[03] Competenze digitali e robotica educativa
Didattica delle New Literacies04 luglio 2025
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00:12:28

[03] Competenze digitali e robotica educativa

Un episodio dedicato alle competenze digitali nel contesto educativo, esplorando il framework DigComp e la robotica educativa. Analizziamo come questi strumenti, secondo Elvis Mazzoni nel libro "Didattica delle New Literacy", aiutino a preparare studenti e docenti alle sfide della società digitale.
Un episodio dedicato alle competenze digitali nel contesto educativo, esplorando il framework DigComp e la robotica educativa. Analizziamo come questi strumenti, secondo Elvis Mazzoni nel libro "Didattica delle New Literacy", aiutino a preparare studenti e docenti alle sfide della società digitale.

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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!

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Io sono Sandra Catellani, e come sempre qui con me c'è Valentino Curreri.

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Oggi ci addentriamo nel secondo capitolo del libro "Didattica delle New

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Literacies", curato da Pier Cesare Rivoltella e Chiara Panciroli,

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pubblicato da Mondadori Università.

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Valentino, oggi parliamo di un tema che mi sta particolarmente a cuore:

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le competenze digitali e la robotica educativa,

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grazie al contributo di Elvis Mazzoni.

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Ciao Sandra,

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ciao a tutti!

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Sì, oggi ci concentriamo proprio sul capitolo scritto da Mazzoni,

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che offre una panoramica davvero interessante su come le competenze

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digitali

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siano diventate centrali nella scuola di oggi.

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E, lasciamelo dire, la robotica educativa è uno di quei temi che,

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almeno per me, accendono subito la curiosità.Assolutamente!

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Tra l'altro, ho scoperto questo libro proprio durante una conferenza

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sulle tecnologie nella didattica.

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Ricordo che mi sono imbattuta in una tavola rotonda dove si parlava di

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come la robotica possa essere un ponte tra teoria e pratica.

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Da lì, ho iniziato a seguire i lavori di Rivoltella,

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Panciroli e, ovviamente, Mazzoni.

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E oggi, finalmente, possiamo condividere queste riflessioni con chi ci

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ascolta.

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Ecco, questa è la magia della divulgazione: portare in classe,

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e anche fuori, idee che nascono nei libri e nelle conferenze.

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Allora, Sandra, partiamo dalle basi: quali sono le competenze che servono

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davvero nel XXI secolo?

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Allora, il capitolo di Mazzoni parte proprio da

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qui: hard skills, soft skills, life skills e competenze trasversali.

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In pratica, non basta più saper fare bene una cosa tecnica,

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serve anche saper comunicare, collaborare,

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risolvere problemi, essere creativi.

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E questa visione è ormai condivisa a livello europeo,

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come ci ricordano sia il World Economic Forum con le 21st-century skills,

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sia le raccomandazioni dell'Unione Europea.

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Sì,

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e se ci pensi, già negli anni Novanta l'OMS parlava di life skills,

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cioè quelle competenze emotive,

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relazionali e cognitive che servono per vivere e lavorare bene.

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Poi, nel 2015, il World Economic Forum ha messo nero su bianco che,

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oltre alle competenze tecniche,

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servono anche pensiero critico,

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creatività, comunicazione, collaborazione...

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tutte cose che, diciamolo, a scuola non sempre sono state al centro.

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No,

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infatti.

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E l'Unione Europea ha chiesto agli Stati membri di inserire queste abilità

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nei percorsi scolastici.

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In Italia, c'è stato anche un disegno di legge per sperimentare lo sviluppo

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delle competenze non cognitive,

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anche se, a essere sinceri, non è che sia tutto chiarissimo su quali

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competenze puntare davvero.

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E qui ti faccio una domanda,

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Sandra: secondo te, la scuola italiana si sta davvero adattando a queste

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nuove esigenze?

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Perché, almeno dalla mia esperienza,

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vedo ancora tanta fatica a uscire dal modello tradizionale.

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Guarda,

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secondo me c'è tanta buona volontà,

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ma anche tanta confusione.

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C'è chi sperimenta, chi si aggiorna,

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ma spesso mancano strumenti concreti e formazione continua.

