[18] Valutare la Media Literacy nel linguaggio dei videogiochi
Didattica delle New Literacies20 luglio 2025
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00:13:30

[18] Valutare la Media Literacy nel linguaggio dei videogiochi

Dall'evoluzione della Media Education alle sfide della valutazione delle competenze nei nuovi linguaggi digitali, l'episodio esplora il modello MVC-CVG per una cultura critica e consapevole del videogioco, tra pratiche educative e strumenti innovativi.
Dall'evoluzione della Media Education alle sfide della valutazione delle competenze nei nuovi linguaggi digitali, l'episodio esplora il modello MVC-CVG per una cultura critica e consapevole del videogioco, tra pratiche educative e strumenti innovativi.

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Benvenuti e bentornati a "Didattica delle New Literacies",

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il podcast che vi accompagna tra le pagine del libro di Pier Cesare Rivoltella

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e Chiara Panciroli, pubblicato da Mondadori Università.

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Oggi ci addentriamo nel capitolo 17,

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scritto da Alessandro Soriani,

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che si intitola "Nuovi linguaggi e sviluppo di competenze di Media Literacy:

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un modello di valutazione per una cultura del videogioco".

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E, come sempre, vi ricordiamo che io,

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Sandra Catellani, e il mio collega Valentino Curreri,

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siamo voci artificiali, ma con un pizzico di ironia e tanta passione

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per la didattica.

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Tutto quello che ascolterete oggi è stato generato dall'Intelligenza

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Artificiale, ma solo ed esclusivamente a partire dai contenuti del capitolo.

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Quindi, niente invenzioni, promesso!

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Ciao Sandra,

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ciao a tutti!

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Ecco, questa cosa dell'essere entità artificiali ogni tanto mi fa sentire

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un po' come un personaggio di un videogioco,

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ma senza la possibilità di scegliere il mio outfit.

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Ma torniamo seri: oggi parliamo di Media Literacy nell'era onlife.

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Siamo in un periodo di straordinario fermento,

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come scrive Soriani, dove la distinzione tra online e offline è ormai

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superata.

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Floridi parla proprio di "onlife" per descrivere questa totale integrazione

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delle tecnologie e dei media nelle nostre vite.

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E, diciamolo, la società networked di Castells è ormai la nostra

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quotidianità.Sì,

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e questa rivoluzione ha cambiato tutto,

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anche il mio modo di fare giornalismo.

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Prima, la notizia era una cosa che si scriveva,

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si stampava e si leggeva il giorno dopo.

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Ora, con i social media, la notizia nasce,

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si trasforma, viene commentata,

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remixata e, a volte, pure fraintesa in tempo reale.

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Devo ammettere che all'inizio mi sentivo un po' spaesata,

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ma poi ho capito che la Media Literacy non è solo una competenza tecnica:

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è una vera e propria chiave di lettura per sopravvivere in questo universo

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digitale che cambia a una velocità pazzesca.

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Ecco,

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proprio qui sta la sfida: come possiamo educare a una Media Literacy

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che sia davvero all'altezza di questa complessità?

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Non basta più distinguere tra online e offline,

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bisogna imparare a navigare in un mondo dove tutto è connesso,

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dove la datificazione e la piattaformizzazione - Netflix,

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Spotify, Meta, per citarne alcuni - sono la norma.

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E, come sottolinea Soriani, serve uno sguardo pedagogico,

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ma anche politico ed economico,

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per capire davvero cosa sta succedendo.

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E qui entra in gioco la Media

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Education, che storicamente è stata la disciplina più attenta a queste

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dinamiche.

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La Media Education, come ci ricorda il capitolo,

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è un campo interdisciplinare che unisce scienze della comunicazione e

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scienze dell'educazione.

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L'obiettivo?

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Formare cittadini critici, etici e consapevoli nell'uso dei media.

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E non solo per fruire, ma anche per produrre contenuti.

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Insomma, non basta saper usare la tecnologia: bisogna capirla,

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decostruirla, e magari anche cambiarla.

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Sì,

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e qui mi viene in mente una citazione di Buckingham riportata nel capitolo:

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"La media literacy è una necessità fondamentale della vita moderna: i media

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sono ovunque, dobbiamo capire come funzionano e dobbiamo essere in grado di

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usarli in modo efficace.

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Se sappiamo farlo, siamo in grado di esercitare un potere e un controllo che

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altrimenti non avremmo."

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Ecco, questa idea di empowerment è centrale anche nella didattica

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universitaria.

