[07] Diversity Literacies e Inclusione
Didattica delle New Literacies10 luglio 2025
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00:13:53

[07] Diversity Literacies e Inclusione

Un viaggio approfondito nel capitolo 'Diversity Literacies: intersezionalità, intercultura, equità' di Davide Zoletto, dal libro 'Didattica delle New Literacies'. Esploriamo come le nuove literacies plasmino pratiche educative inclusive e rispondano alle sfide di società sempre più complesse e superdiverse.
Un viaggio approfondito nel capitolo 'Diversity Literacies: intersezionalità, intercultura, equità' di Davide Zoletto, dal libro 'Didattica delle New Literacies'. Esploriamo come le nuove literacies plasmino pratiche educative inclusive e rispondano alle sfide di società sempre più complesse e superdiverse.

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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!

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Io sono Sandra Catellani, e con me c'è come sempre Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo nel sesto capitolo del libro "Didattica delle New

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Literacies",

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quello dedicato alle Diversity Literacies: intersezionalità,

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intercultura, equità, scritto da Davide Zoletto e curato da Pier Cesare

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Rivoltella e Chiara Panciroli.

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Valentino, ti va di rompere il ghiaccio?

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Volentieri,

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Sandra!

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Allora, la prima cosa che mi ha colpito di questo capitolo è proprio

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l'idea che le pratiche di lettura e scrittura non siano mai neutre,

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ma siano sempre pratiche sociali,

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culturali e politiche.

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C'è una citazione che mi ha colpito,

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di Bearne e Marsh, che dicono che la literacy è "una pratica sociale,

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culturale e politica".

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Ecco, questo ci porta subito a chiederci: in che modo i contesti storici

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e sociali influenzano le literacies?

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Sì,

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e qui il capitolo è molto chiaro: non possiamo pensare alle literacies

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come qualcosa di statico o universale.

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Cambiano a seconda delle relazioni di potere,

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delle condizioni materiali, delle storie personali e collettive.

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Mi viene in mente anche Paulo Freire,

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che viene citato spesso: per lui,

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leggere il mondo era tanto importante quanto leggere le parole.

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E questa visione è ancora attualissima,

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soprattutto se pensiamo alle sfide di oggi.

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Assolutamente.

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E non dimentichiamo che anche Allan Luke e James Paul Gee,

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che sono tra i padri del paradigma delle multiliteracies,

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insistono sul fatto che la literacy va studiata nel contesto delle pratiche

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sociali, culturali, storiche, politiche ed economiche.

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Quindi, ogni volta che parliamo di literacies,

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dobbiamo chiederci: quali sono le condizioni,

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le tensioni, le opportunità e i vincoli che le plasmano?

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Ecco,

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e questa attenzione al contesto è fondamentale anche per chi,

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come noi, si occupa di didattica e innovazione.

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Perché se non partiamo da qui,

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rischiamo di proporre soluzioni che non funzionano davvero nella realtà

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delle classi, che sono sempre più complesse e sfaccettate.

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A proposito

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di complessità, il capitolo introduce subito la teoria della superdiversità

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di Steven Vertovec.

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Ora, io lo ammetto, la prima volta che ho sentito questo termine mi sono

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un po' perso...

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Ma poi, lavorando in università,

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mi sono reso conto di cosa significa davvero.

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Mi ricordo una lezione in cui avevo studenti di sei nazionalità diverse,

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con background linguistici e culturali completamente differenti.

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E lì ho dovuto rivedere tutto il mio modo di insegnare,

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perché non potevo più dare nulla per scontato.

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Eh,

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la superdiversità non è solo una questione di provenienza geografica,

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ma riguarda anche età, genere,

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condizioni socio-economiche, repertori linguistici...

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È proprio quell'intreccio di elementi che rende ogni classe unica.

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E il concetto di intersezionalità,

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che viene spiegato molto bene nel capitolo,

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ci aiuta a capire che le identità non sono mai semplici o lineari,

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ma si costruiscono nell'incrocio di tanti fattori.

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Sì,

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e questa prospettiva ci obbliga a superare le vecchie categorie,

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tipo "studenti italiani" e "studenti stranieri",

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che ormai non dicono più nulla.

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Dobbiamo imparare a leggere la complessità reale delle biografie e dei

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percorsi di apprendimento.

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E, come dice Zoletto, la superdiversità ci invita a considerare una molteplicità

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di elementi nell'analisi dei contesti educativi,

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soprattutto dove c'è una forte presenza migratoria.

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Ecco,

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e qui mi viene da dire che questa attenzione alla complessità è qualcosa

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che abbiamo già toccato anche parlando di Environmental Literacy,

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nell'episodio scorso.

