[11] Co-creare con l’IA Generativa
Didattica delle New Literacies13 luglio 2025
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[11] Co-creare con l’IA Generativa

Un’immersione nel capitolo di Anita Macauda su design, multimodalità e intelligenza artificiale generativa. Esploriamo come le nuove tecnologie trasformano la didattica e la costruzione collaborativa dei significati.
Un’immersione nel capitolo di Anita Macauda su design, multimodalità e intelligenza artificiale generativa. Esploriamo come le nuove tecnologie trasformano la didattica e la costruzione collaborativa dei significati.

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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!

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Io sono Sandra Catellani, e con me c'è come sempre Valentino Curreri.

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Oggi entriamo nella seconda parte del libro "Didattica delle New Literacies",

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curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,

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e ci immergiamo nel capitolo scritto da Anita Macauda: "Design e Cyber-Social

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Literacy Learning: co-creare con l'IA Generativa".Ciao

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Sandra, ciao a tutti!

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Sì, finalmente affrontiamo il tema del design,

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che in questo contesto non è solo una questione estetica,

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ma proprio il cuore della costruzione dei significati nelle New Literacies.

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Il design qui è inteso come la capacità di creare significati usando

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linguaggi verbali, visivi, corporei e digitali.

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È un po' come...

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come se ogni volta che progettiamo un'attività didattica,

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stessimo anche ridisegnando gli alfabeti stessi con cui comunichiamo.

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Esatto,

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e mi viene in mente un laboratorio che ho seguito qualche anno fa: gli

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studenti dovevano raccontare una storia usando materiali diversi,

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non solo parole ma anche immagini,

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suoni, perfino oggetti trovati.

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È stato incredibile vedere come il design,

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inteso proprio come orchestrazione di linguaggi diversi,

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abbia permesso a tutti di partecipare,

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anche a chi magari con la scrittura tradizionale fa più fatica.

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Ecco, il design nelle New Literacies è proprio questo: rinnovare le pratiche

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didattiche e gli alfabeti, rendendoli più inclusivi e dinamici.

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E questa

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centralità del design, come dice Macauda,

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ci spinge a ripensare anche il ruolo dell'insegnante e dello studente:

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non più solo trasmettitori o riceventi,

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ma veri e propri co-creatori di significato.

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È una sfida, ma anche una grande opportunità per la scuola di oggi.

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A

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proposito di design, il capitolo ci invita a riflettere anche sulle radici

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delle parole "insegnare" e "disegnare".

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Entrambe derivano dal latino e ruotano attorno al concetto di "segno".

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Insegnare, da "insignare", significa letteralmente imprimere un segno

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dentro qualcuno, lasciare una traccia che trasforma chi la riceve.

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Disegnare, invece, da "designare",

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è tracciare segni, indicare con precisione.

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Questa cosa del segno come

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atto mentale e di precisione mi ha sempre affascinata.

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Cioè, non è solo una questione di tecnica,

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ma proprio di rendere visibile qualcosa che prima era solo nella mente.

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E in didattica, questa attenzione al segno,

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al dettaglio, cambia tutto: ogni scelta,

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ogni parola, ogni immagine che usiamo lascia una traccia negli studenti.

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Sì,

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e ti dirò, nella mia esperienza progettare attività didattiche richiede

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proprio questa precisione nel linguaggio.

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Se sbagli anche solo una sfumatura,

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rischi di trasmettere un significato diverso da quello che volevi.

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È come se ogni attività fosse un piccolo progetto di design,

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dove il segno mentale deve diventare segno condiviso.

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E, come dice Ottonello, non si può insegnare davvero senza disegnare,

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senza cioè progettare e lasciare tracce che abbiano senso per chi apprende.

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Ecco,

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questa connessione tra insegnare e disegnare mi sembra fondamentale per

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capire come le New Literacies ci chiedano di essere sempre più consapevoli

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di ogni segno che lasciamo, sia esso una parola,

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un'immagine o un gesto.

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E qui arriviamo al design multimodale,

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che secondo Kress e Jewitt è proprio l'integrazione di diversi sistemi

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di segni: verbali, visivi, corporei,

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sensoriali.

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Non si tratta solo di aggiungere immagini a un testo,

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ma di costruire significati complessi usando tutte le risorse disponibili.

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Sì,

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e loro individuano quattro elementi chiave: la materialità,

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cioè i materiali e i media che usiamo; il framing,

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ovvero come disponiamo questi elementi nello spazio; il design,

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che è la scelta consapevole di come rappresentare un concetto; e infine

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la creazione, cioè la produzione vera e propria dell'artefatto.

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Mi viene in mente un progetto scolastico che ho seguito,

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dove gli studenti hanno lavorato su un tema di inclusione usando video,

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poster, performance teatrali e podcast.

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La multimodalità ha permesso a ciascuno di esprimersi secondo le proprie

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competenze e sensibilità, favorendo davvero l'inclusione.

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Ecco,

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questa è la forza del design multimodale: non solo arricchisce la comunicazione,

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ma permette di coinvolgere tutti,

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anche chi magari non si sente a proprio agio con la scrittura tradizionale.

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E, come dicevi tu, quando gli studenti diventano progettisti e produttori,

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non solo esecutori, l'apprendimento diventa molto più solido e significativo.

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E

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non dimentichiamo che la multimodalità è anche una questione di equità:

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permette di valorizzare le differenze e di costruire significati condivisi

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partendo da esperienze e linguaggi diversi.

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A proposito di multimodalità,

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Kress la definisce come lo "stato normale della comunicazione umana".

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In realtà, se ci pensiamo, le lingue indigene erano già profondamente

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multimodali: immagini, canti, danze,

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totem...

