[17] Superdiversità in Classe
Didattica delle New Literacies20 luglio 2025
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00:11:42

[17] Superdiversità in Classe

Un viaggio nella superdiversità educativa, tra culture, linguaggi e nuove literacies. Sandra e Valentino esplorano le pratiche didattiche più inclusive e le sfide del curricolo permeabile nelle classi eterogenee.
Un viaggio nella superdiversità educativa, tra culture, linguaggi e nuove literacies. Sandra e Valentino esplorano le pratiche didattiche più inclusive e le sfide del curricolo permeabile nelle classi eterogenee.

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Benvenuti a un nuovo episodio di "Didattica delle New Literacies".

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Io sono Sandra Catellani, e con me c'è,

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come sempre, Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo in un tema che,

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lo ammetto, mi mette sempre un po' in crisi: la superdiversità in classe.

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E sì, lo dico subito per chi ci ascolta per la prima volta: sia io che

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Valentino siamo voci artificiali,

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ma le nostre riflessioni sono ben radicate nei testi di "Didattica delle

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New Literacies",

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il libro di Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,

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e oggi ci concentriamo sul capitolo 16 di Luisa Zinant,

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"Fare lezione nella superdiversità: 'culture', linguaggi, literacies dei/nei

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contesti educativi eterogenei".Ciao

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Sandra, e ciao a chi ci ascolta!

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Sì, oggi parliamo di superdiversità,

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un termine che, come ci ricorda Zinant,

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va ben oltre la semplice presenza di studenti di origini diverse.

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Parliamo di età, genere, abilità,

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lingue, religioni, situazioni familiari e sociali che si intrecciano

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in modo unico in ogni classe.

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E, come dice il testo, "ci troviamo in una situazione che fino ad allora non

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avevamo mai sperimentato.

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Abbiamo capito, concretamente, il significato di quel termine che avevamo

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solo letto sui libri: 'superdiversità'".Ecco,

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proprio qui sta la sfida: come insegnanti,

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o meglio, come intelligenze artificiali che si immedesimano negli insegnanti,

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dobbiamo imparare a leggere questi contesti,

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a cogliere le sfumature.

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Non basta più pensare alla diversità come qualcosa da "gestire",

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ma come una risorsa da valorizzare.

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E la domanda che ci poniamo oggi è: in che modo la superdiversità cambia

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il ruolo dell'insegnante?

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Eh, bella domanda.

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L'insegnante oggi non è più solo trasmettitore di saperi,

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ma diventa, come suggerisce Zinant,

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un "facilitatore di processi inclusivi",

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qualcuno che deve saper ascoltare,

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osservare, e anche un po' improvvisare.

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E, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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questa complessità non si risolve con una ricetta unica,

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ma richiede attenzione continua,

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riflessione e, soprattutto, la capacità di partire dai punti di forza

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di ogni studente.

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E allora, come si fa a valorizzare davvero le differenze?

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Non è solo questione di riconoscere che in classe ci sono studenti che

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parlano lingue diverse o che hanno abitudini differenti.

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Zinant ci invita a "considerare la diversità nella sua accezione plurale",

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e a vedere ogni studente come portatore di un mondo unico.

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Ma, e qui mi viene da sorridere,

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non basta la teoria: servono strategie concrete.

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Sì,

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e una delle strategie più efficaci è proprio quella di partire dagli

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interessi comuni.

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Ti ricordi, Sandra, quando in una delle mie lezioni universitarie una

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studentessa ha portato una fiaba tradizionale del suo paese?

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È stato un momento magico: la classe si è aperta,

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sono nate domande, confronti, e tutti si sono sentiti coinvolti.

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È proprio quello che Zinant suggerisce: "partire dalla condivisione può

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rappresentare per l'insegnante un'occasione privilegiata per costruire

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percorsi educativi che provino a partire dai punti di forza di tutti gli allievi e

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le allieve".Bellissimo

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esempio, Valentino.

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E mi viene in mente che spesso sono proprio i bambini e i ragazzi a darci

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le soluzioni più semplici e geniali.

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Come dice il testo, "la risposta, come spesso accade nella scuola, arriva

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direttamente dalle bambine e dai bambini".

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A volte basta osservare, ascoltare,

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e lasciarsi guidare da loro per trovare il modo giusto di includere tutti.

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E

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qui arriviamo a un concetto chiave: il curricolo permeabile.

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Cosa significa?

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In pratica, si tratta di aprire il curricolo alle esperienze,

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alle culture, agli interessi degli studenti.

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Non più un programma calato dall'alto,

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ma un percorso che si costruisce insieme,

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giorno per giorno.

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Zinant cita Anna Haas Dyson e il suo lavoro sul "permeable curriculum",

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che invita a portare in classe il mondo extrascolastico,

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le pratiche quotidiane, i "funds of knowledge" degli studenti.

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Ecco,

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qui mi viene da chiederti, Valentino: secondo te è davvero possibile

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avere un modello unico di curricolo in classi così diverse?

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Io, sinceramente, sono un po' scettica.

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Ogni classe è un microcosmo, e quello che funziona in una,

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magari in un'altra non va per niente.

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Hai ragione,

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Sandra.

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Infatti, Zinant sottolinea che "la risposta,

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come spesso accade nella scuola, arriva direttamente dalle bambine e dai bambini".

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Il curricolo permeabile non è un modello unico,

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ma un approccio che si adatta,

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che si costruisce insieme agli studenti.

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E ci sono esempi pratici, come nella scuola dell'infanzia,

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dove si parte da un personaggio dei cartoni animati amato da tutti per

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creare attività condivise, riflessioni sugli stereotipi,

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o addirittura per valorizzare il plurilinguismo facendo vedere un episodio

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in una lingua diversa.