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Anche lì, la pluralità di prospettive era fondamentale.

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Qui, però, la sfida è ancora più intricata,

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perché riguarda le persone, le loro storie,

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le loro lingue, i loro sogni.

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E a proposito di intrecci,

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il capitolo parla anche di ecosistemi mediali postdigitali.

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Ormai, la distinzione tra online e offline è sempre più sfumata,

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soprattutto a scuola.

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Valentino, tu come la vedi?

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Esistono ancora confini chiari tra digitale e analogico?

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Mah,

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guarda, io credo che ormai siamo tutti un po' "onlife",

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come dice Floridi.

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Cioè, viviamo in un continuo passaggio tra reale e virtuale,

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e questo si riflette anche nelle pratiche educative.

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Pensa solo a come usiamo i dispositivi digitali in classe: non sono più

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strumenti "aggiuntivi", ma parte integrante della didattica e della

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costruzione

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delle identità degli studenti.

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Sì,

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e il capitolo lo dice chiaramente: le esperienze reali e virtuali sono

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sempre più intrecciate, e questo cambia anche il modo in cui si formano

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le identità, sia degli studenti che degli insegnanti.

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Non è più possibile separare nettamente ciò che succede online da quello

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che accade offline.

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E questo, tra l'altro, rende ancora più evidente la necessità di sviluppare

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competenze trasversali, che sappiano muoversi tra mondi diversi.

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E poi,

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la superdiversità stessa è ormai legata alle pratiche digitali.

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Gli studenti portano in classe non solo le loro lingue e culture,

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ma anche i loro repertori digitali: social,

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videogiochi, app...

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Tutto questo diventa parte della loro identità e delle loro modalità

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di apprendimento.

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E noi, come educatori, dobbiamo tenerne conto,

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altrimenti rischiamo di parlare una lingua che non è più la loro.

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Esatto,

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e qui mi viene da pensare a quanto sia importante,

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oggi, progettare attività che tengano insieme queste dimensioni,

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senza forzare separazioni che non esistono più.

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È una sfida, ma anche una grande opportunità per rendere la scuola più

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vicina alla realtà dei ragazzi.

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E qui arriviamo a un punto che secondo

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me è cruciale: la prospettiva postcoloniale e critica sulle identità.

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Il capitolo insiste molto sul rischio di riprodurre,

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anche inconsapevolmente, rappresentazioni stereotipate o addirittura

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coloniali delle culture.

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E questo, purtroppo, succede ancora troppo spesso,

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anche a scuola.

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Sì, e la citazione chiave del capitolo lo dice chiaramente:

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"Le nuove literacies richiedono una comprensione profonda delle diversità

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sociali e culturali."

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Non basta più "adattare" la didattica ai gruppi marginalizzati,

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bisogna proprio ripensare le pratiche educative in modo che rispondano

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alle conoscenze, alle pratiche e alle aspirazioni delle comunità più a

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rischio di esclusione.

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E qui entra in gioco il paradigma delle multiliteracies,

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che ci invita a valorizzare i repertori plurilingui e interculturali

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degli studenti, senza considerarli mai come "mancanze" da colmare,

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ma come risorse preziose.

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È un cambio di prospettiva che richiede anche una certa dose di autocritica,

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sia personale che istituzionale.

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E non è facile,

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perché spesso siamo abituati a vedere gli studenti come "fogli bianchi",

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quando invece arrivano a scuola già con un bagaglio di esperienze,

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linguaggi, pratiche digitali...

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La sfida è proprio partire da lì,

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coinvolgendo anche le famiglie e le comunità,

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come suggerisce Anne Haas Dyson,

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citata nel capitolo.

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Sì, e questo vale anche per le pratiche digitali:

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i ragazzi spesso imparano molto di più fuori dalla scuola,

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nei loro contesti di vita, che non tra i banchi.

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Dobbiamo imparare a riconoscere e valorizzare queste competenze,

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anche quando non corrispondono ai canoni tradizionali.

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E qui entriamo

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nel cuore del paradigma delle multiliteracies.

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Valentino, vuoi spiegare in due parole cosa sono e perché sono così cruciali

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oggi?

00:08:25
Certo!

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Le multiliteracies sono, in sostanza,

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la consapevolezza che oggi non esiste più una sola forma di literacy,

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ma una pluralità di linguaggi,

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competenze e modalità di espressione.

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Questo è fondamentale perché la scuola possa valorizzare tutte le risorse

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degli studenti, non solo quelle legate alla lingua scritta tradizionale.

