[08] Capire l'Environmental Literacy
Didattica delle New Literacies12 luglio 2025
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00:13:17

[08] Capire l'Environmental Literacy

Sandra e Valentino esplorano il concetto di Environmental Literacy, dalle sue origini agli sviluppi recenti, con un focus speciale sul ruolo dei media e delle nuove competenze digitali nella sostenibilità. L'episodio analizza il capitolo di Marta Rocchi, mettendo in luce l'importanza della coscienza critica e dell'azione consapevole per una cittadinanza responsabile.
Sandra e Valentino esplorano il concetto di Environmental Literacy, dalle sue origini agli sviluppi recenti, con un focus speciale sul ruolo dei media e delle nuove competenze digitali nella sostenibilità. L'episodio analizza il capitolo di Marta Rocchi, mettendo in luce l'importanza della coscienza critica e dell'azione consapevole per una cittadinanza responsabile.

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Ciao a tutti e bentornati a Didattica delle New Literacies!

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Io sono Sandra Catellani, e con me c'è come sempre Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo in un tema che,

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secondo me, è diventato sempre più urgente: l'Environmental Literacy.

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E lo facciamo partendo proprio dalle sue radici storiche,

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come racconta Marta Rocchi nel capitolo 7 del libro "Didattica delle New

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Literacies",

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curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli.

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Ciao Sandra,

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ciao a tutti!

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Sì, oggi parliamo di un concetto che nasce negli anni Sessanta,

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quando Charles Roth si chiese: "Come riconosciamo un cittadino ambientalmente

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alfabetizzato?" Era il 1968, e già si sentiva l'eco delle preoccupazioni

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sollevate da Rachel Carson sul DDT e l'impatto ambientale.

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Poi, negli anni Settanta, con il National Environmental Education Act

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negli Stati Uniti, il termine Environmental Literacy inizia a

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diffondersi

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davvero.

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Esatto, e se ci pensiamo,

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le priorità ambientali di allora erano molto diverse da quelle di oggi.

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All'epoca si parlava soprattutto di inquinamento e conservazione,

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mentre oggi la sostenibilità è diventata una parola chiave.

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Valentino, secondo te, come sono cambiate queste priorità nel tempo?

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Guarda,

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secondo me c'è stata una trasformazione profonda.

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Prima si puntava a risolvere problemi specifici,

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ora invece si cerca di capire le cause sistemiche e di promuovere comportamenti

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sostenibili a tutti i livelli.

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E questa evoluzione si riflette proprio nel concetto di Environmental

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Literacy, che non è più solo conoscenza,

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ma anche azione e responsabilità.E qui arriviamo a una delle questioni

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più interessanti che Rocchi affronta nel capitolo: le differenze tra Environmental

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Literacy, Ecological Literacy ed Ecoliteracy.

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Non so te, ma io all'inizio facevo una gran confusione tra questi termini!

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Eh,

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non sei l'unica!

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Allora, Environmental Literacy,

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secondo la definizione più accettata,

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comprende consapevolezza, conoscenza,

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competenze e motivazione per affrontare i problemi ambientali.

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Mentre l'Ecological Literacy si concentra di più sulla comprensione dei

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sistemi ecologici e delle relazioni causa-effetto.

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L'Ecoliteracy, invece, aggiunge una dimensione olistica e spirituale,

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puntando sulla sostenibilità e sulla partecipazione attiva.

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Mi viene in

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mente un progetto scolastico che ho seguito anni fa: i ragazzi erano

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bravissimi

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a studiare i dati sull'inquinamento,

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ma quando si trattava di proporre azioni concrete,

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lì si vedeva la differenza tra chi aveva solo conoscenza e chi era davvero

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"environmentally literate".

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È proprio questa la sfida, no?

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Sì,

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perché come dice Roth, "una persona consapevole non è necessariamente

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ambientalmente alfabetizzata".

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Serve passare dalla teoria alla pratica,

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e questo vale anche per noi adulti,

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non solo per gli studenti.

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Negli anni Ottanta e Novanta,

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il discorso si sposta: entra in gioco l'approccio scientifico e sistemico,

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soprattutto con l'Ecological Literacy.

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Paul Risser, nel 1986, sottolinea la necessità di una literacy specifica

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sull'ecologia, mentre David Orr,

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nel 1992, parla addirittura di crisi educativa-ecologica.

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Secondo lui, la crisi ambientale è anche una crisi dell'educazione.

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E

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qui mi viene da chiederti: ma la scuola di oggi,

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secondo te, integra davvero questi temi?

