[10] Serialità televisiva: un nuovo orizzonte per la didattica
Didattica delle New Literacies13 luglio 2025
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00:14:08

[10] Serialità televisiva: un nuovo orizzonte per la didattica

Come le serie TV, da The Sopranos a The Wire, stanno cambiando il modo di insegnare e imparare nell'era digitale. Un episodio dedicato alle sfide e alle potenzialità dell'audiovisivo nella scuola, con esempi, riflessioni critiche e spunti pratici dal capitolo di Elisa Farinacci.
Come le serie TV, da The Sopranos a The Wire, stanno cambiando il modo di insegnare e imparare nell'era digitale. Un episodio dedicato alle sfide e alle potenzialità dell'audiovisivo nella scuola, con esempi, riflessioni critiche e spunti pratici dal capitolo di Elisa Farinacci.

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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!

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Io sono Sandra Catellani, e con me c'è come sempre Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo in un tema che,

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lo ammetto, mi diverte parecchio: la serialità televisiva come nuovo

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orizzonte per la didattica.

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Parliamo del Capitolo 9, "Audiovisual Education: le sfide dell'insegnamento

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dell'audiovisivo a scuola attraverso la serialità televisiva",

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scritto da Elisa Farinacci e contenuto nel libro "Didattica delle New Literacies"

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curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,

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edito da Mondadori Università nel 2025.

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Ciao Sandra,

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ciao a tutti!

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Sì, oggi ci muoviamo tra The Sopranos,

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The Wire, e tutte quelle serie che ormai sono diventate parte del nostro

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immaginario collettivo.

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Farinacci ci invita a vedere le serie TV non solo come intrattenimento,

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ma come veri e propri specchi dei cambiamenti socioculturali.

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Pensateci: le serie riflettono valori,

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tensioni, trasformazioni della società,

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e offrono agli studenti opportunità per sviluppare competenze estetiche,

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critiche ed etiche.

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È un cambio di prospettiva mica da poco.

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Assolutamente.

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E la domanda che ci poniamo oggi è: in che modo la scuola può accogliere

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questa evoluzione mediale?

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Perché, come dice Farinacci, "le serie TV sono diventate arene di discussione dove

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generazioni differenti dialogano e negoziano nuovi immaginari sociali e

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identità culturali".

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Quindi, la scuola può davvero permettersi di ignorare questo fenomeno?

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Secondo

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me no, Sandra.

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Anzi, la scuola deve trovare il modo di integrare la serialità televisiva

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nei percorsi educativi, proprio per stimolare una riflessione critica

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e una maggiore consapevolezza mediale.

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E non si tratta solo di guardare una puntata in classe,

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ma di lavorare sulle strutture narrative,

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sui messaggi culturali, sulle dinamiche di consumo.

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È una sfida, ma anche un'opportunità enorme.

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E qui arriviamo a uno dei

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punti forti del capitolo: la complessità narrativa delle serie TV.

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Farinacci cita Jason Mittell e la sua teoria della "complex TV".

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Prendiamo The Sopranos o The Wire: trame elaborate,

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personaggi sfumati, niente è mai bianco o nero.

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Lo spettatore è chiamato a essere attivo,

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a interpretare, a ricordare dettagli da un episodio all'altro.

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Non è più solo spettatore, ma quasi co-autore.

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Sì,

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Mittell dice proprio che "ci aspettiamo che ciò che succede in un episodio venga

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ricordato dai personaggi negli episodi successivi, e che lasci qualche traccia

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nel mondo narrativo".

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Questo crea un coinvolgimento profondo,

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e secondo Farinacci è un terreno fertile per la didattica.

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Gli studenti imparano a leggere tra le righe,

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a cogliere le sfumature, a discutere le scelte dei personaggi.

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È un allenamento cognitivo, come lo chiama Johnson.

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Mi viene in mente

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un progetto che ho seguito qualche anno fa in una scuola superiore: abbiamo

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analizzato un episodio di Six Feet Under.

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Gli studenti hanno lavorato sulle motivazioni dei personaggi,

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sulle scelte narrative, e alla fine hanno prodotto delle brevi sceneggiature

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alternative.

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È stato incredibile vedere come la complessità della serie li abbia spinti

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a riflettere su temi come la morte,

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la famiglia, il senso della vita.

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Ecco, questa è la potenza della serialità in classe.

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E non è un caso che

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le serie di qualità siano diventate,

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come dice il testo, "barometri per misurare il cambiamento sociale".

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Analizzare queste narrazioni complesse aiuta gli studenti a sviluppare

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uno sguardo critico sulla realtà,

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sulle rappresentazioni sociali,

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sulle dinamiche di potere.