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E qui entra in gioco il DigComp,

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che dà una struttura chiara alle competenze digitali.

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Ma ci arriviamo tra poco!

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Esatto,

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il DigComp 2.

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2, aggiornato nel 2022,

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è il framework europeo che definisce le competenze digitali fondamentali.

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Sono cinque le aree chiave: alfabetizzazione su informazioni e dati,

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comunicazione e collaborazione,

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creazione di contenuti digitali,

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sicurezza e risoluzione di problemi.

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È un modello che aiuta a capire dove siamo e dove dobbiamo andare,

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sia come studenti che come docenti.

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E qui mi viene in mente un esempio

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pratico: la gestione delle informazioni online.

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Saper distinguere una fonte affidabile da una fake news è una competenza

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che rientra proprio nella prima area del DigComp.

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Ma anche la collaborazione online,

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la creazione di contenuti, la sicurezza digitale...

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sono tutte cose che ormai fanno parte della vita quotidiana,

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non solo scolastica.

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Sai, Sandra,

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mi ricordo un workshop universitario in cui abbiamo provato ad applicare

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il DigComp con gli studenti.

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All'inizio sembrava tutto molto teorico,

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ma poi, lavorando su casi concreti,

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tipo la gestione di un progetto digitale in gruppo,

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sono emerse tutte le difficoltà e le potenzialità di queste competenze.

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E, devo dire, anche qualche resistenza al cambiamento!

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Eh,

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la resistenza al cambiamento è un classico!

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Però, come abbiamo visto anche nella scorsa puntata,

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la multidisciplinarità e la capacità di adattarsi sono fondamentali.

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E il DigComp, secondo me, aiuta proprio a rendere visibili queste competenze,

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a farle diventare parte integrante della didattica.

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E qui entra in gioco

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il DigCompEdu, che è il framework pensato apposta per gli insegnanti.

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L'obiettivo è fornire una guida per sviluppare le competenze digitali

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specifiche della professione docente,

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dalla scuola primaria fino all'università e alla formazione degli adulti.

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Sì,

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e tra le competenze più importanti ci sono il pensiero critico,

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il problem solving e la creatività.

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Non basta saper usare una piattaforma digitale,

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bisogna anche saperla integrare in modo efficace nella didattica,

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stimolare la partecipazione, risolvere problemi complessi,

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inventare nuove strategie.

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Però,

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diciamolo, non è facile per tutti i docenti acquisire queste competenze.

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C'è chi si sente spaesato, chi ha paura di sbagliare,

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chi magari non ha mai avuto una formazione specifica.

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Secondo te, Sandra, quali sono le difficoltà principali?

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Guarda,

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secondo me la difficoltà più grande è proprio la mancanza di formazione

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continua e di supporto pratico.

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Spesso i docenti si trovano da soli a dover sperimentare,

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senza una rete di confronto.

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E poi c'è anche la questione del tempo: tra programmi,

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burocrazia e classi numerose, trovare spazio per innovare non è semplice.

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Sono

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d'accordo.

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Eppure, come ci ricorda anche Mazzoni,

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investire sulle competenze digitali dei docenti è fondamentale per preparare

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gli studenti alle sfide della società digitale.

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E qui entra in gioco anche il Digital Education Action Plan dell'Unione

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Europea.

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Esatto, il Digital Education Action Plan,

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adottato nel 2020, è la risposta dell'UE alla trasformazione digitale

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accelerata dalla pandemia.

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L'obiettivo è promuovere un'istruzione digitale di alta qualità,

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inclusiva e accessibile.

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Ma la realtà, come spesso accade,

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è più complessa: meno del 40% degli insegnanti si sente davvero preparato

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a usare le tecnologie digitali in classe.

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E le differenze tra i vari paesi europei sono ancora molto forti.

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Sì,

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e la pandemia ha messo in luce tutte le fragilità del sistema.

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Ricordo che durante il lockdown molti docenti si sono trovati a dover

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reinventare la didattica da un giorno all'altro,

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spesso senza strumenti adeguati.

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Tu, Sandra, hai raccolto qualche testimonianza diretta,

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vero?

