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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!
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Io sono Sandra Catellani, e come sempre qui con me c'è Valentino Curreri.
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Oggi ci addentriamo nel secondo capitolo del libro "Didattica delle New
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Literacies", curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,
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pubblicato da Mondadori Università.
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Valentino, oggi parliamo di un tema che mi sta particolarmente a cuore:
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le competenze digitali e la robotica educativa,
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grazie al contributo di Elvis Mazzoni.
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Ciao Sandra,
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ciao a tutti!
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Sì, oggi ci concentriamo proprio sul capitolo scritto da Mazzoni,
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che offre una panoramica davvero interessante su come le competenze
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digitali
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siano diventate centrali nella scuola di oggi.
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E, lasciamelo dire, la robotica educativa è uno di quei temi che,
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almeno per me, accendono subito la curiosità.Assolutamente!
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Tra l'altro, ho scoperto questo libro proprio durante una conferenza
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sulle tecnologie nella didattica.
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Ricordo che mi sono imbattuta in una tavola rotonda dove si parlava di
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come la robotica possa essere un ponte tra teoria e pratica.
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Da lì, ho iniziato a seguire i lavori di Rivoltella,
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Panciroli e, ovviamente, Mazzoni.
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E oggi, finalmente, possiamo condividere queste riflessioni con chi ci
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ascolta.
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Ecco, questa è la magia della divulgazione: portare in classe,
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e anche fuori, idee che nascono nei libri e nelle conferenze.
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Allora, Sandra, partiamo dalle basi: quali sono le competenze che servono
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davvero nel XXI secolo?
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Allora, il capitolo di Mazzoni parte proprio da
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qui: hard skills, soft skills, life skills e competenze trasversali.
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In pratica, non basta più saper fare bene una cosa tecnica,
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serve anche saper comunicare, collaborare,
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risolvere problemi, essere creativi.
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E questa visione è ormai condivisa a livello europeo,
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come ci ricordano sia il World Economic Forum con le 21st-century skills,
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sia le raccomandazioni dell'Unione Europea.
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Sì,
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e se ci pensi, già negli anni Novanta l'OMS parlava di life skills,
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cioè quelle competenze emotive,
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relazionali e cognitive che servono per vivere e lavorare bene.
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Poi, nel 2015, il World Economic Forum ha messo nero su bianco che,
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oltre alle competenze tecniche,
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servono anche pensiero critico,
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creatività, comunicazione, collaborazione...
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tutte cose che, diciamolo, a scuola non sempre sono state al centro.
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No,
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infatti.
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E l'Unione Europea ha chiesto agli Stati membri di inserire queste abilità
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nei percorsi scolastici.
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In Italia, c'è stato anche un disegno di legge per sperimentare lo sviluppo
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delle competenze non cognitive,
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anche se, a essere sinceri, non è che sia tutto chiarissimo su quali
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competenze puntare davvero.
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E qui ti faccio una domanda,
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Sandra: secondo te, la scuola italiana si sta davvero adattando a queste
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nuove esigenze?
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Perché, almeno dalla mia esperienza,
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vedo ancora tanta fatica a uscire dal modello tradizionale.
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Guarda,
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secondo me c'è tanta buona volontà,
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ma anche tanta confusione.
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C'è chi sperimenta, chi si aggiorna,
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ma spesso mancano strumenti concreti e formazione continua.
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E qui entra in gioco il DigComp,
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che dà una struttura chiara alle competenze digitali.
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Ma ci arriviamo tra poco!
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Esatto,
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il DigComp 2.
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2, aggiornato nel 2022,
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è il framework europeo che definisce le competenze digitali fondamentali.
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Sono cinque le aree chiave: alfabetizzazione su informazioni e dati,
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comunicazione e collaborazione,
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creazione di contenuti digitali,
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sicurezza e risoluzione di problemi.
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È un modello che aiuta a capire dove siamo e dove dobbiamo andare,
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sia come studenti che come docenti.