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È un modo per allenare il pensiero critico,

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che poi è uno degli obiettivi principali della Media Education.

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A proposito

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di complessità, Farinacci individua quattro pilastri che rendono la serialità

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televisiva così interessante dal punto di vista educativo: trame intrecciate,

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personaggi articolati, tempo non lineare e transmedialità.

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Ognuno di questi elementi offre spunti didattici diversi.

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Sì,

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partiamo dalle trame intrecciate: le serie complesse presentano numerosi

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personaggi, sottotrame, sviluppi inaspettati.

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Questo stimola la capacità di analisi e interpretazione degli studenti.

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Poi ci sono i personaggi articolati,

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spesso moralmente ambigui, che permettono di lavorare su temi etici e

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psicologici.

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Pensiamo a Tony Soprano o a Don Draper: figure che sfidano le categorie

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tradizionali di bene e male.

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Il tempo non lineare è un altro aspetto affascinante.

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Flashback, salti temporali, narrazioni parallele: tutto questo invita

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gli studenti a ricostruire la storia,

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a fare ipotesi, a confrontare punti di vista diversi.

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E poi c'è la transmedialità: le storie si espandono oltre lo schermo,

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tra social, fan fiction, meme,

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video su YouTube.

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È un universo narrativo in continua espansione.

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Ecco,

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se dovessi scegliere l'elemento più efficace in classe,

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forse punterei proprio sulla transmedialità.

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Perché permette agli studenti di diventare non solo spettatori,

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ma anche creatori di contenuti.

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Possono produrre fan art, scrivere storie alternative,

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discutere online.

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È un modo per sviluppare competenze trasversali,

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dalla scrittura creativa all'analisi critica,

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fino alla cittadinanza digitale.

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Io invece sono affezionata al lavoro

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sui personaggi.

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Analizzare le loro scelte, le ambiguità,

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le evoluzioni psicologiche... è un esercizio che aiuta a sviluppare empatia

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e consapevolezza etica.

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Ma in realtà, come dice Farinacci,

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la forza della serialità sta proprio nell'intreccio di tutti questi elementi.

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E

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qui entra in gioco la rivoluzione dello streaming.

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Oggi non guardiamo più un episodio a settimana,

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ma possiamo vedere un'intera stagione in una notte.

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Il binge-watching ha cambiato il nostro rapporto con le narrazioni,

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e anche quello degli studenti.

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Le piattaforme offrono esperienze personalizzate,

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suggerimenti, modalità di fruizione diverse.

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Questo ha un impatto enorme sull'engagement e sulla personalizzazione

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delle attività didattiche.

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Sì, e non sempre è un bene,

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eh!

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Da un lato, il binge-watching permette di immergersi completamente nella

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storia, di cogliere meglio le connessioni tra gli episodi.

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Dall'altro, rischia di favorire una fruizione bulimica,

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poco riflessiva.

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In classe, però, si può sfruttare questa modalità per progetti di gruppo,

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visioni condivise, discussioni collettive.

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Guarda,

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mi viene in mente una classe che ho seguito l'anno scorso.

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Dovevano lavorare su una serie,

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e invece di vedere un episodio a settimana,

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hanno deciso di guardare tutta la stagione in due giorni,

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insieme, a scuola.

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È stato faticoso, ma alla fine hanno prodotto un'analisi molto più ricca,

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perché avevano una visione d'insieme e potevano collegare tutti i fili

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narrativi.

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Certo, poi ci siamo dovuti fermare a riflettere su cosa avevano davvero

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"digerito"...Eh, il rischio di indigestione narrativa è dietro l'angolo!

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Però, come dice il testo, "le piattaforme di streaming offrono stimoli ed

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esperienze sempre nuove e personalizzate, permettendo diverse modalità di fruizione

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dei contenuti".

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Sta a noi, come educatori, guidare gli studenti verso un consumo più

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consapevole e critico.

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E qui arriviamo al cuore della questione: la Media

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Education.

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Farinacci riprende il modello dei tre livelli - educare con i media,

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ai media, nei/per i media - e sottolinea l'importanza di allenare il

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pensiero critico e l'analisi dei linguaggi.

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Cito dal testo: "È fondamentale promuovere un'educazione ai media che

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sviluppi il pensiero critico nei confronti sia dei contenuti consumati

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attraverso i media, sia delle logiche economiche e industriali che soggiacciono

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alla loro realizzazione".Sì,

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e questo significa lavorare sulle dimensioni estetica,

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critica ed etica dei media audiovisivi.

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Analizzare le immagini, i linguaggi,

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ma anche riflettere sui valori,

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sulle rappresentazioni sociali,

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sulle strategie di marketing delle piattaforme.