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Perché io vedo ancora tanta frammentazione,

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come se l'educazione ambientale fosse una materia a parte,

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invece che un filo conduttore.

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Hai ragione,

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Sandra.

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C'è ancora molta strada da fare.

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Spesso si lavora per progetti,

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ma manca una visione sistemica.

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Eppure, come dice anche Rocchi,

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la sostenibilità dovrebbe essere una prospettiva trasversale,

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non un argomento "extra".Sì, e forse serve anche più coraggio nel ripensare

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i curricula, proprio come suggeriva Orr: una ristrutturazione radicale,

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non solo qualche aggiustamento qua e là.A proposito di visione olistica,

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Fritjof Capra, negli anni Novanta,

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introduce il termine Ecoliteracy.

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Qui la sostenibilità diventa centrale,

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insieme a una dimensione spirituale e alla partecipazione attiva.

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Mi piace molto questa idea di "head,

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heart, hands and spirit", cioè testa,

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cuore, mani e spirito.

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Sì, è un approccio che va oltre la semplice conoscenza.

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Penso a una scuola italiana che ho visitato qualche anno fa: avevano

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avviato un orto didattico, ma non era solo coltivare piante.

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Era un modo per coinvolgere i ragazzi in tutte le fasi,

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dalla progettazione alla cura,

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fino alla riflessione su cosa significa essere parte di una comunità

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sostenibile.

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Bellissimo esempio!

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Ecco, lì si vede come l'Ecoliteracy non sia solo teoria,

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ma anche esperienza vissuta.

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E forse è proprio questo che manca spesso: la possibilità di "fare" e

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non solo di "sapere".Esatto, e Capra insiste molto su questo: la sostenibilità

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non si insegna solo con le lezioni frontali,

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ma si costruisce con la partecipazione attiva e la consapevolezza di

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far parte di un sistema più grande.

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Un altro aspetto che Rocchi sottolinea

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è il ruolo delle istituzioni e delle comunità.

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L'Environmental Literacy si promuove sia con programmi educativi formali,

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come quelli scolastici e universitari,

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sia con iniziative informali nelle comunità locali.

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E qui le università

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stanno facendo passi avanti, anche in Italia.

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Mi viene in mente la collaborazione tra atenei e associazioni ambientaliste,

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che spesso porta a progetti molto concreti sul territorio.

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Valentino, tu hai qualche esperienza diretta?

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Sì,

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qualche anno fa abbiamo lavorato con alcune associazioni locali per monitorare

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la qualità dell'aria in città.

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Gli studenti non solo raccoglievano dati,

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ma partecipavano anche a incontri pubblici per discutere i risultati

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con la comunità.

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È stato un modo per collegare la teoria alla realtà e per far capire

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che la sostenibilità si costruisce insieme.

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Ecco,

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questo è un esempio perfetto di come l'Environmental Literacy possa diventare

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un processo collettivo, non solo individuale.

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E infatti,

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nel capitolo si parla anche di Environmental Citizenship e Collective

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Environmental Literacy.

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Due concetti che puntano proprio sull'impatto dell'impegno civico

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responsabile,

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sia a livello personale che di comunità.Sì,

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la Environmental Citizenship è il comportamento responsabile di chi agisce

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come agente di cambiamento, sia nel privato che nel pubblico,

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a livello locale, nazionale e globale.

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La Collective Environmental Literacy,

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invece, mette l'accento sull'azione collettiva e sulle risorse condivise.

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È un processo dinamico, che si adatta ai cambiamenti e si basa sulla

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sinergia di gruppo.

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Però, diciamolo,

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non è sempre facile.

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Quali ostacoli incontrano le azioni collettive?

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Io penso alla difficoltà di coordinarsi,

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alle differenze di interesse, ma anche alla mancanza di risorse o di

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tempo.

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Sì, e aggiungerei anche la fatica di mantenere alta la motivazione

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nel tempo.

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Però, quando si riesce a creare una vera comunità,

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i risultati possono essere sorprendenti.

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E la scuola, secondo me, può essere un laboratorio perfetto per sperimentare

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queste dinamiche.

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Un altro tema centrale del capitolo di Rocchi è il ruolo

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dei media, soprattutto quelli audiovisivi,

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nella promozione dell'Environmental Literacy.

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Qui entra in gioco l'Ecomedia Literacy,

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che unisce la media literacy alle questioni ambientali e di

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sostenibilità.Sì,

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e oggi i media hanno un potere enorme nel sensibilizzare,

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ma anche nel confondere.

