[04] Navigare la Semiosfera
Didattica delle New Literacies04 luglio 2025
17
00:11:52

[04] Navigare la Semiosfera

Esploriamo l'information literacy come bussola per orientarsi nella società dei dati. Affrontiamo strategie, etica e nuovi paradigmi per cercare, valutare e condividere informazioni in modo critico e consapevole.
Esploriamo l'information literacy come bussola per orientarsi nella società dei dati. Affrontiamo strategie, etica e nuovi paradigmi per cercare, valutare e condividere informazioni in modo critico e consapevole.

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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!

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Io sono Sandra Catellani, e come sempre con me c'è Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo in un tema che,

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secondo me, è davvero la bussola per orientarsi nella società dei dati:

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l'information literacy.

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E lo facciamo seguendo il terzo capitolo del libro "Didattica delle New

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Literacies", curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,

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che sono anche gli autori di questo capitolo.

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Ciao Sandra,

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ciao a tutti!

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Sì, oggi parliamo di una competenza che,

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come sottolineano Panciroli e Rivoltella,

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è diventata fondamentale.

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Viviamo in un'epoca in cui le informazioni sono ovunque,

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ma proprio per questo rischiamo di perderci.

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L'information literacy, o IL, è la capacità di cercare,

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valutare, archiviare e condividere informazioni in modo critico.

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E senza queste competenze, rischiamo di essere travolti dall'overload

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informativo e dalla rapidissima obsolescenza delle conoscenze.

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Esatto,

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e guarda, mi viene in mente un episodio che mi ha colpita molto.

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Qualche mese fa, una notizia virale su un presunto nuovo algoritmo di

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Instagram ha fatto il giro di tutte le chat e i social.

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Sembrava credibilissima, tutti la condividevano,

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ma era completamente falsa!

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Ecco, senza un minimo di information literacy,

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rischiamo di cascarci tutti.

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E non è solo questione di essere "furbi",

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ma proprio di avere strumenti per difendersi da queste bufale.

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Sì,

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e come dicono gli autori, non si tratta solo di saper usare Google,

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ma di sviluppare una vera e propria lente critica.

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Perché, come abbiamo visto anche nella scorsa puntata sulla media literacy,

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la capacità di valutare le informazioni è fondamentale per la cittadinanza

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digitale e per la democrazia stessa.

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A proposito di strumenti,

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Panciroli e Rivoltella propongono di applicare le famose 5W di Laswell

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- Cosa, Quando, Dove, Perché, Con chi - anche all'information literacy.

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È un approccio che aiuta a strutturare la ricerca e la gestione delle

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informazioni.

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Ad esempio: che informazione mi serve davvero?

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Quando mi serve?

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Dove la trovo?

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Perché la cerco?

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E con chi la condivido?

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Sì, e secondo me è utilissimo anche per insegnare

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agli studenti a non fermarsi alla prima risposta che trovano.

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Io, per esempio, quando faccio formazione,

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chiedo sempre: "Ma questa informazione ti serve davvero adesso,

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o la stai solo accumulando?" E poi,

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come la archivi?

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Usi i preferiti, un'app, o ti affidi alla memoria?

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Guarda,

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proprio su questo, mi viene in mente un laboratorio che ho fatto all'università.

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Abbiamo simulato una ricerca partendo da una domanda molto semplice,

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ma ogni studente doveva documentare ogni passaggio: che parole chiave

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ha usato, su quali motori di ricerca,

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come ha selezionato le fonti, come ha archiviato i risultati.

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È stato interessante vedere quanto la riflessione sulle 5W aiutasse a

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evitare la dispersione e a sviluppare un metodo.

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Ecco,

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e qui entra in gioco anche la serendipity,

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no?

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A volte trovi qualcosa che non cercavi,

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ma che può tornare utile in futuro.

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Però serve anche una strategia per non perdersi nel mare di informazioni.

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Un

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altro punto chiave che sottolineano Panciroli e Rivoltella è la valutazione

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critica delle fonti e la gestione etica delle informazioni.

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Non basta trovare una risposta: bisogna chiedersi se la fonte è affidabile,

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se rispetta il diritto d'autore,

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se è aggiornata.

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E qui, secondo me, la scuola ha ancora tanta strada da fare.

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Sì,

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e la questione delle fonti è centrale.

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Come si impara a distinguere una fonte attendibile?

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Non è banale.

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Prendiamo Wikipedia: spesso viene demonizzata nelle scuole,

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ma in realtà può essere un ottimo punto di partenza,

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se usata con spirito critico.

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Bisogna insegnare a controllare le fonti citate,

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a verificare le revisioni, a confrontare le informazioni con altre fonti.

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Assolutamente.

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Io ricordo una volta in cui una classe ha fatto una ricerca su un evento

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storico usando sia Wikipedia che archivi digitali e cartacei.

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Il confronto tra le versioni li ha aiutati a capire come le informazioni

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possono cambiare a seconda della fonte e del contesto.

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E poi, c'è tutto il tema dell'uso etico: citare correttamente,

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rispettare il copyright, non diffondere dati personali...Ecco,

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qui la dimensione etica e legale dell'information literacy diventa

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fondamentale.

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Come dice il modello delle "Sette Colonne" della SCONUL,

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non basta saper cercare: bisogna anche saper comunicare e usare l'informazione

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in modo responsabile.

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Un altro passaggio interessante del capitolo riguarda

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il confronto tra i paradigmi content-centered e user-centered.

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Il primo, quello di Google per intenderci,

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si basa sull'idea che il valore sia nelle informazioni: più ne hai,

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meglio è.

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Ma è davvero così?Mah, non sempre!

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Il modello user-centered, invece,

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mette al centro le persone e le reti sociali.