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Negli ultimi anni, nei corsi di formazione degli insegnanti,

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la Media Literacy è diventata un pilastro.

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Non si tratta più solo di insegnare a usare PowerPoint,

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ma di sviluppare un pensiero critico,

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etico e responsabile verso i media.

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E questa prospettiva trasformativa

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è fondamentale.

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Come dice Rivoltella, bisogna espandere il concetto di Media Literacy

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verso una New Literacy che includa pensiero critico,

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responsabilizzazione e consapevolezza etica.

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Non è un percorso solitario, ma sociale,

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dinamico, multimodale.

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E, come abbiamo visto anche in episodi precedenti,

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la Media Literacy è sempre più una questione di cittadinanza attiva e

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partecipazione democratica.

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E qui arriviamo al nodo delle competenze.

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Il concetto di competenza, in ambito educativo,

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è stato rivoluzionario.

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Ha permesso di superare l'idea che basti trasmettere contenuti: oggi

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parliamo di un modello dinamico,

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dove il sapere è solo una parte del tutto.

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Pellerey, citato nel capitolo,

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parla di capacità di orchestrare risorse interne - cognitive,

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affettive, volitive - e di utilizzare quelle esterne in modo coerente.

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E l'OCSE aggiunge che la competenza è una combinazione di conoscenze,

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abilità e attitudini, tutte da mobilitare in contesti reali.

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Ecco,

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qui mi viene da dire: facile a dirsi,

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ma difficile a farsi!

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Perché valutare una competenza così ampia e sfaccettata non è per niente

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semplice.

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Come si fa a misurare, ad esempio,

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la responsabilità o la capacità di agire in modo etico?

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E poi, come si integra tutto questo con le New Literacies,

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che sono per definizione multiple,

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dinamiche, in continua evoluzione?

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Hai ragione,

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Sandra.

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È una delle grandi difficoltà della scuola di oggi.

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Come valutare competenze che non sono solo conoscenze,

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ma anche atteggiamenti, valori,

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capacità di adattarsi e di agire in contesti sempre diversi?

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E qui i New Literacies Studies ci aiutano a vedere la competenza come

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qualcosa di situato, olistico, che cambia a seconda del contesto e delle

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esperienze vissute.

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Ma, appunto, la valutazione diventa una sfida enorme.

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E infatti,

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come sottolinea Soriani, la Media Literacy è un costrutto multidimensionale

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e dinamico.

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Non è uno status che si acquisisce una volta per tutte,

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ma una condizione che evolve - o involvere,

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se non ci si aggiorna!

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- a seconda del contesto sociale,

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culturale, economico e politico.

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E la valutazione?

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Beh, qui si apre un mondo.

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Esistono modelli quantitativi,

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basati su scale, rubriche, domande chiuse,

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e modelli qualitativi, che puntano su auto-riflessione,

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domande aperte, inquiry-based.

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Sì,

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e spesso la soluzione migliore è un approccio misto.

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Solo con i numeri rischiamo di perdere la complessità della competenza

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mediale.

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Ma solo con la riflessione rischiamo di non avere criteri chiari.

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Ti racconto un caso che mi ha colpito: una scuola che ha deciso di valutare

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la Media Literacy degli studenti sia con test a risposta chiusa sia con

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portfolio digitali.

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Così, da una parte si misurano le conoscenze di base,

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dall'altra si valorizza la capacità di riflettere sulle proprie pratiche

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mediali.

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E, secondo me, è proprio questa la direzione giusta: valutare in modo

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continuo, coinvolgendo anche gli studenti nel processo.

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Sì,

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e aggiungo che la valutazione deve essere radicata nella pratica reale,

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non solo in compiti astratti.

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Come dice il capitolo, "valutare un oggetto dai contorni così mutevoli,

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fluidi e sottili è difficile".

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Ma è anche una sfida che vale la pena affrontare,

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perché solo così possiamo davvero capire se stiamo formando cittadini

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critici e consapevoli.

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E qui arriviamo agli strumenti.

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Il capitolo fa una panoramica dei principali modelli internazionali:

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UNESCO, OCSE, Hobbs, DigComp 2.

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2.

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Ognuno ha le sue peculiarità.

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L'UNESCO, ad esempio, propone un sistema basato su accesso,

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valutazione e creazione, con diversi livelli di padronanza.

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Il DigComp 2.

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2, invece, si concentra sulla competenza digitale,

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ma dedica molta attenzione anche alla Media Literacy,

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soprattutto nell'area Information and Data Literacy.