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Non è semplice, perché richiede competenze specifiche e un approccio

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trasversale.

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E qui, Sandra, ti giro la domanda: quali ostacoli incontrano gli insegnanti

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nell'adottare queste strategie?

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Eh,

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ce ne sono tanti.

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Prima di tutto, la mancanza di formazione specifica: non tutti i docenti

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si sentono a proprio agio con l'analisi dei linguaggi audiovisivi o con

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le dinamiche della cultura digitale.

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Poi ci sono i tempi stretti, i programmi da seguire,

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la difficoltà di integrare queste attività in modo organico.

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E, diciamolo, a volte c'è anche una certa diffidenza verso le serie TV,

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viste ancora come "intrattenimento di basso livello".Vero,

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ma come abbiamo visto anche in altri episodi - penso a quello sul cinema

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e screen literacy - la chiave è proprio superare questi pregiudizi e riconoscere

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il valore formativo dei prodotti audiovisivi.

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Serve una scuola che sappia aggiornarsi e che dia spazio alla creatività,

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alla riflessione critica, al dialogo tra linguaggi diversi.

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Un altro aspetto

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che Farinacci mette in evidenza è la cultura partecipativa: fan art,

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fan fiction, discussioni online.

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Gli studenti non sono più solo consumatori,

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ma diventano creatori, interpreti,

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critici.

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In classe si possono proporre attività partecipative ispirate proprio

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alla cultura dei fan: scrivere finali alternativi,

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creare meme, discutere teorie sui personaggi...Sì,

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e questo sviluppa competenze estetiche,

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critiche ed etiche.

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Gli studenti imparano a reinterpretare le storie,

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a confrontarsi con punti di vista diversi,

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a riflettere sulle rappresentazioni sociali.

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Ma qui c'è una questione interessante: come bilanciare l'analisi critica

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con il coinvolgimento emotivo?

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Perché, diciamolo, quando una serie ci prende,

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è difficile restare distaccati...Hai ragione,

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Valentino.

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Il rischio è che l'entusiasmo per la serie prenda il sopravvento sull'analisi.

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Ma forse è proprio questo il bello: partire dall'emozione per arrivare

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alla riflessione.

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L'importante è guidare gli studenti a riconoscere i propri meccanismi

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di identificazione, a interrogarsi sui messaggi impliciti,

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a discutere insieme.

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E, come dice il testo, "la cultura partecipativa permette agli studenti di

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riflettere sul potere della partecipazione online e su come le loro

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azioni possano avere un impatto non solo su altre persone ma anche su quali tipi

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di rappresentazioni vengono proposte".Ecco,

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questa è una delle grandi potenzialità della serialità in classe: trasformare

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la passione in competenza, l'engagement in pensiero critico.

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E magari, perché no, scoprire nuovi talenti creativi tra i nostri studenti.

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E

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arriviamo alle sfide per gli insegnanti.

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Farinacci sottolinea che lavorare con la serialità televisiva richiede

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nuove competenze: capacità di analisi dei linguaggi audiovisivi,

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conoscenza delle dinamiche digitali,

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apertura alla cultura popolare.

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Non basta più essere esperti di una disciplina: serve una formazione

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continua, reti di docenti, scambio di buone pratiche.

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Sì,

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e qui la domanda finale è d'obbligo: come preparare i docenti alle sfide

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dell'audiovisivo secondo Farinacci?

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La risposta, almeno in parte, sta proprio nella collaborazione tra insegnanti,

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nella condivisione di esperienze,

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nella curiosità verso le nuove forme narrative.

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E, aggiungo io, nella voglia di mettersi in gioco,

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di sperimentare, di imparare insieme agli studenti.

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In fondo,

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come dice il capitolo, "l'introduzione della serialità televisiva nei contesti

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educativi rappresenta un'opportunità per ampliare le competenze critiche,

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estetiche ed etiche degli studenti, fornendo al tempo stesso strumenti

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innovativi ai docenti".

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È una sfida, certo, ma anche una grande occasione di crescita per tutta

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la comunità scolastica.

00:13:18
E con questa riflessione chiudiamo l'episodio di

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oggi.

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Grazie a tutti per averci seguito in questo viaggio tra serie TV,

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scuola e nuove competenze.

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Continuate a seguirci su "Didattica delle New Literacies",

00:13:36
perché le sfide dell'educazione digitale sono appena iniziate.

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Valentino, grazie come sempre per la tua compagnia e le tue idee.

00:13:39
Grazie

00:13:45
a te, Sandra, e grazie a chi ci ascolta.

00:13:47
Alla prossima puntata!

00:13:47
Ciao a tutti e buona serialità... anche a scuola!

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