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E qui mi viene in mente un esempio
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pratico: la gestione delle informazioni online.
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Saper distinguere una fonte affidabile da una fake news è una competenza
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che rientra proprio nella prima area del DigComp.
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Ma anche la collaborazione online,
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la creazione di contenuti, la sicurezza digitale...
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sono tutte cose che ormai fanno parte della vita quotidiana,
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non solo scolastica.
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Sai, Sandra,
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mi ricordo un workshop universitario in cui abbiamo provato ad applicare
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il DigComp con gli studenti.
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All'inizio sembrava tutto molto teorico,
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ma poi, lavorando su casi concreti,
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tipo la gestione di un progetto digitale in gruppo,
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sono emerse tutte le difficoltà e le potenzialità di queste competenze.
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E, devo dire, anche qualche resistenza al cambiamento!
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Eh,
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la resistenza al cambiamento è un classico!
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Però, come abbiamo visto anche nella scorsa puntata,
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la multidisciplinarità e la capacità di adattarsi sono fondamentali.
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E il DigComp, secondo me, aiuta proprio a rendere visibili queste competenze,
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a farle diventare parte integrante della didattica.
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E qui entra in gioco
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il DigCompEdu, che è il framework pensato apposta per gli insegnanti.
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L'obiettivo è fornire una guida per sviluppare le competenze digitali
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specifiche della professione docente,
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dalla scuola primaria fino all'università e alla formazione degli adulti.
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Sì,
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e tra le competenze più importanti ci sono il pensiero critico,
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il problem solving e la creatività.
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Non basta saper usare una piattaforma digitale,
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bisogna anche saperla integrare in modo efficace nella didattica,
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stimolare la partecipazione, risolvere problemi complessi,
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inventare nuove strategie.
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Però,
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diciamolo, non è facile per tutti i docenti acquisire queste competenze.
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C'è chi si sente spaesato, chi ha paura di sbagliare,
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chi magari non ha mai avuto una formazione specifica.
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Secondo te, Sandra, quali sono le difficoltà principali?
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Guarda,
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secondo me la difficoltà più grande è proprio la mancanza di formazione
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continua e di supporto pratico.
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Spesso i docenti si trovano da soli a dover sperimentare,
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senza una rete di confronto.
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E poi c'è anche la questione del tempo: tra programmi,
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burocrazia e classi numerose, trovare spazio per innovare non è semplice.
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Sono
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d'accordo.
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Eppure, come ci ricorda anche Mazzoni,
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investire sulle competenze digitali dei docenti è fondamentale per preparare
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gli studenti alle sfide della società digitale.
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E qui entra in gioco anche il Digital Education Action Plan dell'Unione
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Europea.
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Esatto, il Digital Education Action Plan,
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adottato nel 2020, è la risposta dell'UE alla trasformazione digitale
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accelerata dalla pandemia.
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L'obiettivo è promuovere un'istruzione digitale di alta qualità,
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inclusiva e accessibile.
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Ma la realtà, come spesso accade,
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è più complessa: meno del 40% degli insegnanti si sente davvero preparato
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a usare le tecnologie digitali in classe.
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E le differenze tra i vari paesi europei sono ancora molto forti.
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Sì,
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e la pandemia ha messo in luce tutte le fragilità del sistema.
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Ricordo che durante il lockdown molti docenti si sono trovati a dover
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reinventare la didattica da un giorno all'altro,
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spesso senza strumenti adeguati.
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Tu, Sandra, hai raccolto qualche testimonianza diretta,
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vero?
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Sì, ho intervistato una docente di scuola primaria che mi ha raccontato
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come, all'inizio, si sentisse completamente persa.
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Poi, grazie a un gruppo di colleghi e a qualche corso online,
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è riuscita a sperimentare nuove strategie: lezioni in video,
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attività collaborative, piccoli progetti di coding con i bambini.
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Non è stato facile, ma alla fine ha scoperto che anche i più piccoli
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possono imparare a usare la tecnologia in modo creativo e consapevole.
