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Ciao a tutti e bentornati a "Didattica delle New Literacies"!
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Io sono Sandra Catellani, qui con il mio collega e amico Valentino Curreri.
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Oggi ci addentriamo nel primo capitolo del libro "Didattica delle New
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Literacies", scritto da Pier Cesare Rivoltella e curato insieme a Chiara
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Panciroli, pubblicato da Mondadori Università nel 2025.
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Questo primo capitolo, scritto da Pier Cesare Rivoltella,
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esplora in profondità l'evoluzione dalle prime forme di literacy alle
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new literacy.
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Valentino, partiamo proprio dalle origini: la comunicazione
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umana, la laringe, i primi codici condivisi...
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sembra quasi fantascienza, ma è la nostra storia evolutiva!
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Ciao Sandra,
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ciao a tutti!
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Sì, è incredibile pensare che la nostra capacità di comunicare nasce
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da una questione...
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diciamo, di hardware biologico.
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Il Neanderthal, per esempio, aveva una laringe diversa dalla nostra,
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e questo gli impediva di articolare suoni complessi.
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Il Cro-Magnon invece, grazie a una laringe più evoluta,
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ha potuto sviluppare un vero e proprio sistema di codici,
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cioè regole condivise per dare significato ai suoni.
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E da lì, la parola è diventata la prima vera tecnologia della comunicazione.
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Ecco,
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tecnologia della parola!
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Mi piace questa definizione.
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E qui entra in gioco la distinzione tra oralità primaria e secondaria,
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che Ong e Havelock hanno studiato tanto.
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L'oralità primaria è quella delle società che non conoscono la scrittura,
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mentre la nostra, oggi, è un'oralità secondaria,
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perché viviamo immersi nella scrittura,
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anche se parliamo ancora tanto.
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Sì,
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e mi viene in mente una lezione universitaria che ho tenuto anni fa,
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quando spiegavo agli studenti come le fiabe popolari italiane venivano
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tramandate solo oralmente.
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Era tutto affidato alla memoria,
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alle formule ripetitive, ai ritmi.
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Senza scrittura, la memoria era...
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beh, era tutto!
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Ma a un certo punto, la complessità delle informazioni ha richiesto qualcosa
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di più.E infatti, arriva la scrittura.
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Prima i pittogrammi, poi i sistemi cuneiformi...
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ma erano troppo complicati, troppi segni da ricordare.
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La vera svolta è l'alfabeto fonetico,
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introdotto dai Fenici e perfezionato dai Greci.
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Pochi segni, combinabili per rappresentare tutti i suoni di una lingua.
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Una rivoluzione, no?
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Assolutamente.
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L'alfabeto fonetico ha reso la scrittura molto più accessibile e ha permesso
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di registrare la conoscenza in modo stabile.
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Ma, come ci ricorda Rivoltella,
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leggere e scrivere non sono capacità naturali: il nostro cervello deve
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"riciclare" neuroni destinati ad altro per imparare queste competenze.
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Ecco perché la literacy, cioè l'alfabetizzazione,
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è sempre stata una conquista culturale,
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non un dato di natura.
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E la scrittura ha cambiato tutto: non solo la memoria
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collettiva, ma anche il modo di apprendere.
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Prima si imparava per imitazione,
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ora si può trasmettere sapere a distanza,
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nel tempo e nello spazio.
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Però, come vedremo tra poco, non tutti erano entusiasti di questa novità...Già,
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perché poi arriva la stampa a caratteri mobili,
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e qui la storia accelera.
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In Grecia, e poi in tutta Europa,
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la stampa fa esplodere la circolazione dei libri.
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Nasce un vero pubblico di lettori,
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anche se ci vorranno secoli perché diventi di massa.
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Ma la stampa porta anche il tema del controllo dei contenuti: chi decide
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cosa si stampa, chi legge cosa?
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Mi ricordo ancora la prima volta che ho
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visitato una tipografia storica a Milano.
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L'odore dell'inchiostro, il rumore delle macchine...
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mi ha colpito pensare a quanta potenza c'era in quelle pagine stampate.
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La stampa ha reso la conoscenza più democratica,
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ma ha anche aperto la questione del controllo,
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della censura, della libertà di espressione.
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E qui, Platone aveva già qualcosa da dire,
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vero?
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Sì, Platone nel Fedro mette in scena il dialogo tra il re Thamus
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e il dio Teuth, inventore della scrittura.
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Thamus è scettico: teme che la scrittura sia un "farmaco" per la memoria,
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ma anche un veleno, perché ci fa perdere il controllo sui nostri pensieri
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una volta che sono scritti.
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E poi, lo scritto non può rispondere alle domande,
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non può chiarire i dubbi come farebbe l'autore in persona.
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E non è solo
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una questione pedagogica, ma anche politica.
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Lo scritto "rotola dappertutto",
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può essere frainteso, usato male,
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finire in mani sbagliate.