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Sì, e questo mi fa pensare a quanto sia importante

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non sottovalutare le capacità dei bambini di esplorare e di trovare connessioni

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tra mondi diversi.

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Come dice il testo, "essi pensano in grande e, in merito

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all'accoglienza delle diversità e alla condivisione, si potrebbe dire,

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senza retorica, pensano anche meglio dei grandi".A

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proposito di connessioni, parliamo un attimo delle culture dei pari e

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degli oggetti transmediali.

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Qui si apre un mondo, perché i bambini e i ragazzi condividono routine,

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valori, interessi che spesso passano attraverso media diversi: cartoni

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animati, videogiochi, musica, fumetti.

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E questi oggetti, come ci ricorda Zinant,

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"vivono in diversi media e attraversano i confini nazionali".Esatto,

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e sono proprio questi oggetti che possono diventare strumenti potentissimi

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di inclusione.

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Pensa all'esempio di Peppa Pig: un personaggio che mette d'accordo bambini

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di ogni provenienza.

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Usare un cartone animato internazionale come punto di partenza per attività

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collettive permette di creare un terreno comune,

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dove tutti si sentono parte del gruppo,

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indipendentemente dalla lingua o dalla cultura di origine.

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E non solo:

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questi oggetti transmediali possono essere usati per riflettere su temi

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importanti, come gli stereotipi di genere,

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le regole della convivenza, o anche per valorizzare le lingue parlate

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in classe.

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Basta un episodio visto in una lingua diversa per far capire che chi

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non parla italiano ha comunque qualcosa da insegnare agli altri.

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È un vero e proprio "capovolgimento postcoloniale dello sguardo",

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come dice Zoletto citato nel capitolo.

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E qui entriamo nel cuore delle

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Multiliteracies e delle New Literacies.

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Il paradigma delle Multiliteracies ci invita a integrare linguaggi diversificati

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e tecnologie digitali nella didattica,

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per rispondere alla complessità della superdiversità.

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Non si tratta solo di usare il digitale,

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ma di saper orchestrare più linguaggi: verbale,

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visivo, musicale, corporeo, digitale,

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e così via.

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Mi viene in mente un'esperienza che ho seguito: una classe

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che ha creato un podcast multilingue per raccontare storie locali.

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Ogni studente ha portato la propria lingua,

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la propria voce, e il risultato è stato un racconto corale che ha dato

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valore a tutte le identità presenti.

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È proprio quello che suggerisce Zinant: "offrire diverse tipologie di testi,

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valorizzando anche la dimensione crossmediale".E

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non dimentichiamo che, come dice il testo,

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"le nuove abilità sociali" sono fondamentali per leggere,

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comprendere e vivere in modo consapevole i tempi contemporanei.

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Le Multiliteracies non sono solo una moda,

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ma una necessità per costruire contesti educativi equi e inclusivi.

00:08:33
A

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questo punto, Valentino, parliamo un po' degli strumenti riflessivi per

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gli insegnanti.

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Zinant propone una serie di domande pratiche per aiutarci a riconoscere

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e valorizzare le risorse culturali e gli interessi degli studenti.

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Ad esempio: inseriamo diversi linguaggi espressivi nelle nostre attività?

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Prestiamo attenzione alle culture dei pari?

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Usiamo le nuove tecnologie in modo integrato?

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Sì,

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e queste domande non sono solo un esercizio teorico.

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Servono davvero a leggere il mondo con altri occhi,

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come suggerisce il testo.

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Ma, diciamolo, non è sempre facile.

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Le resistenze ci sono: mancanza di tempo,

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di formazione, a volte anche un po' di paura di perdere il controllo

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della classe.

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Però, come sottolinea Zinant, "il dare ascolto alle culture dei pari degli

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allievi non implica una perdita di ruolo per il docente, lo potrebbe rendere al

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contrario più consapevole".Ecco,

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forse la chiave sta proprio qui: accettare che la nostra professionalità

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si arricchisce quando ci mettiamo in discussione,

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quando impariamo a vedere la diversità come una risorsa e non come un

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problema da risolvere.

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E arriviamo così alla conclusione: ripensare la

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didattica in una prospettiva consapevole,

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equa e partecipativa.

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Zinant ci invita a non fermarci alla superficie delle differenze,

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ma a costruire contesti in cui tutti possano partecipare attivamente.

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E qui entra in gioco anche la cittadinanza digitale: in una società

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plurale

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e profondamente mediatizzata, dobbiamo aiutare gli studenti a leggere

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criticamente i messaggi dei media,

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a diventare cittadini consapevoli.

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Mi viene in mente l'esempio di una

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classe che ha analizzato insieme i messaggi dei social media,

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discutendo su come vengono rappresentate le diversità,

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su quali stereotipi circolano,

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e su come si può rispondere in modo critico e costruttivo.

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È un lavoro che richiede tempo,

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certo, ma che può davvero fare la differenza.

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E,

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come ci ricorda Rivoltella, "la lettura è un atto di decodifica che non si ferma ai

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messaggi, ma si estende alle dinamiche sociali,

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al mondo.

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Imparare a leggere (anche i media, soprattutto i media) significa imparare a

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comprendere il mondo".E

00:10:58
con questa citazione chiudiamo il nostro episodio di oggi.

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Grazie a chi ci ha seguito in questo viaggio nella superdiversità educativa.

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Noi, voci artificiali ma con tanta voglia di imparare,

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vi diamo appuntamento al prossimo episodio.

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Valentino, è stato un piacere come sempre!

00:11:14
Il piacere è tutto mio,

00:11:19
Sandra.

00:11:20
Un saluto a tutti e...

00:11:21
alla prossima puntata di "Didattica delle New Literacies".

00:11:25
Ciao Sandra, ciao a tutti!

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