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Ecco,
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queste esperienze dimostrano che,
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con il giusto supporto, è possibile trasformare una difficoltà in
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un'opportunità.
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E la robotica educativa, di cui parla Mazzoni,
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è proprio uno degli strumenti più interessanti in questa direzione.
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La
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robotica educativa nasce dall'incontro tra psicologia e tecnologia.
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Già Piaget e Papert, con il loro approccio costruttivista,
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hanno sottolineato l'importanza di imparare facendo,
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costruendo artefatti concreti.
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Papert, in particolare, vedeva nei robot uno strumento per stimolare
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la creatività e la motivazione all'apprendimento.
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Sì,
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e qui si distinguono due approcci: learning about robots,
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cioè imparare a programmare e controllare i robot,
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e learning with robots, dove i robot diventano partner attivi
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nell'apprendimento
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di diverse materie, non solo quelle tecniche.
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Ad esempio, si possono usare robot per insegnare l'inglese o per risolvere
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problemi di orientamento spaziale,
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come il wayfinding.
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E secondo te,
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Sandra, quali materie beneficiano di più della robotica educativa?
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Io penso subito alle STEM, ma forse c'è di più...Sicuramente le STEM,
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ma anche le lingue, l'educazione civica,
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la logica, la creatività.
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In realtà, la robotica può essere un ponte tra discipline diverse,
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proprio perché stimola il problem solving,
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la collaborazione e la riflessione.
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E, come ci dicono le ricerche citate da Mazzoni,
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anche i bambini più piccoli possono trarre beneficio da queste attività,
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sia in termini di competenze tecniche che trasversali.
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E poi,
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lavorare con i robot aiuta anche a superare la paura dell'errore: sbagliare,
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riprovare, trovare soluzioni alternative...
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è tutto parte del processo di apprendimento.
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E qui arriviamo ai suggerimenti
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pratici di Elvis Mazzoni per gli insegnanti.
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Prima di tutto, identificare le competenze chiave da sviluppare,
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magari usando proprio le cinque aree del DigComp come riferimento.
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Poi, progettare attività inclusive,
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scegliendo robot e strumenti di coding adatti a tutti i livelli e favorendo
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il lavoro di gruppo.
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Sì, e non dimentichiamo la formazione continua: partecipare
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a workshop, creare reti di collaborazione tra docenti,
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condividere risorse ed esperienze.
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Anche la valutazione è importante: usare griglie di osservazione,
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coinvolgere gli studenti nella riflessione sui loro progressi,
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capire cosa funziona e cosa si può migliorare.
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Un esempio concreto?
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Progettare e programmare un robot per superare un percorso a ostacoli,
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oppure simulare una situazione reale con un robot umanoide per migliorare
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la comprensione della lingua inglese.
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L'importante è che l'attività sia significativa e accessibile a tutti.
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E,
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come ci ricorda Mazzoni, la robotica educativa è un ponte tra presente
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e futuro: aiuta a sviluppare competenze digitali,
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ma anche a rendere la scuola più inclusiva,
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stimolante e vicina alla realtà dei ragazzi.
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Un grazie, quindi, a Elvis Mazzoni per il suo capitolo,
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e ai curatori Rivoltella e Panciroli per averci dato questa preziosa
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occasione di riflessione.
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E con questo,
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chiudiamo l'episodio di oggi.
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Grazie a tutti per averci seguito!
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Continuate a seguirci perché nel prossimo episodio esploreremo altri
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aspetti delle New Literacies.
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Valentino, come sempre, è stato un piacere chiacchierare con te.
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Il piacere
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è tutto mio, Sandra.
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Un saluto a te e a chi ci ascolta.
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Alla prossima!
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Ciao a tutti!

![[03] Competenze digitali e robotica educativa](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fsites.podcastpage.io%2F68614cdc6860e6419c318380%2Fmedia%2F161ad51a277a1b08ecf6.png?w=365)