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Penso a certi documentari che hanno davvero cambiato la percezione pubblica

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su temi come il cambiamento climatico.

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Ma bisogna anche saperli leggere in modo critico,

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per evitare il rischio di greenwashing o di sensazionalismo.

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Assolutamente.

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L'Ecomedia Literacy, come la definisce López,

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insegna a capire il rapporto tra media e sistemi viventi,

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sia dal punto di vista dell'impatto ambientale delle tecnologie,

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sia da quello delle narrazioni che influenzano la cultura e i comportamenti.

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Ecco

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perché è importante sviluppare una capacità critica,

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non solo consumare passivamente.

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Solo così i media possono diventare alleati nella costruzione di una

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cultura della sostenibilità.A questo punto,

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entriamo nel vivo del capitolo 7,

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"Environmental Literacy: ambiente,

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sostenibilità, media", scritto da Marta Rocchi.

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Un testo che, secondo me, riesce a mettere insieme tutti questi fili:

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la storia, le definizioni, il ruolo delle istituzioni,

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la cittadinanza e i media.

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Sì, e Rocchi insiste molto sul ruolo delle

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nuove literacy per comprendere la complessità ambientale.

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C'è una citazione che mi ha colpito: "L'Environmental Literacy si configura

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come un prerequisito fondamentale per incoraggiare e guidare gli atteggiamenti

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delle nuove generazioni verso pratiche e stili di vita rispettosi

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dell'ambiente."Bellissima.

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E aggiungerei che la coscienza critica e l'informazione sono le chiavi

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per passare dalla consapevolezza all'azione.

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In fondo, è questo il messaggio centrale del capitolo: non basta sapere,

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bisogna anche saper agire e comunicare in modo responsabile.

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E qui le

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New Literacies diventano strumenti indispensabili per affrontare le sfide

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educative e sociali del nostro tempo.

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Un altro punto che Rocchi sottolinea

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è la necessità di integrare l'educazione ambientale nei percorsi di didattica

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digitale.

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Non basta insegnare a usare le tecnologie,

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bisogna anche riflettere sul loro impatto e sulle opportunità che offrono

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per promuovere la sostenibilità.Guarda,

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mi ricordo la prima volta che ho provato a introdurre il tema della sostenibilità

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in un laboratorio digitale.

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Non è stato facile: i ragazzi erano abituati a pensare alla tecnologia

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come qualcosa di "neutro", senza collegarla all'ambiente.

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Ma quando abbiamo iniziato a ragionare sull'impronta ecologica dei dispositivi,

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si sono accese delle lampadine.

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Sì,

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e qui le metodologie innovative,

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come il project-based learning,

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possono aiutare a sviluppare competenze trasversali: pensiero critico,

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problem solving, collaborazione.

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Tutte abilità fondamentali per una cittadinanza attiva e consapevole.

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E

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forse la sfida più grande è proprio questa: far capire che la sostenibilità

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non è un tema "in più", ma una lente attraverso cui guardare tutto il

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resto, anche la didattica digitale.

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E arriviamo così all'ultima tappa del

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nostro percorso di oggi: come ambiente,

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sostenibilità e media si intrecciano per costruire una cittadinanza consapevole.

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Le nuove literacy, come abbiamo visto anche nelle scorse puntate,

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sono la chiave per affrontare le sfide educative globali.

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Sì,

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e se penso alle competenze chiave per i cittadini di domani,

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direi: consapevolezza critica,

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capacità di agire in modo responsabile,

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abilità di comunicare e collaborare,

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e soprattutto la voglia di imparare continuamente.

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Non basta più essere "alfabetizzati" in senso tradizionale,

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serve una nuova alfabetizzazione che tenga insieme ambiente,

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tecnologia e società.Sono d'accordo.

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E forse la vera sfida è proprio questa: aiutare le nuove generazioni

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a diventare cittadini capaci di leggere la complessità,

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di agire insieme e di costruire un futuro più sostenibile.

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Ma, come sempre, il viaggio continua...Esatto,

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Sandra.

00:12:41
E noi saremo qui a raccontarlo,

00:12:42
puntata dopo puntata.

00:12:44
Grazie a tutti per averci seguito,

00:12:46
e grazie a te Sandra per questa bella chiacchierata.

00:12:46
Grazie a te Valentino,

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e grazie a chi ci ascolta ogni settimana.

00:12:53
Alla prossima puntata di Didattica delle New Literacies!

00:12:57
Ciao a tutti!

00:12:57
Ciao, arrivederci!

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