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Sì, ho intervistato una docente di scuola primaria che mi ha raccontato

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come, all'inizio, si sentisse completamente persa.

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Poi, grazie a un gruppo di colleghi e a qualche corso online,

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è riuscita a sperimentare nuove strategie: lezioni in video,

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attività collaborative, piccoli progetti di coding con i bambini.

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Non è stato facile, ma alla fine ha scoperto che anche i più piccoli

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possono imparare a usare la tecnologia in modo creativo e consapevole.

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Ecco,

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queste esperienze dimostrano che,

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con il giusto supporto, è possibile trasformare una difficoltà in

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un'opportunità.

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E la robotica educativa, di cui parla Mazzoni,

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è proprio uno degli strumenti più interessanti in questa direzione.

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La

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robotica educativa nasce dall'incontro tra psicologia e tecnologia.

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Già Piaget e Papert, con il loro approccio costruttivista,

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hanno sottolineato l'importanza di imparare facendo,

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costruendo artefatti concreti.

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Papert, in particolare, vedeva nei robot uno strumento per stimolare

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la creatività e la motivazione all'apprendimento.

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Sì,

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e qui si distinguono due approcci: learning about robots,

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cioè imparare a programmare e controllare i robot,

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e learning with robots, dove i robot diventano partner attivi

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nell'apprendimento

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di diverse materie, non solo quelle tecniche.

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Ad esempio, si possono usare robot per insegnare l'inglese o per risolvere

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problemi di orientamento spaziale,

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come il wayfinding.

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E secondo te,

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Sandra, quali materie beneficiano di più della robotica educativa?

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Io penso subito alle STEM, ma forse c'è di più...Sicuramente le STEM,

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ma anche le lingue, l'educazione civica,

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la logica, la creatività.

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In realtà, la robotica può essere un ponte tra discipline diverse,

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proprio perché stimola il problem solving,

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la collaborazione e la riflessione.

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E, come ci dicono le ricerche citate da Mazzoni,

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anche i bambini più piccoli possono trarre beneficio da queste attività,

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sia in termini di competenze tecniche che trasversali.

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E poi,

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lavorare con i robot aiuta anche a superare la paura dell'errore: sbagliare,

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riprovare, trovare soluzioni alternative...

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è tutto parte del processo di apprendimento.

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E qui arriviamo ai suggerimenti

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pratici di Elvis Mazzoni per gli insegnanti.

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Prima di tutto, identificare le competenze chiave da sviluppare,

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magari usando proprio le cinque aree del DigComp come riferimento.

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Poi, progettare attività inclusive,

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scegliendo robot e strumenti di coding adatti a tutti i livelli e favorendo

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il lavoro di gruppo.

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Sì, e non dimentichiamo la formazione continua: partecipare

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a workshop, creare reti di collaborazione tra docenti,

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condividere risorse ed esperienze.

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Anche la valutazione è importante: usare griglie di osservazione,

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coinvolgere gli studenti nella riflessione sui loro progressi,

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capire cosa funziona e cosa si può migliorare.

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Un esempio concreto?

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Progettare e programmare un robot per superare un percorso a ostacoli,

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oppure simulare una situazione reale con un robot umanoide per migliorare

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la comprensione della lingua inglese.

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L'importante è che l'attività sia significativa e accessibile a tutti.

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E,

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come ci ricorda Mazzoni, la robotica educativa è un ponte tra presente

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e futuro: aiuta a sviluppare competenze digitali,

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ma anche a rendere la scuola più inclusiva,

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stimolante e vicina alla realtà dei ragazzi.

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Un grazie, quindi, a Elvis Mazzoni per il suo capitolo,

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e ai curatori Rivoltella e Panciroli per averci dato questa preziosa

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occasione di riflessione.

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E con questo,

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chiudiamo l'episodio di oggi.

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Grazie a tutti per averci seguito!

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Continuate a seguirci perché nel prossimo episodio esploreremo altri

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aspetti delle New Literacies.

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Valentino, come sempre, è stato un piacere chiacchierare con te.

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Il piacere

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è tutto mio, Sandra.

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Un saluto a te e a chi ci ascolta.

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Alla prossima!

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Ciao a tutti!

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