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E

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qui mi viene in mente un progetto scolastico che ho seguito qualche anno

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fa: una classe ha realizzato un percorso interculturale usando video,

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podcast, fumetti digitali, e persino videogiochi per raccontare le proprie

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storie.

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È stato incredibile vedere come ogni studente trovasse il suo modo di

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esprimersi, e come la pluralità dei linguaggi diventasse una ricchezza

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per tutti.

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Bellissimo esempio, Sandra!

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E il capitolo sottolinea proprio questo: il digitale,

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la crossmedialità, le culture dei pari...

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tutto questo può diventare una risorsa preziosa per costruire ambienti

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educativi più inclusivi, dove ognuno può trovare il proprio spazio di

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partecipazione e di espressione.

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E non dimentichiamo che le multiliteracies

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non sono solo una questione di strumenti,

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ma anche di consapevolezza critica: capire come i media rappresentano

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il mondo, come possiamo partecipare attivamente,

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come possiamo usare le tecnologie per abbattere barriere e costruire

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ponti.

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E qui arriviamo a uno dei temi più forti del capitolo: l'equità

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educativa come cuore di una società giusta e inclusiva.

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Zoletto lo dice chiaramente: non può esserci vera inclusione senza equità.

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E questo richiede metodologie didattiche critiche e inclusive,

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capaci di rispondere alle sfide della superdiversità.Sì,

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e qui mi viene in mente un workshop che ho tenuto qualche tempo fa.

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Una studentessa mi ha raccontato come le nuove tecnologie abbiano abbattuto

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per lei delle barriere linguistiche che sembravano insormontabili.

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Grazie a strumenti digitali, è riuscita a partecipare attivamente alle

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lezioni, a collaborare con i compagni,

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a sentirsi finalmente parte della classe.

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È stato un momento che mi ha fatto capire quanto sia importante progettare

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attività che mettano davvero tutti nelle condizioni di esprimersi.

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Ecco,

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questi sono i piccoli grandi cambiamenti che fanno la differenza.

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L'inclusione non è solo una questione di accesso,

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ma di partecipazione reale, di riconoscimento delle differenze come

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valore.

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E qui le nuove literacies, se usate con consapevolezza,

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possono davvero diventare uno strumento potente per promuovere equità

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e giustizia sociale.

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E, come abbiamo visto anche in altri episodi,

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la scuola deve essere sempre più un laboratorio di cittadinanza attiva,

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dove si impara a convivere, a dialogare,

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a costruire insieme.

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Le multiliteracies sono una chiave fondamentale per aprire queste porte.

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E

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infine, non possiamo non parlare del ruolo emergente delle AI Literacies.

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Il capitolo lo dice chiaramente: oggi,

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tra le nuove competenze, ci sono anche quelle conversazionali e critiche

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con l'Intelligenza Artificiale.

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Valentino, secondo te come possono gli insegnanti integrare queste competenze

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per promuovere l'inclusione?

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Guarda,

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è una domanda che mi faccio spesso anch'io.

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Credo che la chiave sia proprio quella di vedere l'AI non solo come uno

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strumento tecnico, ma come un ambiente di conversazione,

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di partecipazione.

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Come scrivono Rivoltella e Panciroli,

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"una nuova AI Literacy deriva precisamente da questa competenza

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conversazionale di chi la utilizza".

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Quindi, insegnare a dialogare con l'AI,

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a porre domande, a valutare le risposte,

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a riflettere criticamente...

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tutto questo può aiutare a dare voce anche a chi,

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magari, fatica a esprimersi nei modi tradizionali.

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Sì,

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e penso che sia importante anche non avere paura di sperimentare.

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Le AI Literacies possono diventare un campo di indagine e di intervento

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prezioso, soprattutto nei contesti ad alta complessità.

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L'importante è mantenere sempre uno sguardo critico e inclusivo,

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per evitare che le nuove tecnologie diventino nuove barriere invece che

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nuove opportunità.Ecco, e forse la sfida più grande per noi educatori

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è proprio questa: imparare a muoverci tra vecchie e nuove literacies,

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tra analogico e digitale, tra locale e globale,

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senza mai perdere di vista l'obiettivo dell'inclusione e della partecipazione

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di tutti.

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E con questa riflessione,

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direi che possiamo chiudere qui il nostro viaggio di oggi.

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Grazie Valentino, come sempre,

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per le tue idee e la tua passione.

00:13:23
Grazie a te,

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Sandra, e grazie a chi ci ha ascoltato.

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Continuate a seguirci, perché il viaggio nelle New Literacies è appena

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cominciato.

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Alla prossima!

00:13:34
Ciao a tutti e buona didattica inclusiva!

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