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tutto serviva a costruire e trasmettere significati.

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Sì,

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e questa cosa la vediamo anche oggi,

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soprattutto tra studenti bilingui o con background diversi.

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Ho letto una ricerca sulle pratiche narrative multimodali tra studenti

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bilingui: spesso usano un mix di lingue,

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immagini, gesti, perfino oggetti personali per raccontare storie che

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altrimenti non riuscirebbero a esprimere solo con le parole.

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È come se la multimodalità fosse una risorsa naturale,

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che però a scuola tendiamo a trascurare.

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E invece dovremmo valorizzarla

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molto di più.

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Anche perché, come abbiamo visto in altri episodi - penso a quello sulla

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Diversity Literacy - la pluralità di linguaggi e modalità è fondamentale

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per l'inclusione e per la costruzione di una scuola davvero aperta e accogliente.

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Assolutamente.

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E poi, la multimodalità ci aiuta anche a superare la separazione tra

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parlato e scritto, tra ciò che è "formale" e ciò che è "informale".

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In fondo, ogni comunicazione è sempre un mix di modalità diverse.

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Un altro

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punto chiave del capitolo di Macauda è il design semiotico trasformativo.

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Qui il significato non è mai fisso,

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ma sempre in trasformazione, perché ogni persona lo interpreta e lo rielabora

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in modo unico.

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È un processo dinamico, dove l'agency personale e sociale gioca un ruolo

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centrale.

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Sì, e questo si vede benissimo quando gli studenti reinterpretano

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un testo classico usando media digitali.

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Mi ricordo un caso di studio in cui una classe ha riletto "I Promessi Sposi"

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creando meme, video e podcast.

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Ognuno ha portato la propria voce,

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la propria esperienza, e il testo è diventato qualcosa di nuovo,

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di condiviso.

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È proprio questo il senso del design semiotico trasformativo: ogni artefatto

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progettato lascia una traccia unica e trasforma il mondo,

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anche solo un po'.E in didattica,

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questa agency è fondamentale: non si tratta solo di ripetere o riprodurre,

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ma di ricreare il significato del mondo a propria immagine.

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È un processo che valorizza le differenze,

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le esperienze di vita, gli interessi di ciascuno.

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E, come dicevi tu, spesso le interpretazioni diverse sono molto più

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interessanti

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delle risposte "giuste".Esatto,

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e questo approccio rende la scuola un luogo di vera crescita,

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non solo di trasmissione di contenuti.

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A questo punto,

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il capitolo introduce anche le tre metafunzioni di Unsworth:

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rappresentazionale,

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interattiva e testuale.

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Sono tre modi diversi di costruire significato: rappresentare il contenuto,

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gestire le relazioni tra le persone coinvolte e organizzare il testo

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o il messaggio.

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E queste metafunzioni si collegano alle variabili di field,

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tenor e mode: cioè, cosa stiamo comunicando,

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chi sono i partecipanti e quale mezzo usiamo.

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È un po' come una grammatica multimodale che ci aiuta a progettare attività

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didattiche più efficaci, perché ci fa riflettere su tutti gli aspetti

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della comunicazione, non solo sulle parole.

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Sì,

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e ti dirò, quando progetto attività con questa consapevolezza,

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vedo subito la differenza: gli studenti sono più coinvolti,

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capiscono meglio e riescono a esprimersi in modo più ricco.

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È come se la multimodalità aprisse davvero nuove strade per l'apprendimento.

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E

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poi, questa analisi ci aiuta anche a capire come i significati cambiano

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a seconda di chi li crea, di chi li interpreta e del contesto.

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Non esiste un solo modo "giusto" di leggere o produrre un testo,

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ma tanti modi diversi, tutti validi.

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E arriviamo così al cuore del capitolo:

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il Cyber-Social Literacy Learning e il ruolo dell'IA Generativa.

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Qui la relazione tra studenti e intelligenza artificiale non è più solo

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di sostituzione, ma di vera e propria alleanza creativa.

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L'IA diventa un compagno di scrittura,

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un agente critico che partecipa alla costruzione dei significati.

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Sì,

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e questo cambia radicalmente il ruolo dello studente: da consumatore

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passivo a designer di significati.

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Diventa fondamentale sviluppare competenze di prompt design,

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cioè la capacità di formulare richieste efficaci all'IA per ottenere

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risultati davvero utili e creativi.

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È una nuova alfabetizzazione, che richiede sia consapevolezza tecnica

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sia capacità di trasposizione algoritmica.

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Mi viene in mente una sfida

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che ho lanciato in classe: gli studenti dovevano creare un prompt per

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generare un racconto con l'IA, ma il prompt doveva essere il più preciso

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e creativo possibile.

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È stato bellissimo vedere come si sono messi in gioco,

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discutendo, sperimentando, e alla fine confrontando i risultati.

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L'IA non era più solo uno strumento,

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ma un vero partner di co-creazione.

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Ecco,

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questa è la direzione che ci indica il capitolo di Anita Macauda: costruire

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un terzo spazio collettivo, dove umani e macchine collaborano per creare

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nuovi significati.

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Non si tratta di delegare tutto all'IA,

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ma di imparare a lavorare insieme,

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sfruttando le differenze e le potenzialità di entrambi.

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E con questo,

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direi che possiamo chiudere la puntata di oggi.

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Grazie Valentino, come sempre,

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per le tue riflessioni preziose!

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Grazie a te Sandra,

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e grazie a chi ci ha ascoltato.

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Continuate a seguirci: nel prossimo episodio continueremo il nostro viaggio

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nelle New Literacies.

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A presto!

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Ciao a tutti e buona co-creazione con l'IA!

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