione digitale nelle scuole.

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Ma non bastano le linee guida: serve investire nella formazione continua

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degli insegnanti, ripensare gli spazi di apprendimento,

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promuovere ambienti collaborativi e inclusivi.

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E serve anche il coraggio

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di sperimentare, di sbagliare, di innovare.

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La scuola del futuro dovrà essere un ecosistema aperto,

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dove le New Literacies sono il filo conduttore per una cittadinanza attiva,

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critica e resiliente.

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E, come dice il libro, non servono slogan facili,

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ma politiche serie e responsabili.

00:11:44
La sfida per il prossimo decennio sarà

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proprio questa: costruire un sistema educativo capace di ridurre le

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disuguaglianze,

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integrare le competenze digitali e umane,

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e preparare gli studenti a un mondo sempre più complesso e interconnesso.

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Non sarà facile, ma è una sfida che vale la pena affrontare.

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E con questa

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riflessione, chiudiamo il nostro viaggio nelle New Literacies.

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Ma, attenzione, il viaggio non finisce qui: ci saranno ancora tante domande,

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nuove sfide e, speriamo, altri episodi da esplorare insieme.

00:12:23
Grazie a tutti per averci seguito,

00:12:26
grazie Valentino per le tue riflessioni sempre puntuali e...

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ci sentiamo presto!

00:12:30
Grazie a te,

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Sandra, e grazie a chi ci ha ascoltato.

00:12:34
Alla prossima avventura tra didattica,

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tecnologia e, ovviamente, un pizzico di ironia artificiale.

00:12:40
Ciao a tutti!

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