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Pensa ai newsgroup, ai forum, ai social network,

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alle comunità di pratica.

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Qui il valore sta nella condivisione,

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nella collaborazione, nella crowd wisdom.

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E anche nella capacità di chiedere alle persone giuste,

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non solo di cercare tra milioni di risultati.

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Sì,

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e questo apre a nuove opportunità,

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ma anche a rischi.

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Ad esempio, in un corso online che ho seguito come tutor,

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gli studenti lavoravano in piccoli gruppi su una ricerca.

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La collaborazione ha portato a risultati molto più ricchi,

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ma c'era anche il rischio di affidarsi troppo al parere del gruppo senza

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verificare le fonti.

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Quindi, serve sempre un equilibrio tra efficienza degli strumenti digitali

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e valore della rete sociale.

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E poi,

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come dicevamo anche nella puntata sulla robotica educativa,

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la collaborazione può essere un motore di creatività,

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ma va guidata con metodo.

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Altrimenti si rischia la confusione.

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E qui arriviamo a un altro snodo:

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il passaggio dalle tassonomie alle folksonomie.

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Le tassonomie, come la Classificazione Decimale Dewey o la tassonomia

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di Bloom, sono sistemi rigidi, gerarchici,

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controllati dagli esperti.

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Ma oggi, con il Web 2.

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0, si affermano le folksonomie: sistemi di classificazione

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creati dagli utenti attraverso i tag.

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Sì,

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e questo rende il sapere più partecipativo e decentralizzato.

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Piattaforme come Delicious o Flickr sono state tra le prime a usare le

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folksonomie.

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Il caos produttivo, come lo chiama Weinberger,

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permette di costruire conoscenza in modo più dinamico,

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ma anche più complesso da gestire.

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Mi ricordo una lezione in cui ho chiesto

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agli studenti di creare una folksonomia per un progetto di ricerca.

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All'inizio erano spaesati, abituati alle categorie fisse.

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Ma poi hanno scoperto che potevano costruire insieme una mappa di

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significati,

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molto più vicina ai loro interessi e al loro linguaggio.

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E questo ha cambiato anche il mio ruolo: da "esperta" a facilitatrice.

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Ecco,

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il ruolo di studenti e insegnanti cambia: si diventa co-costruttori di

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conoscenza.

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Ma serve ancora di più la capacità di valutare,

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selezionare, organizzare.

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L'information literacy, in questo contesto,

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è ancora più importante.

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Tutto questo ci porta al concetto di semiosfera,

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che dà anche il titolo alla puntata di oggi.

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La semiosfera, come la definiscono Panciroli e Rivoltella,

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è l'ambiente di segni e informazioni in cui siamo immersi.

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Navigarla richiede nuove competenze critiche e metodologiche.

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Sì,

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e la semiosfera digitale è ancora più complessa: le informazioni circolano

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velocissime, si mescolano, si trasformano.

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Le fake news, ad esempio, sono una delle principali sfide.

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E qui, Valentino, so che hai avuto una discussione interessante con alcuni

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colleghi proprio su questo tema.

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Sì,

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ne parlavamo qualche settimana fa: la difficoltà non è solo riconoscere

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una notizia falsa, ma anche capire come nasce,

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come si diffonde, perché ci crediamo.

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La semiosfera digitale è fatta di bolle,

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di algoritmi che ci mostrano solo quello che "ci piace".

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Serve una consapevolezza nuova,

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che va oltre la semplice tecnica: bisogna saper leggere tra le righe,

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riconoscere i bias, mettere in discussione le proprie certezze.

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E qui,

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secondo me, l'information literacy si intreccia con la media literacy,

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la digital literacy, tutte le new literacies di cui abbiamo parlato nelle

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puntate precedenti.

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È un ecosistema di competenze che si alimentano a vicenda.

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E allora,

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come possiamo promuovere davvero l'information literacy a scuola e fuori?

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Panciroli e Rivoltella suggeriscono pratiche come il digital storytelling

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e la ricerca collaborativa.

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Sono strumenti che permettono agli studenti di sperimentare in prima

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persona la ricerca, la selezione,

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la valutazione e la condivisione delle informazioni.

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Sì,

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e sono pratiche che vanno oltre la lezione frontale.

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Ad esempio, il digital storytelling permette di costruire narrazioni

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a partire da fonti diverse, di riflettere sull'affidabilità,

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di imparare a citare correttamente.

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E la ricerca collaborativa sviluppa il senso critico e la capacità di

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lavorare in gruppo.

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Mi viene in mente un progetto che ho seguito con un

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gruppo di adolescenti: dovevano raccontare una storia vera usando solo

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fonti verificate, digitali e tradizionali.

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All'inizio erano scettici, ma poi si sono appassionati.

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Hanno imparato a distinguere tra opinioni e fatti,

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a confrontare versioni diverse,

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a costruire una narrazione credibile.

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E, soprattutto, hanno capito che l'information literacy non è una materia,

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ma una competenza per la vita.

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Ecco,

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oggi agli studenti servono competenze trasversali: saper cercare,

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valutare, organizzare, condividere,

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ma anche riflettere sull'etica e sulla responsabilità.

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Solo così possiamo formare cittadini consapevoli,

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capaci di navigare la semiosfera senza perdersi.

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E con questo,

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direi che possiamo chiudere la puntata di oggi.

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Grazie Valentino per il confronto sempre stimolante,

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e grazie a chi ci ha seguito!

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Nella prossima puntata continueremo il nostro viaggio nelle New Literacies,

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sempre con il libro di Rivoltella e Panciroli come guida.

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Un saluto da Sandra Catellani......e da Valentino Curreri!

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Alla prossima, e ricordate: non smettete mai di farvi domande e di cercare

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risposte.

00:11:35
Ciao a tutti!

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