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Platone temeva la perdita di controllo,
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ma oggi non ti sembra che ci siano delle analogie con le critiche ai
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social media?
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Cioè, la paura che i contenuti sfuggano di mano,
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che diventino virali senza controllo...Assolutamente,
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Sandra.
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È un parallelismo che torna spesso: la tecnologia che amplia la platea,
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ma riduce il controllo.
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Oggi, con i social, chiunque può pubblicare qualsiasi cosa,
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e il rischio di fraintendimenti,
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manipolazioni, o semplicemente di perdita di contesto,
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è altissimo.
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In fondo, le domande di Platone sono ancora attuali,
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solo che ora si applicano a TikTok invece che alle tavolette di cera!
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E
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qui entra in gioco la Media Literacy,
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che nel libro viene definita come la capacità critica verso i media.
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Non basta più saper leggere e scrivere: bisogna anche saper "leggere"
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i media, smontare i messaggi, capire cosa c'è dietro.
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I Cultural Studies, come ci ricorda Rivoltella,
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vedono la cultura come un "whole way of life",
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un modo di vivere che include anche i media.
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Sì,
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e la Media Literacy nasce proprio per bilanciare il potere dei media
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di massa, che tendono a standardizzare comportamenti e idee.
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Analizzare un telegiornale, un film,
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persino uno spot pubblicitario,
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significa capire quali codici vengono usati,
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quali valori vengono trasmessi.
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E oggi, anche un meme virale può riflettere relazioni di potere: pensiamo
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a come certi meme rafforzano stereotipi o,
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al contrario, li mettono in discussione.
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Esatto,
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e come dicevi tu, la Media Literacy ha una vocazione "dietrologica",
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va a vedere cosa c'è dietro lo schermo.
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Non si tratta solo di consumare passivamente,
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ma di essere cittadini consapevoli,
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capaci di resistere ai tentativi di manipolazione.
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E questo ci porta dritti al tema dei social media e della responsabilità
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individuale.
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Con i social media,
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la responsabilità si sposta: non è più solo questione di ricezione critica,
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ma anche di produzione responsabile dei contenuti.
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Ognuno di noi è, in un certo senso,
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un piccolo editore.
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Ricordo una discussione con i miei studenti sull'uso di TikTok: alcuni
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dicevano "ma tanto è solo per divertirsi",
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altri invece erano molto consapevoli del fatto che ogni video pubblicato
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può avere conseguenze, anche impreviste.
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E qui la responsabilità è davvero
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condivisa: tra utenti, che devono riflettere prima di pubblicare,
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e piattaforme, che dovrebbero garantire un ambiente sicuro e trasparente.
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Ma non è facile, perché la velocità e la viralità dei social spesso superano
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qualsiasi tentativo di controllo.
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Eppure, come dicevamo anche nella scorsa puntata,
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la competenza digitale oggi è fondamentale per la cittadinanza attiva.
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E
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qui arriviamo al cuore del capitolo: dalla literacy tradizionale alle
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New Literacies digitali e multimediali.
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La teoria della Multiliteracy,
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proposta dal New London Group,
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ci invita a sviluppare competenze trasversali,
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capaci di attraversare diversi linguaggi,
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culture e tecnologie.
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Non basta più saper leggere e scrivere: bisogna saper navigare tra testi,
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immagini, video, reti sociali,
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ambienti digitali.
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Sì, e la domanda che ci lascia Rivoltella è proprio
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questa: quali strategie didattiche sono più efficaci per sviluppare queste
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nuove literacies?
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Non c'è una risposta unica, ma sicuramente serve un approccio
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multidisciplinare,
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come abbiamo visto anche nella puntata precedente.
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Bisogna allenare il pensiero critico,
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la creatività, la capacità di collaborare e di adattarsi ai cambiamenti.
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E
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forse, Sandra, la vera sfida è proprio questa: aiutare studenti e cittadini
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a diventare non solo consumatori,
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ma anche produttori consapevoli di significato,
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capaci di muoversi tra codici diversi e di costruire nuove forme di cittadinanza
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digitale.
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Direi che possiamo fermarci qui per oggi.
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Grazie Valentino per questa chiacchierata,
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e grazie a chi ci ha seguito!
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Nella prossima puntata continueremo il nostro viaggio nelle New Literacies,
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esplorando altri capitoli del libro di Rivoltella e Panciroli.
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Un saluto da Sandra Catellani......e da Valentino Curreri.
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Alla prossima, e buona esplorazione delle nuove literacies a tutti!

![[02] Dalla Literacy alle New Literacies: un quadro teorico ed evolutivo](https://images.beamly.com/fetch/https%3A%2F%2Fauth.jellypod.ai%2Fstorage%2Fv1%2Fobject%2Fpublic%2FCoverImages%2Forg_01K7DBDW6Z6WY8F3DV1EPJM2Z4%2Fusers%2Fuser_01K7DBDW1MF050KSA7ZE8CDR69%2FDmBGo05dQd7P4BKPmTjLq.jpg?w=365)