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E poi c'è il modello

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di Hobbs, che si discosta dagli approcci quantitativi e punta tutto sul

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self-reporting, cioè sulla riflessione personale.

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E strumenti come il SELFIE Tool della Commissione Europea,

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che permettono anche l'auto-valutazione.

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Insomma, la tendenza è quella di integrare valutazione quantitativa e

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qualitativa, per cogliere davvero la complessità delle competenze mediali.

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Ma,

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come sottolinea Soriani, la vera sfida è l'adattabilità degli strumenti

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alle diverse realtà scolastiche.

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Non esiste un modello universale che vada bene per tutti.

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Bisogna saper scegliere e adattare gli strumenti in base al contesto,

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agli obiettivi, e anche alle specificità dei media che si vogliono analizzare.

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E, soprattutto, coinvolgere gli studenti nel processo di valutazione,

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perché solo così la valutazione diventa davvero significativa.

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E qui,

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finalmente, arriviamo al cuore del capitolo: il videogioco come linguaggio

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mediale.

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Soriani lo definisce uno dei linguaggi più interessanti e complessi della

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nostra società.

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Non solo per la sua diffusione,

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ma anche per la sua capacità di influenzare cultura,

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economia, e persino altri media.

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Ma, diciamolo, il videogioco è anche un medium che può spaventare: tra

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contenuti controversi, modelli di monetizzazione predatori,

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e rappresentazioni stereotipate,

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le sfide educative non mancano.

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Assolutamente.

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E proprio per questo servono strumenti specifici per valutare la Media

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Literacy nei videogiochi.

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Non basta analizzare il gameplay: bisogna considerare anche l'arte,

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la cultura, l'etica, le emozioni che il gioco suscita.

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Mi viene in mente un workshop che ho seguito con studenti delle superiori:

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abbiamo analizzato un celebre videogioco e,

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tra una battuta e l'altra, sono emersi pregiudizi e stereotipi che nessuno

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aveva mai notato prima.

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È stato un momento di grande crescita,

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sia per gli studenti che per me.

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Sì,

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e questa è la vera forza del videogioco come oggetto di studio: permette

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di lavorare su più livelli, dalla riflessione critica alla creatività,

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passando per l'analisi delle emozioni e delle dinamiche sociali.

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E, come dice il capitolo, "occuparsi di videogiochi significa educare a una

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cultura del videogioco",

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cioè aiutare i ragazzi a diventare non solo giocatori consapevoli,

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ma anche cittadini critici e attivi.

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E qui entra in scena il Modello di

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Valutazione delle Competenze per una Cultura del Videogioco,

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o MVC-CVG, proposto da Alessandro Soriani.

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È uno strumento modulare e qualitativo,

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pensato proprio per valutare le competenze mediali degli studenti in

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relazione alle loro pratiche videoludiche.

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Gli elementi di interesse sono tanti: autorialità,

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temi trattati, accessibilità, gameplay,

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interazione tra giocatori, comparto estetico,

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valore emotivo, qualità delle rappresentazioni e delle narrazioni.

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E la

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cosa interessante è che il modello prevede domande guida per ogni elemento,

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ma lascia anche spazio agli studenti per produrre le proprie domande

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di riflessione.

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Così, la valutazione diventa un processo attivo,

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partecipato, e soprattutto personalizzato.

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E, come suggerisce il capitolo,

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si può adattare lo strumento a diversi prodotti videoludici e a diverse

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tematiche.

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Per esempio, io proporrei un'attività su "Journey",

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un videogioco che, secondo me,

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è perfetto per esplorare emozioni e narrazione interattiva.

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Gli studenti potrebbero riflettere su come il gioco suscita emozioni,

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su come la storia viene raccontata senza parole,

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e su come il gameplay si integra con la narrazione.

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E poi, magari, inventare nuove domande da discutere insieme.

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Così, la valutazione diventa anche un'occasione di crescita collettiva.

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Ecco,

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mi sembra un ottimo modo per chiudere l'episodio di oggi: la valutazione,

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quando è ben fatta, non è solo un giudizio,

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ma un'opportunità per imparare,

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riflettere e crescere insieme.

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Grazie Valentino per le tue riflessioni,

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e grazie a chi ci ha ascoltato fino a qui.

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Noi, entità artificiali ma con tanta voglia di dialogare,

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vi diamo appuntamento al prossimo episodio di "Didattica delle New

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Literacies".Grazie

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Sandra, e grazie a tutti voi.

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Continuate a seguirci, perché il viaggio tra le New Literacies continua.

00:13:27
Alla prossima!

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